Davanti al pregiudizio alzare la posta: meglio tacere? Lo sapranno anche i muri.

Meglio tacere? Quante volte ci troviamo tra le mani una storia, magari non nostra o magari sì, che sentiamo di dover raccontare. Quante volte ci chiediamo, come scrittori o come appassionati, se valga effettivamente la pena raccontarla, se è davvero interessante per un pubblico come lo è per noi… Meglio tacere? Mai. La paura di non riuscire effettivamente a rendere giustizia a una storia – lo stile, il punto di vista, la caratterizzazione dei personaggi – non può precluderci la possibilità di raccontarci. Di certo non ha fermato Jonathan Bazzi che con Febbre ci permette di entrare nei meandri più profondi e privati della sua vita.
Jonathan racconta di quando la febbre è arrivata e non è più andata via. Poi torna indietro. Parla del suo quartiere, Rozzano, della madre e del padre, dei nonni, della sua infanzia e adolescenza. Poi torna al presente, in un’altalena di emozioni.
Jonathan racconta un passato che sembra tremendo e di un presente che non sembra niente male, fino alla comparsa della febbre. A quel punto il dramma passato si intreccia con il dramma presente. Per tanto tempo il non sapere fa impazzire, lo rende ansioso e incapace di vedere una via di fuga. Fino a quando non arriva effettivamente la via di fuga, quella della consapevolezza: Jonathan è sieropositivo. Finalmente c’è una diagnosi. Finalmente si riesce a domare la febbre. Solo che poi si sprofonda nuovamente nell’ignoto: non sempre la consapevolezza cresce con i mezzi per poter affrontare una nuova realtà; bisogna ricostruirsi e ricostituirsi. Jonathan ce la fa perché ha l’amore, puro e totalizzante. Ce la fa anche perché comincia a scrivere. Comincia a fare i conti con la vita quando letteralmente la mette nero su bianco, su un foglio, a favore di pubblico. Scrive per limare i pregiudizi legati a una diagnosi del genere: la strada è ancora lunga ma non è con il silenzio che si risolvono le cose, anzi. Parlare, aprirsi, scoprirsi, unire i punti di un passato che si riflette su un presente che poi inevitabilmente diventa futuro. Febbre è un libro che ricorda a tutti che dalla disperazione il più delle volte nascono le occasioni migliori. Ricorda a tutti noi che tacere non aiuta nessuno. Perché se la nostra storia è nostra e solo nostra, quando è stampata diventa la storia di tutti. Contro tutti.

Mi sono abituato all’idea che mi dovrei vergognare di quello che sono e ho capito che il patto velenoso su può spezzare raccontando tutto. Cosa succede? Ci si farà male? Ne varrà la pena?

Sì. Ne vale sempre la pena.

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