LA FIABA
Chi non ha mai desiderato essere una bellissima principessa, costretta dall’invidia di una strega cattiva a lottare per ottenere l’amore di un affascinante principe? Oppure un povero ragazzo dalle oscure origini, che
dopo varie peripezie si troverà ad essere padrone di un regno vasto e fiorente?
Breve racconto ricco di elementi fantastici e solitamente portatore di un insegnamento morale, la fiaba è un genere letterario nato nel solco della tradizione popolare, principalmente indirizzato ai bambini e tramandato oralmente ai suoi albori. Proprio questa modalità narrativa ha fatto sì che nelle fiabe si presentassero degli elementi ricorrenti, che hanno assunto nel corso del tempo ruoli prototipici rendendo il genere strettamente codificato.
Le fiabe sono solitamente ambientate in uno spazio e in un tempo indeterminati, il cui carattere indefinito è sottolineato da espressioni ricorrenti come “C’era una volta…” o “In un regno lontano lontano…”. Questo scenario è l’ideale per il racconto di storie inverosimili, in cui appaiono fate, maghi, streghe, creature fantastiche e dove si dispiegano le forze della natura e della magia. Il manicheismo morale che permea le
fiabe porta alla costruzione di personaggi con ruoli ben definiti e all’apoteosi finale con la vittoria del bene e la sconfitta del male, che si concretizza solitamente con il raggiungimento dell’obiettivo dell’eroe. Nelle fiabe troveremo sempre fanciulle buone, povere e indifese, spesso contrastate da una matrigna cattiva, ma che sul finale riusciranno a coronare il loro sogno d’amore con un principe senza macchia e senza paura.
L’intento morale presente nelle fiabe è solitamente sotteso alla vicenda, a differenza di quanto accade nelle favole, dove è scopertamente esibito. Proprio questa struttura così rigidamente determinata è stata indagata da Propp nel suo noto saggio Morfologia della fiaba (1928), che si inserisce nell’ambito del formalismo russo. Studiando le fiabe del folklore russo, Propp osserva come vi siano temi e personaggi ricorrenti, che egli schematizza in trentuno funzioni, ovvero azioni ricorrenti, e sette personaggi tipo (antagonista, donatore, aiutante magico, principessa e suo padre il re, mandante, eroe e falso eroe).
Pensando alle fiabe affiorano alla memoria nomi di autori famosi. Alcuni di questi scrittori si sono dedicati alla raccolta di fiabe della tradizione, come Charles Perrault, I racconti di mamma l’Oca (fine ‘600), Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (1634-1636), i fratelli Grimm, Fiabe per bambini e famiglie (1812-1822), o più recentemente Calvino, Fiabe italiane (1954). Altri autori hanno dato invece vita a racconti originali, come Andersen, La sirenetta (1837), Collodi Le avventure di Pinocchio (1881-1883), Barrie Peter Pan (1902), Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (1865), Baum, Il meraviglioso mago di Oz (1900).
Le fiabe della tradizione fanno parte del nostro immaginario collettivo anche grazie alla trasposizione cinematografica realizzata, a partire dagli anni ‘30, dai cartoni animati di Walt Disney. I film d’animazione che hanno fatto sognare intere generazioni sono stati realizzati grazie ad un riadattamento dei racconti originali, volto soprattutto ad attenuare i particolari spesso troppo cruenti di quest’ultimi.
Biancaneve e i sette nani, lungometraggio del 1937, riprende piuttosto fedelmente la fiaba della tradizione tedesca, raccolta dai fratelli Grimm nel 1812. Si può tuttavia notare come la pellicola elimini le torture a cui
viene sottoposta la regina cattiva, costretta sul finale del racconto ad indossare un paio di scarpe incandescenti e a ballare con i nani fino alla morte, mentre nel film viene fatta morire cadendo da un dirupo. Nel cartone animato la regina chiede al cacciatore di portarle il cuore pulsante di Biancaneve, come prova dell’avvenuta uccisione della ragazza, mentre nella fiaba dei Grimm la sua attenzione è rivolta al fegato e ai polmoni della fanciulla, dei quali intende cibarsi. Un’altra discrepanza riguarda le circostanze del risveglio di Biancaneve. Mentre nel film Disney la ragazza viene salvata dal primo bacio d’amore, nel racconto dei Grimm si risveglia meno romanticamente durante il trasporto della sua bara.
Cenerentola, prima di diventare un classico della Disney nel 1950, subisce varie riscritture, fra cui le più note sono quella di Perrault e dei fratelli Grimm. Anche in questo caso la Disney interviene eliminando alcuni fra gli aspetti più crudi della storia, come l’immagine delle sorellastre che cercano di calzare la scarpetta tagliandosi i talloni e le dita dei piedi, o la punizione riservata loro nella versione dei fratelli Grimm, in cui vengono accecate da alcuni uccellini.
Certamente più luminosa è la storia de La sirenetta disneyana (1989), rispetto a quella narrata da Andersen. Mentre Ariel, pur tra varie traversie e rinunce, acquisirà forma umana e troverà il vero amore, l’eroina di Andersen sarà destinata a vedere il suo sogno infranto e a trasformarsi in una creatura dell’aria per poi attendere 300 anni di buone azioni prima di poter ottenere un’anima e volare in Paradiso.
Elementi prototipici, che in alcuni casi diventano veri e propri luoghi comuni, sono quindi alla base di questo genere narrativo che non può che terminare con la clausola più famosa al mondo:
E vissero tutti felici e contenti

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