CORRIERE DELLA SERA, 6 MAGGIO 2021
Stamattina alle 7:30 è stato ritrovato un cadavere sul fondo del Naviglio. I sommozzatori si erano recati presso il Naviglio Grande per iniziare la bonifica dei detriti dell’incidente della scorsa settimana. Oltre ai resti del camion, che si era rovesciato all’interno del canale, si sono accorti della presenza di un corpo ormai cianotico incastrato sotto una roccia, appartenente a una donna sulla trentina, la cui identità ancora non è ancora stata confermata.

TRACCIA B
Sei il detective e sei appena arrivato sul luogo del delitto per cercare qualche indizio che possa metterti sulla buona strada

Cari ascoltatori buongiorno, buongiorno. Sono le otto e ben tornati ad un nuovo appuntamento del…

‘Sarà destino non poter mai arrivare a sentire questa trasmissione, evidentemente.’
Non era la prima volta che mi ritrovavo a scendere dalla macchina pensandoci.
Uscii dalla macchina portando con me il thermos ormai tiepido e un bicchiere di carta. Non avevo avuto molto tempo per un risveglio tranquillo. Niente di insolito.

“Giusto il tempo di un macchiato al volo, signori!”
Mi introdussi al personale della scientifica con in mano la tazza di carta fumante. Non ero mai riuscito a presentarmi diversamente ai colleghi.
“Cosa mi sono perso?”
“La squadra sommozzatori è già in azione”, mi rispose un volto familiare.
“Alby. Sempre prossimo alla pensione?”
Iniziai ad agitare la tazza per mescolare meglio il latte.
“Problema che non riguarda i liberi professionisti…”
Ero ormai rinomato come gestore di bar ambulante.
“Il detective è per il tempo libero. Sempre che sia ben speso. Mi avete chiamato per la viabilità?”
Mi fece cenno di seguirlo. La riva era fangosa e i detriti intorno la rendevano ancor più simile a quei cortili abbandonati delle cascine, eletti a cianfrusagliferi monumenti della fatiscenza.
La noia mi pervadeva con un filo di sonno arretrato. Sorseggiavo il caffè in punta di labbra. Quando arrivammo ad una ventina di passi dall’acqua Alby si fermò di scatto, come se avesse pestato una mina.
Un lieve tremito tradì la sua spavalderia da uniforme.
“Eccoci” disse, esitante.
A pochi metri vidi delle punte scarlatte emergere da una linea di sterpi. Muovendomi in avanti notai finalmente che si trattava di scarpe: tacchi rossi che stonavano con l’ambiente circostante. Tacchi ancora calzati. Alcuni fiotti di sangue secco erano sparsi sull’erba intorno. Infine gli ultimi passi, resi faticosi dalla progressiva realizzazione, mi svelarono la scena completa.
Appena coperto da una roccia galleggiava un corpo. Doveva essere lì da almeno una decina di ore. Una donna vestita con una giacca e dei pantaloni. La faccia era ancora rivolta verso l’acqua.

“Avete toccato nulla?”
“N-no.”
“A che ora l’avete trovata?”
“Due ore fa.’”
‘Ecco perché l’urgenza’, pensai.
“Lasciami un momento qui, ti disp…”
Non riuscii ad avere una risposta se non dal passo veloce di Alby che tornava verso la strada. Non si era mai abituato a queste scene.

‘Le tracce delle ruote del camion costituiscono già una seccatura’, pensai. ‘Non vedo segni evidenti di contusione. Da dove viene il sangue?’.

Mi avvicinai al corpo chinandomi verso l’acqua. ‘Il corpo è troppo vicino alla riva. Chiunque l’abbia portata qui doveva essere di fretta. Ma perché un posto così aperto? Siamo vicini alla strada.”.

Come è facile però tralasciare, ad una prima occhiata, dei dettagli.
‘La borsetta, ma certo’.
La vidi emergere dall’ombra della roccia. Senza occhi indiscreti ho sempre lavorato meglio. Una volta presa bastò uno sguardo.
‘Abbiamo una giocatrice’. 
Un portafoglio da cui spuntavano diverse banconote inumidite.
Una calibro 38 special e tre colpi sparsi. Altri due nel fango emergevano a pochi centimetri.
‘A quando il sesto?’

L’acqua intorno si mosse verso il centro del fiume, accompagnata da un insolito vento freddo. Sospirando, seguii con lo sguardo il bordo dell’argine fangoso. 

Edoardo


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