Da dove nasce il nome della Galleria? Personalmente, le nuvole hanno rievocato in me subito il cortometraggio di Pasolini con Modugno, un mondo nel caos che guarda il cielo e sogna.

“Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo”… il nome La Nuvola è stato pensato come omaggio a Tano Festa, artista emblematico della triade della Seconda Scuola Romana, insieme a Mario Schifano e Franco Angeli. Ricorrente nella sua produzione è un cielo tratteggiato da nuvole materiche, estrapolate da un paesaggio o dalle persiane di una finestra. È un’icona impalpabile e immediatamente riconoscibile che richiama, da un lato, un periodo storico preciso, compreso tra gli anni Sessanta e Settanta, riguardo il quale siamo specializzati; dall’altro uno sguardo che aleggia sulla contemporaneità e, come essa, è in continuo movimento, assume con levità forme e sembianze diverse.

Sei molto giovane e hai deciso di aprire una Galleria, quali radici ha questa scelta?

La Galleria affonda le radici alla fine degli anni Novanta, con la fondazione da parte di mio padre, Fabio Falsaperla, in uno dei cortili più rappresentativi di Via Margutta, a metà tra la scenografia del film Vacanze Romane di William Wyler e una romanità che sembrerebbe rimanere invariata. L’idea attuale è quella di creare, sotto la mia direzione, un nuovo polo artistico che ne assecondi le varie manifestazioni, comprendendo, oltre alla tela, l’installazione, la video-arte e la performance, aprendosi a nuove scelte espositive fino all’intrecciarsi con altre discipline. La scelta sta nel fornire, nel contesto di una via che trattiene il fervore vissuto, un respiro legato sì all’arte italiana ma anche a un contesto internazionale, sempre in continuo ascolto del più veloce “mezzo di trasporto” che è la tecnologia.

La nostra rivista ama profondamente l’arte e crediamo ci sia molto “arrosto” anche nel tuo operato: cosa pensi dell’arte e il suo apporto al quotidiano?

Ritengo che l’arte sia, storicamente, l’esempio visivo ed espressivo dell’uomo sulla terra. Essa si manifesta nel quotidiano come potenza che testimonia il cambiamento e anche le costanti che ci circondano. Penso che, in questo come in altri campi, oggi si stia interiorizzando un atteggiamento più inclusivo, quasi corale, verso la sostenibilità ambientale e una maggiore partecipazione del pubblico, dal vivo e dal digitale.

Quali sono le mostre che hai in programma per la prossima stagione, e con quale criterio ti muovi nel mare in tempesta che può essere questo mondo?

Intendo creare un dialogo alternato tra tutta l’arte della Scuola di Piazza del Popolo, del Gruppo Forma 1 e dell’Arte Povera con quella più odierna, affrontando tematiche attuali, proponendo ricerche nuove da un punto di vista storico-artistico e raffinate sperimentazioni. Ho iniziato a intessere collaborazioni con organizzazioni, quale la Food and Agricolture Organization (FAO), nel caso della nostra mostra inaugurale curata da Alberto Dambruoso e dedicata a un artista museale come Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968). Vorrei proseguire creando possibili congiunzioni con enti e fondazioni, per attuare nuove forme di connessione e informazione.

La tua Galleria sarà uno spazio elitario in cui elevarsi o la consideri più un posto sicuro in cui ogni artista può rifugiarsi ed essere ben accolto?

Entrambe le cose. Il target della Galleria, suggerito dal nostro logo, delinea con simboli il carattere che ci denota e contraddistingue, verso un dualismo che guarda proprio a quello che dici: mantenere la propria firma storica, legata all’affidabilità e alla ricercatezza, e seguire simbioticamente, quasi intimamente, il lavoro degli artisti contemporanei. Vorrei dare forma a uno spazio culturale in cui ospitare rappresentazioni e conversazioni che coinvolgano critici, storici e artisti.

Visita qui il sito della Galleria La Nuvola.


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