Racconta con focalizzazione interna e narratore in terza persona quel che accade al tuo personaggio quando riceve dal corriere un pacco inaspettato…

Ele si sta godendo la pace della casa vuota sbrinando il freezer. Suo marito avrebbe dovuto farlo già da un mese, ora che è in pensione e ha tanto tempo libero, ma il massimo che ha saputo ottenere è stato un blackout e far saltare la corrente. Al ricordo una fitta la attraversa, dal collo afflitto dalla cervicale al ventre per cui la menopausa non arriverà mai troppo presto. Non è rabbia, no, suo marito non merita i suoi sentimenti, nemmeno quelli negativi, e intanto si accanisce con più forza sui blocchi di ghiaccio. “Ma cazzo, una cosa gli ho chiesto, e da vent’anni qua faccio tutto io come una schiava di merda!”. No, non l’ha detto ad alta voce, gridare e dire parolacce non sta bene, ha solo avuto un brivido di freddo. Si sente un esploratore polare, da bambina sognava di scoprire il mondo, ma era un progetto troppo ardito per una come lei, e ora il viaggio più esaltante che ha compiuto è quello al supermercato il mercoledì mattina, perché attraversa la malfamata circonvallazione. Se solo… Ma ormai è tardi… scandisce ritmicamente il suo cervello mentre getta il ghiaccio nel lavello della lavanderia. Si è appena accucciata per raccogliere altro ghiaccio quando suona il citofono. Chi può mai essere? Si domanda. Ah, saranno i nuovi inquilini del piano di sopra che avranno smarrito le chiavi, quei due studenti fuori sede del Politecnico. A lei sarebbe tanto piaciuto frequentare l’Università, ma ci era già andato suo fratello.

“Signora, è Amazon, c’è un pacco, scende a ritirarlo?” si presenta una giovane voce sconosciuta. –“Ma io non ho ordinato niente…” osserva Ele – “È lei Binotti Eleuteria?” –“Sì, ma…” – “E qua ci sta un pacco a suo nome che deve ritirare. Allora, scende?” – “Non può lasciarlo nella cassetta delle lettere? Le apro” – “No, signora, per la policy di Amazon non posso entrare in spazi privati. La aspetto”, intima con voce perentoria. Ele non ha mai saputo imporsi sulla volontà altrui, e così si affanna per togliersi velocemente la tuta e il becco in testa per apparire in ordine e presentabile. “Ma guarda che gran maleducato prepotente! Cafone!” No, non l’ha borbottato, non sta bene essere irritati per una sciocchezza, quel poverino sta facendo il suo lavoro e lei lo deve rispettare, ha solo avuto una delle sue fitte di lombalgia. Davanti al portone, fa in tempo a salutare con un garbato “Buongiorno” che il ragazzo le mette la scatola tra le braccia e se ne va.

Nell’appartamento, Ele contempla perplessa il pacco. Che l’abbia ordinato a suo nome sua figlia, sempre con il cellulare in mano? Nel dubbio, lo apre. Contiene un‘altra scatola, e poi toccherà a lei buttare tutto quel cartone nella spazzatura condominiale! C’è un oggetto di forma cilindrica avvolto nel cellofan e con le istruzioni. Il nome sembra quello di una cantante straniera di qualche anno fa, Dido, e funziona a pile. La forma non le è nuova, sembra fatto di pelle, ha una simpatica punta, ma Ele continua a non capire a cosa serva. Gli mette le pile e lo accende. Le vibra tra le mani, si illumina, sarà una decorazione natalizia, un utensile da cucina o cinesata? Buttarlo non sta bene, come può usarlo? Mentre si spoglia, Ele ha una folgorazione. Prende l’oggetto misterioso, torna in cucina, si inginocchia e lo infila nella cavità tra lo sportello porta vivande e freezer.
Ha trovato lo sbrinatore perfetto: finirà quella faccenda in pochi minuti, metà del tempo previsto, e poi potrà andare a stirare!

Cristina Morisi


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