L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità.

È davvero unico lo stile di Emanuele Trevi, che con Due vite (edito per Neri Pozza) vince il Premio Strega di quest’anno. Uno stile leggero ma poetico, capace con grande maestria di ritrarre due amici prematuramente scomparsi senza scadere in santificazioni post mortem.
Di Rocco e Pia vengono raccontati anche gli aspetti più crudi e contraddittori, anche e soprattutto in relazione all’autore, che è anche uno dei lati di questa triade unita dall’amore per la scrittura.
La morte fa da sfondo a questo memoir che nasce in primis dalla necessità di non dimenticare, non dimenticare che Pia e Rocco non sono stati solo di passaggio, ma hanno lasciato un segno – grafico, con le opere che hanno regalato i lettori, e vivido nel cuore e nell’animo dell’autore che li celebra.
Il lettore rimane investito dalla dolcezza dei ricordi del sopravvissuto: nel sottotesto si sente un po’ la difficoltà di essere rimasto l’ultimo tra loro ed è forse questa la vera spinta narrativa, la necessità di unire ricordi ed emozioni legate a chi purtroppo ci siamo lasciati indietro e capace però di allungarne l’eredità.
Sembra quasi che non si possa scindere le due persone dai loro successi o insuccessi intellettuali. Pia e Rocco sono anche e soprattutto quello che hanno scritto, ed Emanuele Trevi è il tramite che permette loro di ergersi a personaggi e, in questo modo, non morire mai davvero.
Trevi, con questo libro, ha voluto creare una pietra tombale impossibile da erodere. Il tempo, per Rocco e per Pia, si ferma alle parole che sono state loro dedicate. È un regalo, un presente per chi non potrà mai più approdare ad un futuro. E noi lettori siamo i testimoni di questa dolcissima manipolazione del tempo.

A volte, mentre scrivo, mi sembra di procedere in mezzo a una folla di ricordi che chiedono attenzione come gente che tende la mano sperando in un’elemosina.

Di sicuro Trevi, con Due vite, rivede il genere memorialistico, facendone in primis uno scrigno di stile impeccabile, misurato nei toni, nelle parole e anche – forse soprattutto – nei ricordi.

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