Un altro anno a Hogwarts è finalmente cominciato. Siete riuniti tutti nella Sala Grande per la cerimonia dello Smistamento e ne attendete con ansia la fine per cominciare a mangiare come goblin da quello splendido banchetto.
Mentre vi state rimpinzando irrompe nella stanza Gazza, come impazzito, che scaglia incantesimi. Ma non era un Magonò?

«GRIFONDORO!»
La sentenza del Cappello Parlante venne accompagnata da un boato di applausi.
«Ancora? Ancora Grifondoro? Sbaglio o è il quindicesimo di fila che viene smistato in questa casa?»
«Già, è assurdo… e quella ragazza di poco prima? Ma sì dai, quella con la frangetta. Il cappello la voleva smistare nei Corvonero e invece “la scelta del mago è quella che conta”. Ed ecco un altro Grifondoro! Oh, ma andiamo… non viene mai nessuno nei Tassorosso!»
«Lasciate stare ragazze, tanto lo sapete che ogni anno è la stessa storia…» disse Albert. «Ma quanti ancora ne mancano? Io sto morendo di fame…» 

Era l’inizio del nostro quarto anno, e come ogni anno la cerimonia si prolungava sempre più del dovuto, col Cappello Parlante più logorroico che mai e i nuovi “tassi”, come scherzosamente chiamavamo i nostri primini, che erano sempre meno dell’anno precedente. 

Finalmente finì la cerimonia di Smistamento, e la professoressa McGranitt, da anni preside della scuola, aveva incominciato il suo solito discorso, presentando i vari professori, intimandoci di impegnarci nello studio e vietandoci di andare nell’ennesima ala del castello che nascondeva chissà quale forza oscura. 

«Ma l’anno scorso non si poteva andare sulla torre settentrionale, giusto? C’era solo l’aula di divinazione…»
«Ma che ne so Alex, secondo me lo fanno come sport, vietare gli ingressi. Così sarà molto più facile toglierci dei punti!» 

Da quando avevamo iniziato ad andare a Hogwarts io, Alex, Albert e Barbra, da tutti noi chiamata “Barbie”, eravamo inseparabili; un po’ come quel famoso trio che c’era a Hogwarts qualche tempo fa, ma più umili e meno coraggiosi. 

«Che dici Alex, metteranno lo strudel alla zucca?» chiese Barbie.
«Shhh! Ragazzi dai, non iniziamo col piede sbagliato… La prof sta ancora parlando!»
«Oh, piantala Lupin!»
Il nostro prefetto, Teddy Lupin, non faceva altro che mettere i puntini sulle “i”. Era un perfettino!
Nonostante ciò, però, si faceva voler bene. Soprattutto quando si coalizzava con tutti noi nel fare gli scherzi ai nuovi tassi, nascondendo mollicci nei bagni delle cucine. 

Finalmente iniziò il banchetto, imponente come ogni inizio anno. Budini fosforescenti, polli arrosto che raccontavano barzellette quando gli versavi la salsa di lamponi sul petto, fiumi di fonduta che attraversavano tutto il tavolo, navigati da crostini bruciacchiati. Subito ci fiondammo tutti e quattro su quel ben di Dio. 

Mi stavo riempiendo il piatto per la terza volta quando, però, con un boato, il portale del salone si spalancò, facendo entrare Gazza, il guardiano.  

Diavolo, ma quanti anni ha quell’uomo?, mi domandai mentre lui, con sguardo torvo come suo solito, scrutava i ragazzi, nel silenzio che si era generato per questa sua entrata così poco furtiva, com’era solitamente nel suo stile.
E qualcosa in lui, in effetti, era diverso. 

Improvvisamente sfoderò una bacchetta nodosa e la puntò dritta al centro della tavolata dei  professori, contro la McGranitt.
«Expelliarmus!»
La preside non fece in tempo a reagire che si ritrovò senza bacchetta, inerme.
«Ma che diavolo succede?» sussurrai ad Albert che, ancora con la bocca sporca di salsa al lampone, guardava sbigottito la scena, come paralizzato. 
«Argus, ma cosa…?» La McGranitt era senza parole.
Barbie aveva pian piano iniziato a nascondersi dietro la brocca di succo di zucca, quando dal pasticcio di capra apparve una testa.
«Ci penso io, ragazzi!»
Era Cedric Diggory. 
Ormai da quasi due anni aveva sostituito il vecchio Frate grasso, che all’ultimo aveva deciso di andare in pensione. Era palesemente molto amato, buono e affascinante com’era, tanto che soprattutto le ragazzine Corvonero ad ogni pasto erano puntualmente presso il nostro tavolo per chiacchierare con  lui.
Albert alzò gli occhi mentre Diggory si faceva strada tra le pietanze: non gli andava molto a genio quel “belvisino”. 

Il fantasma si pose di fronte a Gazza, tra le bocche stupite dei ragazzi ancora in completo silenzio, che aspettavano con ansia di capire cosa stesse succedendo e come mai non solo Gazza avesse i poteri, ma soprattutto per quale motivo si fosse scagliato contro la preside. 

«Questo non è il vero Gazza!» sentenziò Diggory. «So riconoscere gli effetti di una pozione Polisucco, quando li vedo…»
«Pietrificus totalus!»
Lupin aveva silenziosamente fatto il giro della tavolata, cogliendo l’attimo di indugio del presunto Gazza per sferrargli l’incantesimo.
Con una smorfia Gazza iniziò a contorcersi quel poco che l’incantesimo di Lupin gli permettesse, fino a trasformarsi.

«Miao!»
«Cosa significa?!» chiese Lupin senza parole.
«È Mrs Purr», iniziò a spiegare Diggory. «L’ho vista leccare del liquido sotto la cattedra dell’aula di pozioni: proprio della Polisucco, suppongo. In una palla di pelo, poi, immagino ci fosse qualcosa del suo padrone…» aggiunse, storcendo la bocca.
«Ma è un gatto! Da dove ha preso la magia?!» sbottò Alex.
La McGranitt si lasciò cadere sulla sedia con una risatina. «Bé, ecco. Helena Purr ed io abbiamo avuto un po’ di screzi in passato, quando entrambe eravamo in forma di gatto. Lei è un animagus, come me.» 

Lo sconcerto era generale. Mrs Purr una donna!  

«Forte!» aggiunse Albert, che non aveva fatto altro che mangiare pop-corn caramellati tutto il tempo.  

Mrs Purr si scrollò il pelo e, così come era arrivata, se ne andò, lasciando l’intero salone a bocca aperta e la McGranitt che tranquillamente aveva ripreso a mangiare il pasticcio con le carote.

«Prevedo un anno pieno di sorprese!» disse Alex, mentre gli passavo davanti col braccio per prendere altra salsa al lampone.
«Vorrei proprio vedere cosa avrebbe da dire la Professoressa Cooman a tal proposito».

Adriana


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