La storia raccontata in questo libro è realmente accaduta.

È proprio la sua natura cronachistica a rendere La città dei vivi un libro tremendo: tremendo perché racconta fatti talmente atroci da sembrare fantascienza, tremendo perché, a tratti, il lettore cerca quasi di darsi una spiegazione che possa sfociare nella fantascienza o nell’onirico.
Ma di spiegazioni fantascientifiche o oniriche non ce ne sono: il libro di Lagioia è un incubo, da cui però non possiamo svegliarci.

Il pregio de La città dei vivi, edito da Einaudi, oltre alla sua prosa chiara e asciutta, al suo lessico senza fronzoli, alla sua struttura solida, è che racconta il male senza mai scadere in un giudizio: l’autore, infatti, è in grado di raccontare i fatti per quello che sono, riportando pensieri, parole e azioni ontologicamente ed evidentemente tragici; non c’è quindi necessità di guidarne l’interpretazione – il lettore è in grado di farlo benissimo da solo, semplicemente scorrendo le pagine del libro.
Entrare in contatto con un malessere così intimo che riflette forse un malessere familiare che a sua volta riflette un malessere cittadino mette a disagio, scombussola. Ci si sente impotenti di fronte a fatti tanto laceranti: un omicidio efferato e senza un reale movente se non l’incapacità di mettere in equilibrio la vita che si sta vivendo con la città in cui si sta vivendo con la famiglia con la quale si sta vivendo.
L’omicidio di Luca Varani non ha una spiegazione contingente.
Ha le sue radici piantate in profondità, radici che Lagioia è in grado di divellere, portando in superficie ore di torture in un appartamento squallido, epilogo di interi giorni di eccessi, di bagordi e di perversioni sessuali. È il male a emergere, prorompente, dalle sue parole. I morti parlano e i vivi sopravvivono. I morti, nella città dei vivi, dettano ancora legge. Nella città eterna, ciò che è perpetuo è il rimorso di non aver fatto di più. Di più per Manuel Foffo. Di più per Marco Prato. E soprattutto, di più per Luca Varani.

Qual era il compito dei vivi, se i morti avevano mancato il proprio?

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