Sei ad una festa di Halloween e hai deciso di travestirti da [inserire professione scelta], concordando col partner che indossi un travestimento da [inserire supereroe scelto]. Una volta arrivat* alla festa vai incontro a quella che pensi essere la tua dolce metà, parlandole in maniera sessualmente esplicita. Dopo aver sciorinato una proposta indecente dietro l’altra, scopri che non si trattava affatto del tuo/della tua [inserire supereroe scelto]…

E così, poggiando le mani lentamente davanti a sé, sentenziò: «E questa è la storia di come mi sono (quasi) unito a Scientology.»
Seguì una risata collettiva tanto fragorosa quanto forzata.
Non faceva così tanto ridere, però… era una bella storia, non c’è che dire.
«Fortissima, Da’, veramente. È la… quinta volta che la sento, ma mi fa sempre spaccare» disse Gianni; giacchetta tirata lucida, camicia inamidata bianca, capello castano impomatato dal ciuffo ribelle e gemelli ai polsi.
«Ma dai! Era fortissima!» gli replicò Francesca, per gli amici Francy, lunghi capelli ricci scuri, scollatura generosa, maglia aderente e fuseaux total black, dandogli una gomitata.
Portandosi con bacchette e mani un pezzo di sushi alla bocca, Davide, occhiali quadrati neri, completo grigio e camicia azzurra drittissima, replicò: «Ah sì? E tu, ce l’hai una storia da raccontare?»
«Ce l’ho» disse serissimo Gianni, occhi chiusi e punta delle dita appoggiate. «Certo che ce l’ho.»
Tutti lo guardarono in attesa.
«Posso raccontarvi di quando mi sono lasciato con ‘sta tipa, Marta, che frequentavo da quasi un anno» aggiunse con sguardo tronfio. «Ma che palle!» esclamò Francy, buttando platealmente la chioma riccia in avanti e poi indietro, «Non vogliamo ascoltare i tuoi piagnistei.»
Gli occhi di Antonio, che sedeva dall’altra parte del tavolo, capello pettinato, occhiali ovali tartaruga, jeans e camicia bianca, brillarono. Tenendo il raviolo sospeso precariamente tra le bacchette, esclamò a sua volta: «No, no! Fagliela raccontare… altro che piagnistei! Ahahaha! Io mi vergognerei a raccontare una tale figura di merda ma… fai, fai.»
Gianni deglutì il sashimi e si preparò a raccontare.
«Era Halloween e dovevamo andare ad una festa in maschera. Amici di Marta, fighetti alternativi radical chic…»
«Non penso tu possa dare del fighetto a nessuno…» bofonchiò Luigi, testa rasata, camicia in flanella, jeans neri, cercando di suonare sarcastico. Gianni non ci badò e proseguì: «Dovevamo travestirci originali, indossare delle maschere… ci saremmo riconosciuti sul posto.»
«Un po’ come Eyes Wide Shut!» interloquì Olivia, l’ultima arrivata nel gruppo, occhialini tondi, chignon perfettamente tirato su, camicetta ben abbottonata, gonna lunga a balze mentre si ripuliva elegantemente il wasabi dal labbro col mignolino.
«Come cosa?» chiese Gianni.
«Eyes Wide Shut, il film di Kubrick. L’ultimo…» replicò Olivia.
«Mai visto Kubrick.»
«Ma come?! Ha fatto la storia del cinema…»
«Dai, dai, fallo continuare» si inserì sornione Antonio.
«Allora, niente. Dovevamo incontrarci lì direttamente. Ci eravamo messi d’accordo sul costume… io Topolino e lei Minnie», proseguì Gianni.
«Ma come! Ma che è stata cafonata!» esclamò Francy.
«Banale» aggiunse Olivia.
Davide annuì.
Luigi nel mentre stava ordinando altro sushi e ravioli.
«Avete altro che volete aggiungere?» chiese, ma rimasero tutti in silenzio, scuotendo il capo.
«Sì, era ‘na cagata, ok?» riprese quindi Gianni, «però onestamente c’avevo poco sbatti. C’erano casini in Unicredit, era prima che cambiassi. Lavoravo fino alle 9, poi ‘sta festa del cazzo…»
I commensali annuirono, tra un boccone e l’altro.
«Comunque, un giorno prima della festa, che già avevamo noleggiato i costumi, lei mi manda un audio di cinque minuti su Walt Disney, l’antisemitismo e che, comunque, erano banali. Risultato? C’era da trovarne di nuovi.»
«Woah, che tipa…» esclamò Davide.
«Eh, mi girò il cazzo e, per metterla in crisi, le suggerii di vestirci a sessi invertiti. Lei da uomo, io da donna. Credevo non avrebbe mai accettato» commentò Gianni con un risolino.
«Invece, ovviamente, ne fu entusiasta» sentenziò Antonio, sbracato all’indietro e con le mani sul grembo gravido di uramaki.
«Ovviamente. Provai in tutti i modi a dissuaderla ma niente. Mi propose delle cose assurde, Wonder Woman, la D’Urso…»
«Com’è un costume da Barbara D’Urso?» chiese curiosa Olivia, senza però ottenere risposta.
«Comunque mi ero rotto il cazzo, ma tanto! Dissi “escort”. Mi sarei messo un suo tubino glitterato volgarissimo, le calze a rete, il trucco pesante e fanculo.»
«Ma stai male? Non l’avrei mai fatto» disse quasi schifata Olivia.
«Non ti ci vedo proprio! Però chissà… il culetto ce l’hai» sogghignò invece Francy.
«Sì, infatti. Sentite… volevo risparmiare, ok? Era una cagata comunque. Avrei potuto dire di no, certo, ma quella poi non me la dava per un mese, per ripicca…»
«Fatti non foste a vivere come bruti» mormorò masticando Antonio.
«Cosa?» chiese Gianni.
«Tanto non la conosci. Vai avanti» concluse questo.
In quel momento arrivarono le nuove ordinazioni di Luigi, che subito si mise sotto a smaltire, mentre Gianni continuava a versarsi da bere raccontando.
«Lei era in fissa con quello show di Prime… The Boys, ricordate?»
Seguirono mormorii di approvazione fatti a bocca piena.
«Le dissi Homelander: psicopatico e naricisista di primo ordine. Mi sembrava perfetto. ’Perché Homelander, tesoro?’ mi chiese… le dissi che era quello più riconoscibile. Se l’era bevuta.»
«Comunque, dovevamo vederci in un posto vicino ai Magazzini Generali, super alternativo. Praticamente un hangar. All’ingresso, vicino al cancello, dei buttafuori chiedevano parole d’ordine e davano una maschera bianca o nera a chi non ce l’aveva…»
«Uguale…» mormorò Olivia.
«Ovviamente la diedero anche a me. Me la sistemai sul volto e mi portai dentro. Un caldo assurdo… avevo pure le palle sudate.»
«Sempre un signore» disse ridendo Francy.
Gianni rispose con un rutto.
«Salute!» fece Mario, alzandogli il bicchiere.
«Comunque» riprese Gianni «vedendo quel casino pensai subito che non l’avrei mai trovata.»
«L’ottimismo è il profumo della vita…» mormorò Antonio.
«Cosa?» gli chiese ancora Gianni.
«Niente» replicò questi. 
«E allora smettila di interrompere, cazzo» sbottò Gianni. «Dicevo… niente, come pensavo, non c’era da nessuna cazzo di parte. Le scrissi una, due, tre, quattro volte su Whatsapp… Niente! Pensai che forse non si era presentata. Mi incazzai di brutto.»
«Ahahah, ti aveva tirato il pacco!» disse Davide, che era stato in silenzio fino a quel momento.
«No, nessun pacco. In realtà c’era troppa gente e non ci vedevamo. E le si era scaricato il cellulare o, almeno, così si giustificò poi.»
«Dai, dai, vai avanti che ora viene il bello» disse Antonio.
«Niente raga’… mi misi a bere.»
«Strano» disse Olivia.
«Non lo fai mai» aggiunse Antonio.
«Raga’, quando un c’ha il vizio…» proseguì Francy.
«E avete pure un po’ rotto il cazzo…» chiuse Gianni.
«Dovevo passare il tempo. Solo che non lo so, non mi seppi regolare. Secondo me i cocktail li facevano con l’alcool di merda… Comunque, dopo un po’, ero brillo forte.»
«Eccola…» mormorò Antonio.
«Finalmente, mi parve di vederla. Zeppa 12, tutina blu infilata in mezzo al culo – molto sodo, fatevelo dire -, mantello a stelle… era Homelander, uguale.»
«Lo sai che Capitan America è l’ispirazione, giusto?» aggiunse a bocca piena Luigi.
«Zitto!!» esclamò piccato Gianni.
«Sì, zitto. Vai, vai Gianni» lo incalzò Antonio.
«La raggiunsi. Le misi una mano sul fianco, sul culo proprio! E niente… sarà stato il caldo… ero eccitato di bestia. Inizio a dirle nell’orecchio come l’avrei presa da dietro e…»
«Abbiamo capito, vai al punto» lo interruppe Francy alzando gli occhi.
«E niente, neanche il tempo di finire la frase che mi sentii tirare da dietro, dare uno schiaffo e girare come una trottola.»
«Che cazzo era successo?» chiese lei.
«Era Marta» disse Gianni rassegnato.
«Non l’era piaciuta la proposta?» chiese ridacchiando Olivia.
«Era l’altra”Marta» disse Antonio non trattenendo più le risa.
«Come sarebbe l’altra?» chiese Olivia sbalordita.
«Il coglione si era sbagliato» aggiunse soddisfatto Antonio.
«Era Capitan America?» chiese Luigi.
«Sììììì» esplose Antonio ridendo.
«Ma come, ma come cazzo hai fatto» chiese Francy sbalordita.
«Raga’, so’ uguali!» si difese Gianni, mezzo ridendo, mezzo incazzato.
«Ma doveee» rise Olivia, sventolando lo smartphone sotto il suo naso.
«So’ uguali» insisteva lui, quasi urlando.
«Raga’, raga’, calma… e tu sei un coglione, Gianni, questo è» concluse Antonio ridendo.
«Ma che, ma dove» replicò iroso lui.
«E comunque, com’è finita?» chiese Davide, genuinamente incuriosito.
«Niente, non m’ha più voluto vedere» concluse Gianni.
«Ma veramente? Dai, si capisce che era un equivoco!» aggiunse comprensiva Olivia.
«V’ho detto che era psicopatica… dopo avermene dette di ogni, aver urlato come una pazza, se n’è scappata via seguita da Mazinga.»
«Mazinga? Chi è che si era vestito da Mazinga?» chiese Francy.
«Il ragazzo di Capitan America, che era tipo… il “bff” di Marta…» rispose Gianni, ormai abbastanza brillo.
«Ah, ah… amore non corrisposto…» chiosò Olivia.
«Può essere. Peggio per lui. Capitan America era ‘na gran topa e per di più molto più simpatica di Marta.»
«Te la sei fatta?» chiese Francy enigmaticamente.
Davide disse: «Morto un papa se ne fa un altro».
Fece eco Olivia: «Oh, non gliene scappa una.»
«Secondo voi?» chiese, guardandoli con superiorità Gianni.
«Ovviamente no» rispose, serafico, Antonio, guardandolo negli occhi.
«Ovviamente» replicò Gianni, fra le risate di tutti.

Vincenzo


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