Qualsiasi cosa abbia tracciato il percorso del mio passato, quella notte era abbastanza forte da attirarmi oltre tutte quelle presenze addormentate, nascoste ai vivi, al sicuro dietro porte massicce, e condurmi in fondo al corridoio, davanti all’ultima porta sulla sinistra, una porta normale si sarebbe detto, ma che in realtà si apriva sul regno dei morti.

Permettetemi una domanda, carissimi amanti del thriller e no… Poniamo come dato A che vi siate trasferiti con la vostra famiglia in una nuova casa. Pochi giorni dopo il vostro arrivo vi siete resi conto che la casa in questione è particolare, o meglio, è illogica, dal momento che le misure esterne non corrispondo a quelle interne; poniamo poi come dato B che ad un certo punto compaia nel soggiorno una porta che, ovviamente, prima non c’era, e che questa porta conduca lungo un corridoio lungo, freddo e buio… ecco allora, dato tutto questo, ditemi, cari lettori: voi quella porta l’avreste varcata?
Ma andiamo con ordine.

Era il 2005 quando veniva pubblicato per la prima volta, in Italia, per la casa editrice Mondadori, Casa di Foglie di Z. Danielewski, libro che si caratterizza, fin dagli inizi, come la perfetta fusione tra due generi: thriller e letteratura ergodica (genere letterario che unisce il libro cartaceo all’ipertesto). Andato esaurito, diventò un libro introvabile finché, nel 2019, la casa editrice 66thA2nd ne pubblica una nuova edizione. Il libro è particolarmente pesante e, inutile non ammetterlo, piuttosto costoso rispetto a un qualsiasi altro romanzo. Date queste premesse vediamo, più nel dettaglio, di cosa si tratta.
Casa di foglie è costruito su più livelli, e al primo livello abbiamo il nostro narratore principale: Johnny Truant. Johnny è un venticinquenne americano che lavora in uno studio di tatuaggi e che vive folli notti in cui a farla da padrone sono alcool e droghe varie. Una notte il nostro narratore viene chiamato dal suo amico Lude che ha trovato il corpo del suo anziano vicino, barricato in casa, con le finestre inchiodate e con una straordinaria quantità di scritti su un argomento bizzarro: La versione di Navidson. Addentrandosi nella lettura degli scritti di Zampanò, Jhonny inizia il suo viaggio verso la totale follia. Si direbbe, a ragione, che sia tutt’altro che affidabile come narratore, dato che la maggior parte delle volte lui stesso ci dice di essere strafatto, ma, man mano che si addentra più profondamente nella narrazione, si nota come l’ossessione di Johnny diventi molto più precisa.
Ma vi starete chiedendo… e adesso chi è ‘sto Zampanò?
Vado subito a spiegarvelo. Zampanò è un vecchietto solo e cieco, che entra nella storia già morto. Quello che sappiamo di lui lo estrapoliamo dai racconti delle ragazze che leggevano e scrivevano per lui, che raccontano a Johnny pezzi della storia. Scopriamo che è una persona sola, che ama la compagnia femminile e che è ossessionato e reso folle dalla casa di Ash Tree Lane. Per Zampanò l’oscurità che lo attanagliava non era più naturale, dovuta solamente alla sua condizione di non vedente, ma era diventata qualcosa di più; viveva in un costante stato di allerta come se sapesse che accanto a lui, nell’oscurità, c’era qualcuno ad osservarlo e ad attendere.
Eccoci allora arrivati alla famosa casa. La casa di Ash Tree Lane doveva rappresentare un nuovo inizio per i coniugi Navidson, Will e Karen: loro intento era quello di riunire la famiglia e di crescere i due figli con amore, o almeno questa era l’idea del docu-film La versione di Navidson, in cui il fotografo voleva riprendere la vita della famiglia nella nuova casa. Le cose sembrerebbero andare bene, all’inizio, ma un giorno nel salotto spunta una nuova porta. Aprendola si trovano davanti ad un nuovo corridoio, inesistente prima di allora, le cui misure non corrispondono a quelle della casa. Ha così inizio l’esplorazione di questo nuovo ambiente, e ci troviamo catapultati in un vero e proprio labirinto, di quelli tra i più spaventosi, perché i corridoi bui e freddi hanno la capacità di cambiare a loro piacimento. Tutto questo porterà la famiglia ad allontanarsi di nuovo, perché Will troverà nella casa la sua ossessione definitiva.

Ma quindi voi cosa leggete?
Casa di foglie è, sotto ogni aspetto, il libro scritto da Zampanò sul docu-film La versione di Navidson: il libro è curato da Johnny Truant. Abbiamo così il libro principale di Zampanò, le note di Johnny che spiegano i punti più complessi e che ci raccontano anche della sua vita e della sua crescente follia, le appendici e alcune note dei redattori della casa editrice che ha pubblicato Casa di foglie. Il libro stesso si presenta come un labirinto. Quando iniziamo l’esplorazione della casa notiamo che le parole vengono disposte sulla pagina in maniera diversa, ma nonostante l’ausilio di colori diversi (nero, rosso e blu) il lettore si perde nel testo come se il testo stesso fosse la casa.
Bisogna risolvere enigmi, messaggi cifrati, note mancanti, bisogna capovolgere il libro, bisogna andare avanti e poi tornare indietro.
Un labirinto di parole che disorienta il lettore, tanto che, mentre la casa prende i suoi abitanti, il libro prende noi e siamo tutti persi, insieme.

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