Rielabora quanto accaduto nell’evento di gioco tenendo fede alle linee guida del tuo personaggio e all’ambientazione proposta.

Non sarei mai dovuta uscire allo scoperto: c’è una ragione per cui le abilità di noi elfi sono tenute nascoste, e ora mi ritrovo ad essere in pericolo. Io, che non ho mai avuto altre pretese oltre ai confini del mio giardino, mi ritrovo ad affondare fino alle ginocchia nel fango di questi torbidi eventi. Ho sbagliato dal principio, non avrei mai dovuto accettare la richiesta di aiuto della regina – dio solo sa quanto quanto non sopporti dovermi affacciare nell’aldilà, quanto il gelo e l’oscurità crepuscolare dell’altro lato, troppo simili alla morte, rimangano ancorati alle ossa come terribili uncini. Certe volte mi domando se il mio potere non sia in realtà una maledizione, le conseguenze troppo terribili per essere convinti del contrario. Avevo giurato di non usarlo più, dopo l’ultima volta, e invece…

Dannazione a me e al mio senso del dovere, ma che altro avrei potuto fare? La foresta di Durenval e tutti i suoi abitanti sono in pericolo, e i reali brancolano nel buio. La situazione sta precipitando e il potere della pietra di Zafirenval non può cadere nelle mani sbagliate, o tutto sarà perduto.
Ho provato ad aspettare, a rimandare fino all’ultimo, ma dopo gli eventi di ieri non è più stato possibile. Dopo l’inspiegabile scomparsa di Raina e le accuse di complotto rivolte allo stesso principe Firnen, qualcuno doveva pur cominciare a far luce sulla vicenda.
Spero che davvero colui che possiede l’antidoto si faccia vivo al più presto… sempre che sia ancora vivo. 
L’angoscia dell’attesa mi lacera e ogni minuto che passa si fa sempre più probabile che sarò io la prossima vittima degli elfi scuri. Lo sapevo, lo sapevo, non avrei mai dovuto lasciare che mi coinvolgessero. In ogni caso, ormai è fatta, non posso più tirarmi indietro. Spero solo di poter vedere un’altra alba, le informazioni di questa notte potrebbero seriamente tornare utili a qualcuno.

Sprofondo nella seggiola all’angolo della stanza. Non ha senso lasciarsi andare al panico, ormai non posso più tornare indietro. Cerco di fare un po’ di ordine mentale, ripercorrere gli eventi della mattinata. Il dibattito di oggi è stato animato, tutti a lanciarsi accuse gli uni gli altri, la tensione sale esponenzialmente per ogni morte notturna, siamo tutti messi alle strette, ci accusiamo gli uni gli altri, ma d’altra parte è normale… Ciò che invece mi ha lasciata attonita è stato il comportamento di Burva, che si è offerta di sottoporsi volontariamente all’incanto di Zafirefal. E dopo ciò che ho scoperto sul suo conto non posso far altro che temere il peggio… per quale ragione uno degli elfi scuri, uno dei colpevoli, ha deciso di consegnarsi volontariamente? Deve esserci qualcosa sotto, qualcosa che non riesco ancora a comprendere… forse ci siamo avvicinati troppo al loro leader e hanno offerto Burva come capro espiatorio al suo posto? Sarebbero davvero così vili da offrire uno dei loro compagni in cambio della sopravvivenza del loro capo? O forse ha a che fare con l’accusa rivolta a suo fratello?

Il lato positivo è che i numeri degli elfi scuri continuano a diminuire, e questo sicuramente gioca a nostro favore. Nonostante ciò temo che non riuscirò ad arrivare indenne alla fine di questa vicenda, a rimandare quella morte che ormai fuggo da troppi anni. Però posso almeno tentare il possibile perché la regina e i gli altri elfi abbiamo qualche speranza di sopravvivenza. Con la mia morte che pende come la spada di Damocle sopra il mio capo, non mi rimane che pregare che almeno la memoria delle mie azioni rimanga vivida e rigogliosa, nei sussurri della foresta che mi ha vista crescere e mi ha accolta fra le sue braccia come il mormorio delle acque ha raccolto l’arte dell’elfo Nyo dopo la morte del suo compositore, e la fa risuonare per tutta Durenval, a conforto dei cuori angosciati dei sopravvissuti. 

Ma la melodia si squarcia, e un suono ben più cupo rintocca nella notte. Qualcuno è alla porta. 

Prendo un respiro profondo, raccolgo quel poco di coraggio che mi resta, e giro la chiave nella serratura. Chiunque sia venuto per me, mi troverà preparata.

Dall’altro lato c’è una figura solitaria, si aggira tra le ombre al margine del bosco, le dita dorate della lanterna accesa sfiorano appena il cappuccio che gli copre buona parte del volto. Senza dire una parola fa un mezzo passo verso di me, poi sembra ripensarci e ritirarsi nell’oscurità, dove rimane per lunghi, interminabili minuti, borbottando tra sé con un tono troppo basso perché il significato delle parole giunga alle mie orecchie. Aspetto, non so bene se la salvezza o la morte, con le mani strette sulla maniglia della porta e il corpo rigido. Infine sembra decidersi, si avvicina con due falcate decise e mi porge qualcosa riluttante, le dita contratte come se non volesse separarsene, poi con un gesto brusco mi afferra il braccio e lascia cadere sul mio palmo un’ampolla colma di un liquido denso.

Alzo lo sguardo, ma è già scomparso nella notte.

A quanto pare vedrò un’altra alba.

Helena


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