Cantami, o Diva,  del pelide Achille

l’ira funesta

Vi siete mai chiesti se esista un’epica della contemporaneità?

Se si parla di epica è inevitabile pensare ai grandi poemi del mondo antico, Iliade, Odissea ed Eneide, che sono le opere fondatrici del genere, oppure ai poemi epico cavallereschi come la Chanson de Roland, l’Orlando furioso e la Gerusalemme liberata che, nel Medioevo e in Età Moderna, ne riprendono e ne fanno perdurare i fasti. Quest’epica propriamente detta, in particolare quella omerica e virgiliana, ha delle caratteristiche strutturali e stilistiche imprescindibili, che fissano i canoni del genere. Un poema deve essere rigorosamente scritto in versi, nell’antichità in esametri,  e iniziare  necessariamente con un proemio che contenga l’invocazione alla musa e l’esposizione della materia oggetto della narrazione. La nascita dell’epica nel contesto della tradizione orale ha fatto sì che nel genere proliferassero patronimici, epiteti e versi formulari, ripetizioni necessarie a far ricordare con più facilità ad aedi e rapsodi i testi da recitare a memoria. Come dimenticare il piè veloce Achille, l’astuto Ulisse e il pio Enea?

Se in Età Contemporanea non si scrivono più poemi con queste caratteristiche, si possono tuttavia incontrare delle narrazioni definibili epiche, se si considera l’epos nel suo essere racconto delle gesta di un singolo eroe o di un popolo.

Considerando il proliferare di romanzi storici che ha interessato l’Ottocento, molti di questi possono essere accostati all’epica per il loro ampio afflato narrativo e celebrativo. Tolstoj stesso paragonava Guerra e pace alle grandi narrazioni omeriche, non a torto se si pensa come l’opera sia l’epopea delle nobili famiglie dei Bolkonskij e dei Rostov, nell’epoca delle guerre napoleoniche e della fondazione delle prime società massoniche in Russia. Altri tratti propriamente epici sono l’incidenza che l’autore attribuisce al fato nel determinare le sorti dei suoi personaggi, quasi dovessero rispondere ad una volontà predeterminata, e le frequenti e ampie digressioni su storia, storiografia, filosofia e scienze, volte a creare un quadro d’ambiente quanto mai denso e complesso.

Spostandoci nella Francia della Restaurazione post-napoleonica, si può vedere un tono epico ne I miserabili di Victor Hugo. Nella narrazione delle tragiche vicende di reietti relegati ai margini della società francese, il vero eroe è il popolo, perseguitato, escluso, affamato, ma santificato dal suo autore. Il racconto accorato delle tristi vicissitudini dell’ex galeotto Jean Valjean, della passionale Fantine e della piccola Cosette si interseca con le trame più stratificate della Storia, dando vita ad un affresco più ampio, che si fa epos nazionale per la Francia.  

Il tanto contestato Via col vento è l’epos della guerra di secessione americana, vista dalla prospettiva dei sudisti. Le inquietudini sentimentali e la crescita della capricciosa e volubile Rossella O’Hara si snodano nella Georgia di fine Ottocento, in cui infuria la guerra civile. Se il romanzo della Mitchell è stato spesso oggetto di critiche per il punto di vista opinabile che adotta, Via col vento rimane un romanzo cardine della letteratura americana, non solo per il suo indiscusso valore, ma anche perché tratta temi centrali per la storia degli Stati Uniti.  

Un romanzo che può essere invece accostato all’epica per lo stile di scrittura è Teresa Batista stanca di guerra, dello scrittore brasiliano Jorge Amado. Il narratore agisce qui con il talento affabulatorio di un cantastorie per raccontare la storia della sua eroina, la bellissima e appassionata Teresa Batista, costretta dalle avversità della vita a prostituirsi. Questa donna forte e tenace saprà riscattarsi e, nei bassifondi di Bahia, diventerà guida e modello per tutte quelle donne che, come lei, sono state spesso vittime di una società patriarcale meschina e corrotta. 

Chissà per quanti altri esempi di eroismo Calliope potrà essere invocata.

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