La Gran Vecchia morì di domenica, 26 agosto del 1900, ultimo giorno d’una settimana che era tutta stata di ferocissimo sole […]. Il giorno che morì la Gran Vecchia la luce tesa nel cielo per il gran sforzo s’era fatta bigia verso il vespero e purpurea un istante, poi nera tutt’un tratto appena caduto il sole.

Inizia con i presupposti più oscuri il libro di Massimo Bontempelli, oscuri come la morte della Gran Vecchia, così peculiare da segnare il destino di una famiglia intera. Sul letto che raccoglierà il suo ultimo respiro, la Gran Vecchia, personaggio che ci fa compagnia solo per poche pagine ma il cui ricordo e la cui presenza aleggiano per tutto il perdurare della lettura, emette la sua sentenza: tra i presenti nessuno […] morirà vecchio. E se, sulle prime, le sue parole non sembravano che un delirio, con il passare del tempo, per la precisione dopo dieci anni e due morti, ecco che sia i lettori che i protagonisti del libro si rendono conto del destino tragico che li aspetta: ad uno ad uno, a distanza di cinque anni, un componente della famiglia Medici è destinato a morire.

Bontempelli, con un’opera che è figlia del suo tempo (classe 1936), scrive un libro sostanziato di incertezza e destini segnati, della ricerca disperata di una via di fuga; Gente nel tempo è intriso di tragicità, della tragicità della morte e dell’attesa, perché in fondo Non importa morire, importa non sapere quando.

La struttura narrativa è semplice pur nell’Avanguardia: diviso in due parti, con un prologo non segnalato ma ben evidente (il primo capitolo, quello dedicato alla Gran Vecchia) e un epilogo, dedicato al superstite, cioè l’ultimo condannato a morte della famiglia Medici.
I personaggi, in balia di un destino terribile e immutabile, sembrano manichini del De Chirico, perfettamente immobili e inseriti loro malgrado in un mondo che li rigetta.

Utopia Editore ha deciso di pubblicare, con una nuova veste, un libro che solo apparentemente non ci appartiene: in un mondo incerto come il nostro anche la certezza della morte non ci sembra di nostra competenza.

Quali sono i punti di forza della scrittura che hanno spinto a rispolverare un romanzo come Gente nel tempo? Innanzitutto, nonostante la veste drammatica, il racconto di un destino inesorabile ma ineluttabile crea nel lettore una sensazione di calma pur nella suspense, di accettazione pur nella tragedia: un effetto narrativo difficilissimo da ottenere e qui conseguito con maestria; in secondo luogo un lessico così ricco e articolato rappresenta ancora oggi un tesoro di inestimabile valore.

Per tutti coloro che si vogliano cimentare con la scrittura, Gente nel tempo, con il suo uso così preciso del lessico, con la sua ricerca esatta della parola giusta per dare vita alle immagini evocate dall’autore, potrebbe rappresentare un bel banco di prova per affinare la capacità dello scrivere drammatico ma senza fronzoli, partendo proprio dalla lettura.

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