Sul serio? Mi chiedi chi sono? E pensare che tu stesso mi hai detto che pensi a me tutti i giorni. Sono… come l’hai definita… Ah, sì, la tua ossessione.

Dieci anni dopo il successo editoriale ottenuto con La psichiatra, Wulf Dorn torna con un nuovo, attesissimo thriller: L’ossessione, edito per Corbaccio.

Il thriller si pone, in realtà, come diretto proseguimento di due romanzi: da una parte abbiamo, appunto, La psichiatra, in cui Ellen, la giovane dottoressa protagonista, si ritrova a indagare, insieme al collega Mark Behrendt, sulla misteriosa scomparsa di una paziente e, così facendo, si ritroverà ad affrontare le sue peggiori paure; dall’altra
abbiamo, invece, Phobia, in cui ritroviamo solamente Mark ad indagare su uno sconosciuto che minaccia la famiglia di un’amica.

Ne L’ossessione vediamo quindi i nostri protagonisti ricongiungersi per dare la caccia, in una paurosa corsa contro il tempo, a un efferato pluriomicida in cerca di una tanto attesa vendetta privata.

Iniziamo col dire che non è necessario conoscere i libri precedenti per avventurarsi in questa lettura: l’autore infatti ripercorre in maniera esaustiva gli antefatti, permettendo così una fruizione chiara della storia.

L’ossessione di Wulf Dorn è un thriller intenso, coinvolgente e inquietante. La trama e i personaggi sono ben delineati ed emergono in tutta la loro umanità. Più si addentrano nell’oscurità della psiche umana e più si ritrovano a dover combattere contro le loro paure e contro i loro più segreti istinti.
Quello che rende la trama a tratti inquietante deriva, probabilmente, dal fatto che anche in questo capitolo della storia la psiche umana gioca un ruolo fondamentale.
Particolarmente apprezzato anche l’utilizzo della suspence: Dorn riesce a depistare il lettore dall’inizio del romanzo fino al tanto atteso finale che, fortunatamente, non è per nulla scontato.

L’epilogo sembrerebbe conclusivo ma, nei ringraziamenti, l’autore mette la pulce nell’orecchio al lettore.
Che la storia non sia ancora finita del tutto? Speriamo solo di non dover aspettare altri dieci anni per scoprirlo.

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