Il tuo migliore amico sta per presentarti, finalmente, la sua nuova ragazza, di cui ti ha tanto parlato; non appena incroci il suo sguardo la riconosci: è stata la fidanzata di una tua cara amica… Descrivi l’incontro usando la tecnica del flusso di coscienza.

Ciao! Ciao, cosa vi porto? Un macchiato, un croissant vuoto, una spremuta. Altro? Okay, perfetto, arrivo subito.  

Tra dieci minuti dovrebbe arrivare Dres con la pischella. C’è un disastro di gente. Forse è meglio così. Non dovrò parlare troppo, porto caffè e tè e paste e… Madonna, sono troppo vecchia per questa vita. Ho già fatto troppi passi e non sono neanche le nove. 

A voi… certo. Naturale o frizzante? Va bene. Ciao Dede, il solito? Linna passa, oggi, o è riuscita a farsi licenziare? Grande, come la invidio. Scusa, mi chiamano. Puzzo? Sto già puzzando? Incredibile. Ditemi. No, non abbiamo il gelato, mi spiace. Vuole lo zucchero? No, di canna è finito, mi scusi. Il pasticcino lo vuole alla crema o alla frutta? Okay, in totale solo quattro e quaranta. No, signora, il bicchiere d’acqua non costa niente. Cristo dio, non c’è mica bisogno di fare quella faccia di cazzo. Grazie mille, buona giornata! Arrivederci, per favore non tornare mai più. 

Uh? No, non sono loro. 

E poi, magicamente, scoccano le nove e il locale si svuota. Tutti al lavoro, poveri schiavi d’ufficio. Tranne tre o quattro studentesse bionde con gli occhiali sottili e i maglioni color pastello. Loro rimangono. Sono intellettuali. Bevono un infuso, si fanno i cazzi loro. Anche io avevo dei sogni, una volta. 

Ah, Dres! Vieni qua, demente, come stai? 

Non abbraccio mai nessuno. Mai. Neanche Dres, ma gli ultimi due anni sono stati belli scoppiettanti di novità, la gente non è più quella che era un tempo. Forse la soluzione sta nel tracciare una linea retta tra abuso e necessità. Al mondo, si abusa regolarmente di contatto fisico. Bacino, abbraccino, diamoci la mano in segno di pace. Comfort, abitudine, disperata ricerca di appartenenza, di familiarità. Mi ha sempre fatto un po’ senso. Poi sono rimasta chiusa ventun giorni in una camera di un metro per un metro e ho iniziato a vedere i draghi. Non per malattia, ma per noia. Incredibile, davvero, come gli esseri umani siano dei patetici bastardi. Quindi ho abbracciato Dres. Colpevole. Di certo non ho abbracciato la ragazzetta che se ne stava in piedi dietro di lui. Contemporaneamente giovanissima e altissima. C’è qualcosa di sbagliato in tutto ciò. 

Wow, si è proprio svuotato, dice, avevi ragione. 

Fa quasi impressione, in effetti, anche se totalmente logico. Dres fa uno sguardo compiaciuto e dice, sì, va sempre così. Poi mi guarda e aggiunge, aspettavamo fuori che si calmasse un po’, così puoi stare con noi.  

Faccia di cazzo. Lo sapeva. Aveva previsto tutto. Hai già fumato? Non potevi aspettarmi?  

Se vuoi ti faccio compagnia io, dice lei. Va bene, tesorino.  

Poi fuori se ne esce con, Sai, io lo so chi sei. Grazie al cazzo che sai chi sono. Conosco il tuo ragazzo da più tempo di sua madre. Colpo basso, sua madre è morta sette anni fa, ma se ci pensi non è falso. 

No, intendo… Intendo, ti ricordi Gio?  

Gio chi? Gio Mela?  

Lei.  

Oh. Oh, ma certo. Anche io so chi sei. Che ridere. Oh, sì, Mela mi ha parlato parecchio di te. Ha detto che per colpa tua a momenti crepa d’inedia. S’è divertita.

Fammi un sorriso, piccolina, sta bene, è solo vegana. Tu però sei abusiva. Te l’hanno mai detto? Fa strano a guardarti. 

Senti… e fuma. Senti, mi dice, non dirlo a Dres, per favore.  

Cosa, che sei abusiva? 

No, che sono bi. 

Tranquilla, il tuo segreto è al sicuro.  

Non sono abusiva, comunque. Lo dice sbuffando, come a correggere una barzelletta che sente spesso. Non sono perfetta, ma Mela ha i suoi problemi. Sì, lo so, ti prendevo in giro. Sei sveglia. Come fai di nome? 

Aileen. 

Wuornos? 

Che? 

Come la serial killer, no? 

Tu non sei normale. Mi guarda un po’ intimorita. Anche Dres mi guarda intimorito da dentro il locale. Scherzo, per dio. Mi sei simpatica. A Dres non piaccio, ma non dirglielo che poi nega tutto. Cosa vi porto da bere? Mmh. A posto così? Oooookay, torno subito. 

La tazza è molto calda. Premo un bottone, aspetto che goccioli per bene, guardo il vapore, rimugino. Breve, intenso. Ancora non ha capito. Credo di essere a posto per quanto riguarda la conversazione. Mela un po’ mi preoccupa. Non è una che supera facilmente certe cose. Lei e Dres hanno smesso di parlarsi, ma io ci sono dritta in mezzo. Nessuno glielo dirà, se stiamo attenti. Stasera le preparo le lasagne vegane e vediamo come va la conversazione. Dormirò sul divano, già lo so.

Anna


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