Avete mai provato a scrivere qualcosa di veramente divertente? Sapete quali sono le differenze fra comico e umoristico?

Nel saggio L’umorismo, del 1908, Pirandello afferma che l’umorismo è il “sentimento del contrario”. Mentre il comico, suscitando risate spontanee, ha la finalità di divertire il lettore, l’umorismo non si limita a destare ilarità, ma induce il lettore a riflettere sulle cause profonde della situazione presentata. È il classico esempio pirandelliano della donna ormai in là con gli anni, vestita e imbellettata come una ragazzina. Se a primo acchito ciò desta il riso, quando invece si comprende come questa mise sia stata adottata per mascherare l’età, e magari per piacere ad un compagno più giovane, l’ilarità lascia il posto ad un senso di compassione, che rovescia il processo mentale che stava portando a ridere.

Il mezzo grazie al quale viene attuato questo rovesciamento è l’ironia, che libera la vera condizione di un individuo dalle maschere dietro alle quali si nasconde e denuncia le storture della società. Un altro autore di romanzi umoristici è Guareschi che, narrando la rivalità fra il parroco Don Camillo e il sindaco comunista Peppone, riflette sulla situazione politica di un piccolo paese nell’Italia rurale del dopoguerra. 

Il romanzo comico, di cui si può trovare un iniziatore nel Boccaccio delle novelle burlesche del Decameron, affonda le sue radici nella commedia greca, dove il riso veniva suscitato da situazioni rocambolesche e paradossali. Gli artifici letterari e le figure retoriche di cui fa uso il comico sono in particolare la metafora, l’antifrasi, il sarcasmo, la reticenza, l’equivoco, il fraintendimento e il doppio senso, veicolati da un linguaggio realistico, diretto, ricco di battute concise ed espressioni concrete.   

Si può inoltre considerare la satira, che condivide diversi aspetti con il comico e l’umoristico, in particolare per ciò che riguarda le tecniche espressive adottate, ma che è principalmente volta a trattare tematiche politiche e religiose, avendo spesso come protagonisti personaggi pubblici. Genere d’origine latina, come diceva il buon Quintiliano («Satura quidem tota nostra est»), la satira è presente nell’opera di Dante, Petrarca e Boccaccio, nonché di Ariosto.

Durante l’Illuminismo la satira ebbe un notevole impiego, basti ricordare Candido di Voltaire, Lettere persiane di Montesquieu, Il Giorno di Parini e le satire di Alfieri. Nel novecento in Italia si diffusero diverse riviste satiriche, come il Marc’Aurelio e il Bertoldo.

Oggi, con il progressivo disgregamento del canone fisso dei generi letterari, la satira tende ad essere accostata a forme di umorismo e comicità e a far uso di Internet e dei nuovi media per la sua diffusione.

Siete pronti a trovare tutto il sense of humor che c’è in voi?      

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