Lo straordinario nel quotidiano: racconta un episodio di vita quotidiana, anche apparentemente insignificante, inserendo all’interno del testo il topos della conversazione.

Villa Verscov non era mai stata così splendida.
Gli imponenti gradini di marmo dell’ingresso erano stati lucidati per tre giorni di seguito e decorati con fresie e rose bianche odorose. I saloni erano stati ripuliti, le pesanti tende di broccato rosso aperte e i vetri lucidati a specchio.
Miss Carlisle aveva scrutato con occhio severo ogni angolo, ogni porta e ogni stanza affinché tutto fosse perfetto. I camerieri e i cuochi avevano lavorato instancabilmente sotto le sue direttive e ora che la grande serata era giunta, non pareva loro vero di poter finalmente tirare il fiato.
Non era così per Miss Carlisle.
Non aveva smesso un solo istante, quel giorno, di correre avanti e indietro riesaminando ogni dettaglio per l’ennesima volta. Spostava vasi affinché fossero disposti con precisione millimetrica, riposizionava il servizio d’argento, ora apriva e ora chiudeva quella o quell’altra finestra in modo che la luce della sera illuminasse questo o quel quadro. Nulla poteva essere lasciato al caso.
Quella era una notte speciale: la sua padroncina si sarebbe fidanzata ufficialmente con Lord Myrov, l’uomo più ricco e avvenente di tutta la contea. La dolce Charlotte contava su di lei per la perfetta riuscita della serata e Miss Carlisle non aveva alcuna intenzione di deluderla.
Quando oramai mancavano poco meno di venti minuti all’arrivo degli ospiti, Miss Carlisle si decise a salire dalla padroncina.

Charlotte Dudevall era seduta al suo tavolino da toeletta ed era più bella che mai. Il suo roseo viso di sedicenne era reso ancora più grazioso dallo splendore dei suoi limpidi occhi celesti. Indossava un lungo abito di raso azzurro e, dall’agitazione, stringeva convulsamente i guanti di seta bianchi.
Quando vide Miss Carlisle, sorrise.

“Mary, finalmente! Venite ad acconciarmi i capelli.”
“Subito, Miss Charlotte”, rispose la governante disponendo i nastri e prendendo tra le dita il primo ricciolo dorato.
“Sono così agitata! Oh, se poteste sentire il mio cuore come batte! Credo che mi schizzerà fuori dal petto! Oh, Mary… ditemi che sarà tutto perfetto, ve ne prego!”
“Miss, tranquillizzatevi, ho disposto ogni cosa e voi siete semplicemente radiosa, come potrebbe andar storto qualcosa?”
“Oh, Mary, se non ci foste voi sarei perduta! Rassicuratemi ancora, credete che Edmund… volevo dire, Lord Myrov, voglia davvero sposarmi? Che sia sincero nei suoi sentimenti? Oh, lui è così avvenente, potrebbe avere qualunque donna e invece vuole me! Come è possibile, Mary? Non sono certo più bella di Lady Helena o Mildred…”
“Voi possedete il dono più prezioso di tutti, Miss.”
“E quale sarebbe mai?”
La ragazza la fissava con occhi ardenti, quasi febbrili, il petto che le si alzava ed abbassava freneticamente.
Mary Carlisle le fece una carezza sulla gota. Per sedici anni aveva vegliato su quella fanciulla e l’aveva cresciuta. Tutto il suo affetto, tutto il suo amore e tutta la sua devozione erano per quella giovane.
La voce di Mary non ebbe esitazioni nella risposta.
“Un cuore gentile, forte e al tempo stesso tenero, generoso, e credetemi, non esiste al mondo tesoro più prezioso di questo.”
“E credete che Lord Myrov sia convinto della stessa cosa?”
“Senza ombra di dubbio, Miss.”
Charlotte le rivolse un sorriso radioso.

Terminata l’acconciatura, Charlotte Dudevall si alzò senza più ombra di paura nello sguardo. Mise i guanti, osservò per un istante la propria immagine nello specchio e si avviò verso la scala.
Poco prima di superare la porta si voltò, corse verso la governante e l’abbracciò stretta. A quel punto fu il cuore di Mary a rischiare di scoppiarle nel petto.

“Grazie” sussurrò Charlotte. 

Un attimo dopo si avviò lungo la scalinata, splendida come una regina.
Edmund Myrov la attendeva nel salone. Quando la vide, Mary poté scorgere la stessa incontenibile gioia che provava lei stessa ogni volta che il suo sguardo si posava sulla ragazza. Sentì, dentro il suo cuore, che quell’unione sarebbe stata benedetta.
Villa Verscov, quella sera, brillava della luce più sfolgorante che mai si fosse vista. 

Francesca


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