CORRIERE DELLA SERA, 6 MAGGIO 2021
Stamattina alle 7:30 è stato ritrovato un cadavere sul fondo del Naviglio. I sommozzatori si erano recati presso il Naviglio Grande per iniziare la bonifica dei detriti dell’incidente della scorsa settimana. Oltre ai resti del camion, che si era rovesciato all’interno del canale, si sono accorti della presenza di un corpo ormai cianotico incastrato sotto una roccia, appartenente a una donna sulla trentina, la cui identità ancora non è ancora stata confermata.

TRACCIA A
Sei l’assassino; leggendo l’articolo di giornale sorridi, ripensando a come si sono svolti veramente i fatti…

«Ah, ma allora lo avete ritrovato, lo stronzo? Incastrato in una roccia…peccato, speravo che il corpo venisse dilaniato dalle pantegane e dai pesci radioattivi in fondo al Naviglio. E dire che, nonostante tutto, sono anche stata clemente con lui, gli ho permesso pure di farsi la sua ultima scopata. Oddio, scopata… Poverino, si vedeva che faceva il possibile.
Mi ha rimorchiata in un bar.
Ciao bella, lo sai che hai due gambe da paura?
Che schifo, dai, ma come fai a pensare di rimorchiare con una frase del genere? Comunque la sindrome della crocerossina ha vinto ancora, quindi mi sono fatta offrire una birra, abbiamo preso due Corona e siamo andati via insieme. Siamo saliti sulla sua macchina e ci siamo appartati in una zona isolata lungo il Naviglio. Era talmente impegnato a palpeggiarmi che non si è nemmeno accorto che gli versavo del veleno per topi nella birra, povero imbecille. E poi niente, si è scolato la sua birra al sapore di topo, mi è venuto sopra e proprio quando stava arrivando al culmine del piacere…bam!, morto stecchito. Ahahaha, come si suol dire – coito interrotto.
E dire che ero partita con le migliori intenzioni!
Non volevo ucciderlo, cioè, volevo sì ucciderlo, altrimenti non sarei andata in giro con del veleno per topi nella borsetta, non vi pare?, però quel pezzo di merda poteva salvarsi. Gli sarebbe bastato fare un’unica cosa: guardarmi negli occhi. Lui mi osservava ma non ha mai guardato bene, perché se lo avesse fatto mi avrebbe riconosciuta. Avrebbe riconosciuto la ragazza di cui dieci anni prima aveva pubblicato il video mentre veniva violentata dal suo amichetto. Doveva solo guardare dentro ai miei fottutissimi occhi e riconoscere lo sguardo della persona a cui ha rovinato la vita. Invece non l’ha fatto, non mi ha riconosciuta. Così ho posto fine alla sua inutile esistenza.»
«Signora Crespi, lei è in arresto per l’omicidio di Giacomo Ottavi», disse il commissario Baldi, visibilmente scosso. Era abituato a interrogare assassini, sociopatici fuori di testa e altri vari tipi di feccia della natura, ma c’era qualcosa in quella donna che lo spaventava terribilmente.
La signora Crespi si alzò e, scortata da due agenti, si incamminò verso l’uscita.
«Solo un’ultima domanda», disse il Commissario riguardando la cartella piena di appunti. «Perché lui? Perché il ragazzo che ha pubblicato il video? Non è lui che l’ha violentata fisicamente.»
«I sommozzatori stavano tirando fuori dal Naviglio i resti di un camion, giusto?»
«Sì, perché me lo chiede?» rispose Baldi, osservandola attentamente.
«No, niente! A presto, commissario!» e, così dicendo, varcò la porta.
Baldi non poteva vederlo, ma mentre usciva, la donna stava sorridendo.

B.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *