Racconta con focalizzazione interna e narratore in terza persona quel che accade al tuo personaggio quando riceve dal corriere un pacco inaspettato…

Edna si chiedeva come facessero i corrieri a sapere sempre quale fosse il momento meno indicato per suonare il citofono.

Riuscivano costantemente a sorprenderti in situazioni in cui ti era impossibile fisicamente andare alla porta! O perché ti trovavi in bagno in preda ad un attacco di dissenteria acuta, o un enorme calabrone era appena entrato dalla finestra e naturalmente dovevi chiuderti subito in stanza per evitare di essere attaccata e uccisa senza pietà, oppure stavi facendo una call da cui sarebbe dipesa la tua intera carriera e, chiaramente, ti avevano appena fatto una domanda cruciale a cui dovevi assolutamente rispondere, o più semplicemente, come Edna in quel momento, ti trovavi in uno stato di tale degrado da fare pietà anche al tuo gatto, acciambellato con sguardo implacabile sul cuscino del sofà.

Edna indossava i suoi ventennali pantaloni da yoga, rosa cipria e costellati di piccoli buchi anche in punti non propriamente decorosi. Li portava per comodità e non perché nella vita avesse mai praticato yoga. Non ci pensava nemmeno a mettersi a salutare il sole – “che mi salutasse lui!”- pensava, visto che, a giudicare dal pallore cereo della sua pelle, il sole non era propriamente suo amico, anzi, era probabile che la trovasse un po’ antipatica e preferisse rivolgere i suoi raggi su altri soggetti. 

Abbinato ai pantaloni, Edna portava un vistosissimo maglione di ciniglia blu elettrico di almeno 3 taglie in più rispetto alla sua, regalo della nonna -“Così ci cresci dentro, tesoro!”- peccato che Edna avesse trentacinque anni e dubitava fortemente di poter crescere ancora. Al massimo in quel maglione ci sarebbe invecchiata ma il pensiero la faceva deprimere al punto da invogliarla ad afferrare il barattolo della Nutella sulla mensola. 

A completare il look da gran sera, Edna portava i capelli in una crocchia scomposta, con ciocche ribelli che sgusciavano dall’elastico, e una maschera per il viso dal meraviglioso colore verde pasta dentifricia alla menta. 

Al suono del citofono considerò di buttarsi dal balcone oppure fingersi morta. Eppure lo sapeva che il pacco era in consegna e che la consegna era prevista entro le 19:00, ma quando mai ti aspetteresti che il corriere suoni alle 18:58? Quante probabilità ci sono che accada una cosa del genere? Una su un milione? Beh, Edna fortunella, che fare? Lo voleva o non lo voleva il suo cuscino per la cervicale? 

Edna si armò di coraggio, fece il respiro più profondo che le riusciva, si tirò su il collo del maglione, lanciò uno stridulo: ”Arrivo!” e corse alla porta. Aprì appena uno spiraglio sufficiente a: 1) assicurarsi che alla porta ci fosse effettivamente il corriere 2) fare uscire solo la porzione di braccio necessaria ad agguantare il pacco.

“Non apro di più perché, sa, il gatto, non vorrei che uscisse…”

“Sei più falsa di Giuda Iscariota!” miagolò il micio dal divano.

Edna gli lanciò un’occhiataccia e, ringraziato il corriere, chiuse la porta.

“Non sarò certo la cosa peggiore che può aver visto oggi” si consolò nella sua testa.

“Invece sì!” miagolò il gatto.

“Taci, palla di pulci!” sibilò Edna.

Eccitata come una bambina a Natale, aprì subito la scatola e… le cascò letteralmente la mascella dalla sorpresa. Nel pacco non c’era il cuscino per la cervicale che tanto desiderava, bensì scarpette da ballo. Le si riempirono gli occhi di lacrime. Come era stato possibile? Eppure l’indirizzo sul pacco era suo. Chi poteva averle spedito quel regalo? Nessun biglietto. Nessun indizio. Edna era sconcertata.

Era stata una ballerina superba fino ai 18 anni, quando un infortunio le aveva impedito di continuare a danzare. Le avevano detto che, con impegno ed esercizio, avrebbe potuto riprendere ma difficilmente avrebbe riacquistato l’agilità di un tempo. Edna era sempre stata una ragazza da tutto o niente. E aveva scelto niente. Non avrebbe potuto tollerare un “abbastanza”. Meglio non danzare più.

E ora quel dono, se questo era il termine giusto per definirlo. Dono? Casualità? Fato? Per Edna era stato difficile dire addio alla danza ma lo aveva fatto, si era rialzata, aveva studiato, si era costruita una carriera ma nel suo cuore era rimasto un vuoto. Uno spazio piccolo, segreto, profondissimo ed incolmabile. Edna era felice con quello che aveva, lo sapeva, eppure quello scherzo del destino era stato come una stilettata che le aveva fatto risanguinare il cuore.

Non sarebbe mai più stata una stella, ma forse avrebbe potuto danzare di nuovo, risentire la gioia, provare ancora quella magia.

“Tu che ne pensi?” chiese rivolta al gatto.

“Sei ancora qui a chiedere? Hai deciso nel momento stesso in cui hai visto quelle scarpette” miagolò stiracchiandosi e agitando la coda nella sua direzione.

Edna sorrise. Sì, aveva deciso.

Francesca Scalzo


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