Alla fine Jack Burdette tornò a Holt. Nessuno di noi se l’aspettava più. Erano otto anni che se n’era andato e per tutto quel tempo nessuno aveva saputo niente di lui. Persino la polizia aveva smesso di cercarlo. Avevano ricostruito i suoi movimenti fino in California, ma dopo il suo arrivo a Los Angeles se l’erano perso e a un certo punto avevano rinunciato. Quindi nell’autunno del 1985, per quanto ne sapeva, Burdette era ancora là. Era ancora in California, e noi ci eravamo quasi dimenticati di lui.

Un inizio in medias res quello con cui Kent Haruf introduce il lettore ne La strada di casa, romanzo edito negli Stati Uniti nel 1990, precedentemente quindi allaTrilogia della Pianura, ma tradotto e pubblicato in Italia solamente nel 2020 da NNEditore. Con questa opera, l’autore ci porta nell’immaginaria cittadina di Holt, in Colorado, che sarà poi lo scenario dell’intera Trilogia. Holt, tanto fittizia quanto simile a tante altre cittadine disseminate negli immensi spazi della provincia americana, si colloca in quel Nuovo Mondo dove permangono le dinamiche sociali tipiche delle piccole comunità, con le loro invidie, le loro ipocrisie e i loro pettegolezzi. Proprio la comunità di Holt sembra di tanto in tanto dare una visione corale alla vicenda di Jack Burdette, narrata in prima persona da Pat Arbuckle, suo amico di vecchia data e direttore del giornale locale. Dalla misteriosa riapparizione di Burdette a Holt a bordo di una Cadillac rossa, prenderà avvio a ritroso la vicenda umana di quest’uomo nato e cresciuto a Holt, dapprima invidiato e acclamato dai suoi concittadini per i successi sportivi, la prestanza fisica e la sfrontatezza, ma poi condannato per le derive assunte dalla sua condotta morale. Un ritorno quanto mai inatteso, dal momento che gli abitanti di Holt hanno dei conti in sospeso con lui, ma la cui ragione riconfermerà l’indole brutale e accentratrice di Burdette. A far da contraltare a questa figura di villain è la moglie di Burdette, Jessie, una forestiera che, arrivata ad Holt, vorrà integrarsi a tal punto con la cittadina e i suoi abitanti da sottoporsi ad una sorta di percorso di espiazione per riparare alle malefatte del marito. Un sacrificio necessario per riportare la giustizia lì dove era stata violata, dove i tribunali si erano rivelati inadeguati e gli abitanti di Holt avevano ripiegato su una giustizia sommaria. Con uno stile nitido e asciutto, che presenta fatti e caratteri nella loro cruda essenzialità, senza indugiare in pause descrittive, Haruf ci mostra questa netta contrapposizione fra un personaggio maschile vile e gretto e un personaggio femminile quanto mai forte e saldo nella sua dignità e nel suo orgoglio:

La gente di Holt pensava che a quel punto avrebbe pianto. Pensavano che sarebbe crollata. Immagino fosse quello che volevano. Ma lei non lo fece. Forse aveva oltrepassato il punto in cui le lacrime di un essere umano hanno un senso, difatti girò la testa, chiuse gli occhi e dopo un po’ si addormentò.

Seguendo pagina dopo pagina il percorso di discesa e risalita di Jessie, lasciata alle spalle una breve parentesi di serenità, il lettore verrà investito dalla tensione narrativa degna di un giallo, fino a giungere ad un finale decisamente inaspettato e di forte impatto emotivo.

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