Ho sempre sentito dire che i matrimoni eccitano le donne e per la prima volta capivo perché. Si muoveva con una disinvoltura inflessibile, virile, con grande sicurezza, e mi ero ritrovata incapace di concentrarmi su qualcos’altro nella sala. Ero bagnata. Mi sentivo inadeguata, troppo calda, inspiegabilmente affamata.

Forse penserete che Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado,
pubblicato in Italia da Codice Edizioni, possa essere considerato alla stregua di un nuovo capitolo della saga del signor Grey e della sua Camera dei Segreti, e forse, non interessati all’argomento, state persino pensando di interrompere la lettura. Non fatelo! Perché quel che vi stiamo per recensire non è un romanzetto nato sulla scia del successo di Cinquanta sfumature di grigio, ma un vero e proprio elogio dell’umano e della sua terrena, tangibile bellezza.

Il libro consta di otto racconti, attraverso i quali l’autrice esplora l’universo femminile queer; bastano poche pagine per rendersi conto che non sono le donne le vere protagoniste dei racconti, bensì il loro corpo, che si ritrova in balìa di pulsioni sessuali, pensieri, gioie, ritrosie e timori.
Sono racconti che non si rispecchiano in uno specifico genere letterario -atipici, dirompenti, spesso confondono e disorientano, tanto che capita di dover retrocedere nella lettura per cercare di riprendere il filo di un gomitolo che è stato volontariamente ingarbugliato, e ben presto ci si rende conto che è cosi che deve essere, che, al contrario del finale di Lost, le domande senza risposta non infastidiscono perché una risposta non c’è e non ci deve essere.

La Machado, per mezzo di una prosa brillante, originale e audace, ci racconta di un misterioso nastro verde che non deve essere toccato, ci guida attraverso una particolare riscrittura di dodici stagioni di Law & Order, ci parla di una donna che, sola in un capanno, elenca tutti i suoi e le sue amanti, mentre fuori imperversa l’Apocalisse; facciamo persino la conoscenza di una ragazza che sente i pensieri degli attori porno.
Il filo che lega i racconti è una scrittura di eccezionale naturalezza, in cui le descrizioni dei rapporti sessuali, per lo più tra donne, risultano naturali, non forzati e mai pretestuosi, né banali.

Il suo corpo e altre feste è sensuale, emozionate, capace di creare un vortice di emozioni e sensazioni che è raro provare insieme in un solo libro: il lettore si emoziona, si spaventa, prova gioia, tristezza e una profonda malinconia allo stesso tempo, ma soprattutto, grazie alla mediazione dell’autrice, percepisce il suo corpo, può sentirlo, parlarci e, se non lo ha mai fatto prima, si ritrova a chiedergli scusa per non averci mai prestato l’attenzione che si merita.

C’è la storia di una donna che entra in travaglio quando il medico che la sta seguendo è molto stanco. C’è la storia di una donna nata troppo presto. C’è la storia di una donna il cui corpo si era aggrappato al bambino al punto che hanno dovuto farla a pezzi per staccarli. C’è la storia di una donna che aveva sentito la storia di una donna che aveva partorito dei lupacchiotti in segreto. In effetti le storie hanno questa caratteristica di scorrere insieme, come gocce di pioggia in uno stagno. Ciascuna nasce singolarmente dalle nuvole, ma una volta insieme non c’è modo di distinguerle.

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