Rielabora quanto accaduto nell’evento di gioco tenendo fede alle linee guida del tuo personaggio e all’ambientazione proposta.

Tronkan camminava leggero. Non percepiva quasi nulla intorno a sé, preso dall’eccitazione per l’incontro. Con la coda dell’occhio intravide sua sorella Burva seguirlo con passo lento e riluttante. “Muoviti, dannazione!” ringhiò “Non abbiamo tutta la notte!”, la prese per un braccio e la spinse brutalmente davanti a sé. La ragazza sospirò, infelice. Finalmente arrivarono al luogo del convegno, nel cuore della foresta, presso la Pietra di Luna, là dove la luce delle stelle non osava splendere. Tronkan scorse gli altri Elfi Scuri, dal volto nascosto da pesanti cappucci neri. Ed ecco apparire Numa, che salì sulla Pietra di Luna nel tripudio generale.

“Fratelli” salutò “perché siete qui? Perché avete sfidato il coprifuoco impostoci e affrontato i pericoli della foresta per riunirvi qui con me? Perché tutti siamo stanchi!” Tronkan e gli altri approvarono. “Perché nessuno di noi ne può più di un governo che pretende di dominarci tenendoci nella paura, nell’ignoranza, che nasconde la Pietra di Zafireval e non vuole farcela usare! Io dico basta!” Tronkan e gli altri approvarono ancora. “Io dico che Zafireval è nostra e non del Principe Firnen! Zafireval è di tutti! Io dico di prenderci ciò che ci spetta, come Elfi e come abitanti di Durenval!”

Tronkan urlava insieme agli altri, completamente esaltato. Zafireval gli avrebbe restituito i poteri magici, toltigli dal crudele sovrano per una sciocchezza. “A morte Firnen! Viva Numa!” gridò. – “A morte Firnen viva Numa!” fecero eco in coro gli altri. Burva, a disagio, lo guardò supplicante, per farlo smettere. Il fratello le prese le mani e le fece applaudire forte, con rimprovero. Proprio non la capiva. Ad un tratto uno del gruppo, il changeling Jakka, urlò in angoscia “Non siamo soli! Non siamo soli! Intrusi! Invasori!”. Infatti, sul lato sinistro del cerchio creatosi, discosti, stavano quattro guerrieri. Tronkan li riconobbe: Dunga, Cavaliere del Drago, Rama, il capo delle guardie di Firnen, Vea e Raina, le guardiane più fidate. Insieme agli altri si avventò su di loro; i cavalieri tentarono di fuggire, e quelli che erano protetti dall’unguento del Drago riuscirono a scappare. Raina no. Si divincolava in tutti i modi, ma i seguaci di Numa la tenevano stretta. – “Facciamola a pezzi!” proposero –“Un sacrificio propiziatorio!” Numa approvò con un cenno del capo. “Non avrai mai Zafireval!” gridò Raina prima di sputargli in faccia.
“No! Non uccidetela!” Una voce sola protestò, quella di Burva. “Taci, femmina!” venne rimbeccata. I resti sparsi del corpo di Raina furono trovati la mattina dopo davanti alle porte della reggia.

“Tua sorella ci ha messo nei guai, oggi” osservò Numa, mentre si lavava le mani aiutato dal suo servo Polka, “poteva farci scoprire”.
“Lo so, Eccellenza” rispose umilmente Tronkan, genuflesso sul pavimento, “ha un cuore pietoso.”
“La pietà non ci farà avere Zafireval.”
“Pare che non sia molto contenta di far parte degli Elfi Scuri” insinuò il servo.
Tronkan lo fulminò con lo sguardo “Polka, vai a ballare!”
“È vecchia, Tronkan” replicò l’altro impassibile.
“Se continua così, Burva sarà solo un problema e dovrai sbarazzartene”, sentenziò Numa.
“Oh, no, Eccellenza, ti supplico! L’ho cresciuta io, le ho fatto da padre e da madre da quando i nostri genitori sono morti!” balbettò Tronkan.
“Non hai fatto un buon lavoro!” lo schernì Polka, ricevendo in cambio un calcio.
“A meno che…” Numa rifletté, poi ordinò: “Convoca la ragazza, può darsi che ci sia utile.”

Numa ordinò a Burva e Tronkan di offrirsi come domestici reali, per infiltrarsi a palazzo, scoprire dove Firnen teneva nascosta Zafirenval e rubarla. Grazie alla presenza di altri Elfi Scuri nascosti a corte furono assunti in breve tempo. Ma mentre Tronkan rimaneva uno svogliato stalliere, Burva crebbe in stima e prestigio, fino a diventare dama di compagnia della Regina.
Dopo aver imparato a eludere la sorveglianza delle guardie, Tronkan si mise alla ricerca del nascondiglio, finalmente lo scoprì; comprese che per mettere le mani sulla Pietra doveva uccidere il principe. Rese Burva partecipe del suo piano, ma lei inorridì ed esclamò: “Ma non capisci che Zafireval non sarà mai del popolo? Numa ti sta usando, sta usando tutti noi, per i suoi scopi! Quando sarà il re continuerà a tenere nascosta la Pietra, e noi resteremo dei poveracci! Non ti lascerò fare del male a chi mi ha accolta e amata!” La furia accecò Tronkan, e quando tornò in sé si accorse che la sua sorellina era morta, trafitta una decina di volte dalla sua spada. Non poteva tornare indietro. Quella stessa notte si introdusse nella camera del principe. Nel buio distinse le figure di un uomo e di una donna che dormivano nel letto. Pugnalò al cuore Firnen e aprì la teca che conteneva Zafireval, la tenne in mano. Ma i poteri magici non tornarono. Prima che potesse fare alcunché venne arrestato dalle guardie. Grazie a lui venne scoperta la congiura, tutti gli altri Elfi Scuri vennero incarcerati e condannati a morte, compreso Numa.
Il giorno dell’esecuzione, l’ultima cosa che Tronkan vide fu Firnen seduto nel palco reale. Non aveva ucciso lui: Jakka il changeling era stato scambiato per l’ultima volta. Mentre il popolo degli Elfi assisteva con sollievo alla fine di un incubo, colei che veniva chiamata “la Strega” inseriva di nascosto attraverso un piccolo buco delle nuove braci di erbe officinali all’interno del sasso senza valore conosciuto come Zafireval. La pietra originale era andata perduta centinaia di anni prima, ma a Durenval lei era l’unica a saperlo.

Cristina


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