Racconta con focalizzazione interna e narratore in terza persona quel che accade al tuo personaggio quando riceve dal corriere un pacco inaspettato…

Ettore si precipitò giù dalle scale del suo modesto palazzo di periferia facendo i gradini a due a due, rischiò di inciampare nello zerbino dell’androne, ma aggrappandosi alla maniglia del portone d’ingresso riuscì a reggersi in piedi e ad aprire di slancio lo stesso, trovandosi di fronte al viso annoiato del corriere che lo aspettava. Una firma veloce, che pareva più lo scarabocchio di uno dei bambini della scuola elementare a cui ogni giorno serviva la pastasciutta scotta, e l’agognato pacco era suo. Risalì di corsa le scale, dopo aver miracolosamente schivato il temibile zerbino marrone sempre in agguato, con un solo pensiero fisso in testa: Non vedo l’ora di provare la mia nuova planetaria! Sai che torte eccezionali che farò d’ora in avanti? 

Appena rientrato in casa, afferrò un paio di forbici e maldestramente fece un buco nel cartone; cercando di tagliarlo rimase impigliato nello scotch da pacchi generosamente apposto un po’ ovunque, e non potè fare a meno di escalamare: “Perché diavolo devono farle blindate, queste confezioni? Sono un cuoco, mica un body-builder, mannaggia a loro!”. 

Strappandolo alla bene e meglio, riuscì finalmente ad aprire il pacco e rimase colpito dalla luccicante scatola argentata che si trovò tra le mani – Fanno sul serio quelli di “Chef s’il vous plaît”, pensò soddisfatto. La sua eccitazione crebbe ancora e, con l’entusiasmo di un bambino la mattina di Natale, sollevò il coperchio della scatola. Uno strano oggetto metallico, anch’esso di colore argento luccicante, con una fila di lucine rosse lampeggianti ai lati, si palesò dinanzi ai suoi occhi esterrefatti. Provava un misto di delusione e incredulità: quell’affare non aveva affatto l’aria di essere una planetaria; pensò che il corriere avesse scambiato il suo pacco con quello di qualche patito della musica dance anni ’90. Ma era troppo incuriosito per restituirlo senza almeno cercare di capire che cosa fosse.  

Così lo prese tra le mani callose, temprate dall’acciaio bollente dei pentoloni, per saggiarne la consistenza e il peso, ma proprio non aveva idea di che macchinario si trattasse – eppure si poteva considerare quasi un esperto di attrezzi da cucina. Inavvertitamente schiacciò un pulsante che si trovava sotto la base e tutte le luci si accesero – verdi come i prati finti sugli sfondi del PC. Un suono, dapprima sottile e poi sempre più potente, echeggiò nell’aria, simile alle pale di un elicottero che si mette in moto; quella specie di planetaria stroboscopica si sollevò in aria. Ettore fece appena in tempo a prenderla al volo, con un balzo insolitamente agile, prima che si schiantasse contro la finestra del salotto. Un lampo gli balenò negli occhi verdi, come se si fossero accesi anche loro ma di una tonalità più scura e viva rispetto alle lucine della planetaria, e senza pensarci due volte – non che di solito riflettesse molto – corse in cortile con il misterioso oggetto sottobraccio. Non sapeva esattamente cosa stesse cercando di fare, ma sentì l’impulso di sedersi a cavalcioni sulla planetaria e premere lo stesso pulsante di prima. Di nuovo le lucine verdi, il ronzio che diventa rombo, ed eccolo volare oltre le mura del cortile condominiale, lasciando i bidoni della spazzatura laggiù dove meritano di stare.  

Si lanciò in un volo leggero e veloce tra i palazzi, le antenne e i piccioni che ci stavano appollaiati sopra. Non aveva una meta precisa, ma era incredibilmente felice e spensierato. Così inizio a canticchiare canzoncine e motivetti che aveva imparato da bambino – in effetti, finì per cantare anche una canzone di Natale in pieno Agosto! Del resto, la magia nel suo cuore era simile. 

Quando sorvolò una decina di metri sopra la mensa scolastica dove prestava servizio come cuoco tuttofare da svariati, troppi anni, sorrise e capì che il suo viaggio era appena cominciato… e chissà che torte eccezionali avrebbe preparato con quella planetaria speciale!

Enrico Catalano


0 commenti

Lascia un commento

Avatar placeholder

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *