Parliamo oggi di letteratura ergodica, questa tanto misteriosa quanto affascinante sconosciuta.  

Partendo dal temine, che deriva dai vocaboli greci Ergon – “lavoro”, e Hodos – “percorso”, possiamo cercare di darne una prima definizione considerandola come quel tipo di letteratura che unisce il libro, in quanto supporto cartaceo, all’ipertesto; si tratta quindi di un tipo di letteratura che richiede al lettore uno sforzo fisico e mentale superiore a quello richiesto, solitamente, dalla letteratura “canonica”. 

La prima vera definizione di letteratura ergodica si deve a Espen J. Aarseth, docente di Games Studies presso l’Università di Copenhagen, che nel libro Cybertext – Perspectives on ergodic literature scrive: «Nella letteratura ergodica sforzi non superficiali sono richiesti per permettere al lettore di attraversare il testo». Per fare in modo che tale concetto abbia senso, lo studioso ritiene che «debba esserci anche della letteratura non-ergodica, nella quale lo sforzo richiesto per la lettura del testo è superficiale, senza responsabilità extra-neomatiche a carico del lettore, fatta eccezione per il movimento dell’occhio e l’occasionale o arbitrario voltare delle pagine». 

Addentrarsi nella lettura di un siffatto libro rappresenta, quindi, un’esperienza nuova per il lettore, dal momento che è chiamato a partecipare attivamente; attraverso il layout o la tipografia, infatti, si presentano al lettore parole scritte dal basso verso l’alto, intere righe cancellate, riquadri con storie parallele, pagine che bisogna leggere da angolazioni diverse, tutto per trovare la “chiave” che permette di decifrare il libro. 

Tra i libri più famosi che rappresentano questo particolare genere letterario possiamo ricordare i Calligrammi di Guillame Apollinaire, dove le parole che compongono un componimento poetico sono sparse sulla pagina al fine di creare una figura,

calligramme-apollinaire

Composizione N.1 di Marc Saporta o l’ormai noto per i nostri lettori, Casa di foglie di Mark Danielwski (potete trovare la recensione qui).

Sperando di aver stuzzicato la vostra curiosità non ci resta che augurare a tutti voi una buona lettura, meglio ancora: buona avventura!


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