Come pensare che eravamo diventati una forma scomposta!
Come sentire che ognuno di noi era un pezzo di silenzio, il silenzio che lui ha aperto tra noi e che noi, poi, non abbiamo fatto che allargare sempre di più. Quel silenzio che c’è tra noi da allora e che non ha smesso di allontanarci, di separarci finché alla fine non ci ha reso degli estranei.       

Nel suo ultimo libro, Le omissioni, edito in Italia da La Nuova Frontiera, lo scrittore e politologo messicano Emiliano Monge delinea un particolare racconto autobiografico, che è al contempo cronaca familiare e cronaca delle peculiarità della vita in Messico.
Le omissioni, il non detto, le verità taciute e celate sono al centro della storia personale della famiglia Monge, segnata “geneticamente” dalla personalità ambigua del nonno, Carlos Monge McKey, che trasmette in maniera quasi ereditaria l’attitudine alla menzogna. Saranno infatti il figlio, Carlos Monge Sànchez, e il nipote, Emiliano, ad ereditarne l’arte della fuga e della dissimulazione.
Ma Le omissioni è anche un libro sulla violenza e sul machismo in America Latina e in Messico, su un modello di mascolinità da cui i tre personaggi del libro cercano di fuggire in vari modi, fingendo la propria morte, scappando per unirsi alla guerrilla o adottando altre vie di fuga.

Oltre alla comparsa fra le righe di piaghe cardine della storia messicana, come il narcotraffico e la guerrilla, ciò che colpisce maggiormente di questo romanzo è l’originalità con cui si intrecciano le tre voci narranti, che si rivelano in prima, seconda e terza persona.
Da un incipit in medias res, in cui il padre Carlos Monge Sànchez si confessa al figlio in un indiretto libero in seconda persona, si passa alla scrittura diaristica del nonno, Carlos Monge McKey, in prima persona, sino ad arrivare alla narrazione di Emiliano, che tira le fila della storia in terza persona. Un libro quindi di grande interesse per la tecnica scrittoria che l’autore adotta per far esprimere i suoi personaggi, riuscendo a dare a ciascuno la propria voce senza ricorrere alla mimesi del modo di parlare o pensare di tre persone differenti, ma sfruttando tre possibilità della lingua e intrecciandole insieme a dare vita a una narrazione quanto mai enigmatica, che trae forza proprio dall’indeterminatezza da cui è permeato e che caratterizza tre generazioni. 

O come quella cosa che un giorno mi hai detto tu, un sacco di anni fa: la verità è nascosta dietro mille menzogne.
Sì, quella, quell’altra: la verità è talmente preziosa che dev’essere sempre avvolta dalle menzogne.
Proprio in questo modo viveva la vita Carlos Monge McKey. È per questo, non prendertela, che a volte penso, no, non soltanto a volte, che tu abbia preso da lui.

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