Un altro anno a Hogwarts è finalmente cominciato. Siete riuniti tutti nella Sala Grande per la cerimonia dello Smistamento e ne attendete con ansia la fine per cominciare a mangiare come goblin da quello splendido banchetto.
Mentre vi state rimpinzando irrompe nella stanza Gazza, come impazzito, che scaglia incantesimi. Ma non era un Magonò?

Finalmente era arrivato il momento di deliziare il palato con tutte le squisitezze del banchetto di inizio anno, ed ecco che c’è di nuovo il caos.
Se i Grifondoro hanno di nuovo combinato uno dei loro insulsi scherzi solo per attirare l’attenzione giuro su Corinna Corvonero che questa volta non mantengo la calma.
Aspetta… ma è Gazza! Di nuovo un troll nei bagni?
Perché Gazza sta lanciando incantesimi? Lui non può, va contro la sua natura di Magonò!
Mentalmente mi scuso per aver dubitato dei Grifondoro, ma lancio un’occhiata velenosa verso il tavolo dei Serpeverde: alla fine se non è zuppa è pan bagnato, o almeno così diceva la mia vicina di casa babbana.
In ogni caso non è il momento di accusare nessuno, ma bisogna difendere quei dolci agnellini dei Tassorosso, dato che il presunto Gazza si sta dirigendo esattamente verso di loro, e soprattutto perché mio fratello, Emanuele, si è appena unito a loro.

Riesco a scorgere mio fratello in mezzo a quella calca: sembra un cerbiatto spaventato. Mi fiondo su di lui e lo metto dietro alla mia schiena giusto in tempo per deviare un incantesimo volante. Povero Emanuele, sta tremando come una foglia, ma perché nessuno ha ancora fermato quell’impostore? Cosa fa il meraviglioso Harry Potter quando ce n’è effettivamente bisogno?

All’improvviso cala il silenzio, insieme a una fitta nebbia. Cerco subito di creare una barriera per quella nebbia intorno a me e mio fratello e la scelta si rivela corretta: gli studenti crollano a terra uno ad uno. Faccio segno ad Emanuele di far silenzio e di starmi vicino mentre mi abbasso sullo studente incosciente al mio fianco per tastargli il polso: è una tecnica babbana che mi ha insegnato la vicina di casa. Per fortuna il battito c’è, quindi è ancora vivo. Cerco di farmi strada per poter mettere mio fratello al sicuro e capire meglio la situazione.
Riesco a scorgere in lontananza delle figure ancora in piedi e le riconosco: sono Sofia, Chiara e Carolina.
Tiro un sospiro di sollievo e vado verso di loro trascinandomi dietro un Emanuele ormai completamente traumatizzato… mi stupisco che non sia ancora scoppiato a piangere.

Le ragazze ci fanno cenno di seguirle e usciamo dalla Sala Grande, e all’improvviso tornano i suoni e i colori.
La nebbia non supera il grande portone della Sala, ma com’è possibile?
Non siamo in molti ad essere usciti, soprattutto nessuno dei più piccoli. Riesco a rassicurare i presenti che le persone dentro la Sala sono ancora vive e vedo subito i loro visi rilassarsi. Ora, però, bisogna capire come agire.
Innanzitutto dobbiamo capire cos’è quella nebbia e come spazzarla via, ma ancora più importante: dove sono i professori?

Proprio mentre ci mettiamo a discutere di questo mi sento tirare la tunica da Emanuele e, girandomi nella sua direzione, vedo che nella Sala Grande è tutto tornato alla normalità come se non fosse successo nulla. Anche gli altri presenti si girano sbigottiti a guardare.
Non abbiamo neanche il tempo di fiatare che sentiamo le urla di Gazza inveire contro di noi. Ci giriamo verso di lui che ci corre incontro gesticolando, seguito dall’immancabile Mrs Purr.
Questo Gazza lancia improperi, non incantesimi.

Siamo costretti a tornare ai nostri posti, troppo sbigottiti per fiatare. Riaccompagno mio fratello al suo tavolo e mi dirigo verso il mio, dove le ragazze mi aspettano con aria stralunata.

Concordiamo di aspettare la fine del banchetto per parlare con il professor Vitious dell’accaduto, ma io sono profondamente triste. Quello che è successo mi ha tolto l’appetito e non ho più interesse nel rimpinzarmi con quelle prelibatezze.

Finalmente il banchetto finisce, saluto con un cenno mio fratello che sta seguendo il prefetto verso il loro dormitorio: mi sembra più sereno. Io e le altre ci fiondiamo verso il professore che appare sorpreso davanti alle nostre richieste di chiarimento. Lui non ha vissuto nulla di ciò che gli raccontiamo, però allo stesso tempo crede alle nostre parole e ci racconta che in passato anche ad altri studenti successero episodi simili e tutti gli studenti consci di questa esperienza passarono il loro G.U.F.O. con il massimo del punteggio.

Detto questo ci liquida in fretta e furia e ci fa promettere di non parlare più dell’accaduto.

Così come noi anche altri studenti se ne vanno dalla Sala Grande con la bocca asciutta e la pancia vuota.
Speriamo, almeno, che sia veramente un buon auspicio per il G.U.F.O.

Francesca


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