Diario di un’evasione

Giorno 1

Caro diario,
siamo in trappola. Gli UFO sono tra noi. Non sono gentili e coccolosi come tutti si aspettavano. Mangiano prevalentemente cani, gatti e umani.
Lo so perché avevo fatto uscire mia sorella con il cane e né cane né sorella sono mai tornati…
Quella del gatto è un’altra storia.

Siamo rintanati in cantina e andiamo avanti a mais e vino, ma tra qualche giorno sarà necessario uscire, per provare a fare provviste.
Spero che tutte quelle puntate di The Walking Dead mi servano a qualcosa…

Giorno 3

Caro diario,
ieri non ho scritto perché non è successo molto. Io e il mio amico Chin abbiamo progettato un piano d’azione per uscire a fare provviste. Credo usciremo domattina presto. Andrò io, anche se ho una leggera influenza…

Giorno 4
Caro diario,
ieri sono finalmente uscito, mais e vino cominciavano a essere un problema per il mio stomaco…

Come pianificato, sono uscito presto, la mattina, puntando direttamente al supermarket vicino a casa per accumulare provviste.
Inizialmente tutto era tranquillo, il paese deserto: tutti erano scappati o stati mangiati, il silenzio era assordante.
Poi un rombo, come un fulmine, a pochi metri da me.
Dopo i primi attimi di immobilità mi sono nascosto dietro una macchina e, tempo pochi secondi, ho visto, da lontano, una forma umanoide.
Tra le mani aveva un gatto, che si divincolava, producendo suoni acuti e striduli.
Ma il peggio è accaduto: un forte colpo di tosse secca…
La forma umanoide ha lanciato il gatto e ha preso molto velocemente la mia direzione: il gatto era solo l’antipasto…

In un battibaleno era davanti a me, ridicolo ma imponente, con gambe lunghissime, braccine minuscole e privo di collo. Non gli servivano lunghe braccia: gli è bastato muovere un dito e io ho iniziato ad essere trascinato verso di lui da una forza invisibile. Ero finito.

In quell’esatto momento mi è scappato un colpo di tosse.
Tutto il catarro è finito sulla faccia dell’umanoide che non ha fatto una piega ma, dopo qualche secondo, inaspettatamente, è stramazzato al suolo.

È stato in quel momento che ho capito che la mia semplice influenza poteva salvarci tutti.

Riccardo


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