Rosabelle, rispondi, parla, ti prego, rispondi, guarda, parla, rispondi, rispondi, parla.

Ci troviamo a Bologna e, trotterellando per il centro città, capitiamo in una vietta nascosta, quasi invisibile ai più; una via che non sembra avere nulla di interessante senonché, improvvisamente, qualcosa attira la nostra attenzione: una piccola libreria, chiamata “La boutique del mistero”, si è materializzata davanti ai nostri occhi e, da appassionate lettrici, non possiamo esimerci dell’entrare. Varchiamo la porta e troviamo ad accoglierci il libraio, nonché proprietario della libreria, Vilo Vulcano. Il buon Vilo ci informa subito che la sua non è una libreria come tutte le altre: da lui, infatti, non troveremo mai i classici bestseller che vendono milioni di copie, ma è sicuramente il posto più adatto per trovare un libro semi sconosciuto pubblicato da una piccola casa editrice indipendente.
Va da sé che la clientela del negozio è piuttosto limitata…
Per questo Vilo decide di unire alla sua profonda passione per la lettura quella per il crimine: il suo secondo “lavoro” è infatti quello del detective.

Le sue giornate proseguono nella noia più profonda fino al giorno in cui una bellissima ragazza, di nome Zelda Versalico, varca le porte della “Boutique” implorando il libraio/detective di risolvere il caso del fratello illusionista, per la precisione escapologo, trovato morto dopo essersi murato vivo per tentare di battere la sua acerrima rivale Prisma.

Le storie di detective iniziano sempre così: con una bella ragazza che ti entra in ufficio, ti assume per risolvere un caso e ti caccia nei guai. La storia del mago murato vivo non aveva fatto eccezione.

Sembrerebbe un caso semplice da risolvere – la morte parrebbe essere sopraggiunta per l’errore di un mago inesperto -, ma scopriremo che dietro c’è molto di più….

In Prisma, edito per la Tea Libri, Gianluca Morozzi porta avanti una narrazione brillante e ironica. La lettura scorre rapidamente e piacevolmente anche grazie a frasi brevi e capitoli corti, tanto che, nel giro di poche ore, ti ritrovi alla fine della storia.
La vicenda, poi, è narrata in prima persona: è Vilo che ci mostra tutti gli avvenimenti, che ci guida attraverso una Bologna al limite del surreale, che ci accompagna verso la risoluzione del caso e noi, da bravi lettori, non possiamo fare a meno di farci condurre, anzi arriviamo alla fine con la voglia di seguirlo presto in altre mirabolanti avventure.
L’autore ci presenta personaggi stravaganti, come l’Orrido – il nostro Watson versione motociclista, metallaro, latin lover e amante dei libri di nicchia -, ma anche Vilo, in cui regna sempre il conflitto tra la sua esteriorità apparentemente normale e il suo privato psicologicamente e fisicamente turbolento.
Insomma, una lettura che consigliamo a tutti: raramente capita di divertirsi leggendo un thriller

prisma

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