Picture yourself in a boat on a river

With tangerine trees and marmalade skies

Somebody calls you, you answer quite slowly

A girl with kaleidoscope eyes

Se si pensa alla psichedelia si viene immediatamente proiettati nell’atmosfera colorata e naive del flower power anni ’60 e ’70, dove il tema delle visioni prodotte da droghe allucinogene era ampiamente trattato, in particolare in musica. Come dimenticare capolavori indiscussi del rock psichedelico come Lucy in the Sky With Diamonds dei Beatles e White Rabbit dei Jefferson Airplane? Entrambi i brani, datati 1967, sono stati ispirati dal capolavoro di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui più volte la critica ha letto riferimenti subliminali all’effetto di droghe allucinogene.

Nella canzone scritta da John Lennon venne immediatamente visto un chiaro riferimento all’LSD, che compare nell’acronimo del titolo, scritto peraltro con le lettere maiuscole. Lennon negò questa supposizione, affermando come l’ispirazione per il brano fosse scaturita da un disegno del figlio Julian, che ritraeva proprio una compagna di classe del bambino, chiamata Lucy, che fluttuava in un cielo punteggiato di diamanti. Che sia vera o meno la tesi sostenuta da Lennon, ciò che conta è come questa canzone sia strettamente legata alla temperie culturale del tempo e come l’immaginario del Carroll di Alice nel Paese delle Meraviglie e di Attraverso lo specchio abbia plasmato la poetica del leader dei Beatles.    

Un’Alice che si diverte con esperienze lisergiche è quella che troviamo in White Rabbit, dove i riferimenti a Carroll sono scopertamente esibiti:

One pill makes you larger, and one pill makes you small

And the ones that mother gives you, don’t do anything at all

Go ask Alice, when she’s ten feet tall   

Qui Alice diventa più grande o più piccola dopo aver assunto delle pilloline, insegue conigli, chiacchiera con un bruco fumatore di narghilè e mangia funghi che le ottenebrano la mente; è quindi un calco quasi perfetto del personaggio di Carroll, a cui vene però data una sfumatura più marcatamente provocatoria, che l’innocente e ingenua bambina nel racconto non aveva.

Il saggio del 1954 di Aldous Huxley Le porte della percezione, seguito da Paradiso e Inferno, è un trattato sugli effetti della mescalina. Testo letto e amato da Jim Morrison, che ne fece derivare il nome della sua band The Doors, nasce dai ricordi dello stesso Huxley sulla sua personale esperienza con la mescalina. Ad una prima parte in cui vengono descritte le sensazioni provate dall’autore dopo l’assunzione della droga, come la percezione più vivida dei colori, segue una trattazione scientifica sul principio attivo della sostanza. Huxley parla dell’assunzione di mescalina come di un’esperienza mistica, quasi un rituale sciamanico in grado di aprire le “porte della percezione”, trasportando la mente in una realtà altra, al di là del mondo percepito. 

Se si pensa ad una pubblicazione più recente, Il romanzo del 1983 La regina degli scacchi di Walter Tevis, che ha ottenuto la fama grazie all’omonima serie di Netflix, intreccia la storia personale della campionessa di scacchi Beth Harmon alla sua dipendenza da alcol e psicofarmaci. Accostatasi al gioco degli scacchi per evadere dalla solitudine dell’orfanotrofio in cui si trova a vivere, Beth piano piano riesce ad affermarsi in un settore quanto mai competitivo e dominato dagli uomini, ma deve affrontare anche la dipendenza da sostanze stupefacenti che, pur stimolando la sua mente nel trovare mosse vincenti, rischiano più volte di farle perdere il controllo sulla propria vita. Un romanzo biografico quanto mai avvincente, ambientato in un’America dal sapore anni ’50.      

Tornando alla pura psichedelia, non si può che concludere se non citando il caro vecchio Ghiro di White Rabbit:

Remember what the Dormouse said

Feed your head, feed your head 

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