Quando avevo la tua età, Brilka, mi chiedevo spesso cosa sarebbe successo se la memoria collettiva avesse trattenuto cose differenti. Se avessimo dimenticato tutte queste guerre e questi innumerevoli re, sovrani, comandanti e mercenari e nei libri avessimo letto solo di uomini che hanno costruito una casa, curato un giardino, scoperto una giraffa, descritto una nuvola, cantato la nuca di una donna. Mi chiedevo se quelli di cui era sopravvissuto il nome dovessero essere considerati i migliori, i più intelligenti, i più interessanti solo perché avevano resistito al tempo. Che ne è di quelli dimenticati?
Noi decidiamo cosa vogliamo o non vogliamo ricordare. Il tempo non ha niente a che fare con questo. Al tempo questo non interessa.

Niza si porta sulle spalle il peso di sette vite fallite: quella della bisnonna Stasia, che avrebbe voluto ballare al Bolshoi, quella della prozia Christine, la donna giusta nelle mani del Piccolo Uomo sbagliato, quella del nonno Kostja, ai vertici del partito comunista, quella della prozia Kitty, masticata e risputata come esule in Inghilterra dalla macchina omicida stalinista, quella della madre Elene, che cerca alla cieca la risposta a una domanda che non ha mai saputo porsi, quella di sua sorella Daria, attrice di talento con gli occhi di due colori che ne tradiscono le due anime, e la sua, la bambina prodigio che ha abbandonato i sogni in una tipografia di Tiblisi; Niza sa che questi sette fallimenti sono i fallimenti della sua famiglia, sì, vittima non sempre consapevole di una maledizione congenita che sembra legata a una misteriosa ricetta della cioccolata calda, ma anche e soprattutto i fallimenti della sua terra, la Georgia, la “terra del sole” che da più di cent’anni, ormai, si dimena e si dibatte ai piedi del Caucaso per trovare la propria libertà, il proprio equilibrio, e che invece passa di mano in mano, scambiata e scommessa, sacrificata agli imponenti tavoli da gioco della Russia.

In questo romanzo monumentale – L’ottava vita (per Brilka), edito per Marsilio, conta più di mille pagine – Nino Haratischwili, giovane scrittrice georgiana, ripercorre un secolo di storia del suo paese, cercando d’interpretarne i fasti e le sofferenze alla luce della storia che importa più di tutte le altre: quella personale, quella che ci ha portato a essere ciò che siamo, nel bene e nel male; le tare genetiche degli avi si sovrappongono sempre più fitte e solo raccontarle, metterle nero su bianco in un atto d’amore assoluto – sondare la propria sofferenza e dipanarla, affrontare i demoni e spiegarli, metterli in ordine davanti agli occhi di Brilka, la nipote troppo giovane per essere già così com’è, alla disperata ricerca di un senso – può valere il riscatto di sette generazioni e regalare a Brilka una nuova vita, l’ottava vita che non ha più bisogno di interrogarsi su ciò che è stato ma che si può permettere di ripartire da zero, di voltare pagina, di smetterla di guardarsi indietro, perché la memoria è salva e ora resta solo da scrivere qualcosa di nuovo.

Una saga familiare intensa, raccontata con un linguaggio modulato di volta in volta in base alle necessità narrative: scarno ed essenziale nei momenti più dolorosi (come quando la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori del regime stalinista si incontrano in un nodo indicibile di orrore), introspettivo e lirico quando prova a sondare il mistero dell’esistenza dei protagonisti, interpretati dagli occhi di una figlia che, come tutti i figli, fatica a distinguere l’uomo e la donna che stanno dietro alle figure ancestrali di madre e padre; talvolta rinuncia a spiegarli, quando togliere i veli diventerebbe un azzardo, e così li vediamo semplicemente sfilare, ripetere i gesti per i quali sono stati tramandati nelle storie di famiglia all’infinito, incastonati per sempre sullo sfondo di vicende storiche che forse hanno dato loro il senso o forse l’hanno sottratto, ma che ne hanno comunque consacrato la vita per quello che è: un appassionato, estremo e fugace volo d’uccello.

Perché gli uccelli non cadono dal cielo, quando muoiono? Non si può morire con le ali spiegate?

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