Diario di un’evasione

E oggi cosa mi invento per evadere da questa quotidianità esasperante?
È solo una settimana che sono chiusa in questa stanza e comincia a sembrarmi tutto surreale.

Solo sette giorni fa la mia vita era completamente diversa: sveglia alle sette, doccia, trucco e di volata in ufficio. Lì mi aspettava Marina con un caffè fumante e la lista degli appuntamenti della giornata. Il caso Galvani! Non riusciamo a trovare un accordo. Il consorte non accetta l’ammontare dell’assegno di mantenimento e si ostina a pretendere la casa al mare. Ma ho un asso nella manica che intendo sfoderare molto presto: quella foto con quella ragazza al ristorante sembra piuttosto compromettente…
Dopo il lavoro, aperitivo in centro con i colleghi del caso Montedison. C’è quel dottor Laurenti che mi corteggia in modo molto accattivante. Comincia a incuriosirmi.
E poi di nuovo a casa, doccia, abitino sexy e taxi per la serata di gala all’Excelsior per la raccolta fondi per quell’ente benefico che si occupa di bambini malati di fibrosi cistica. Dovrò sopportare i convenevoli della baronessa Di Biasi e la sua vocetta stridula, ma in compenso conoscerò qualche nuovo possibile cliente: sono poche le coppie che non abbiano bisogno di un avvocato.
E poi forse la serata potrebbe concludersi in modo inaspettato: il dottor Laurenti è stato piuttosto esplicito…
Ecco, questa la mia giornata tipo solo fino a una settimana fa. E ora? 

Non ce la faccio più. Non posso uscire, non posso truccami (tanto, per andare dove?), non posso leggere – questo stato di stordimento non mi permette di concentrarmi – non posso vedere nessuno, mi è permesso soltanto di fare un giro in giardino. Sai che spasso! Non sono abituata a questa inerzia, a ritmi così rallentati, questa dilatazione del tempo mi costringe a pensieri inconsueti, si affacciano ricordi del passato che lasciano addosso un retrogusto amaro. 

Basta! Devo inventami qualcosa per uscire di qui. Al diavolo la sicurezza! A diavolo la cura! Io mi sento bene. Sono solo le medicine che mi danno sonnolenza e mi rintronano un po’, ma io sto bene e voglio tornare al mio lavoro, ai miei amici. Rivoglio la mia vita! 

Scrivere un diario dicono che faccia bene. Analizzi i tuoi pensieri e recuperi ricordi del passato che possono aiutati a capire meglio i tuoi disagi di adulta. Io ci provo ma non so se ho voglia di ricordare. Sono mai stata davvero felice? Certo la mia vita mi piace molto. Sono fiera della donna che sono diventata. Sono stata una brillante studentessa di giurisprudenza. Dopo la laurea ho trovato subito lavoro in uno studio di avvocati e nel giro di pochi anni ne sono diventata socia. Sono una bella donna, ho sempre avuto molti corteggiatori e sono sempre stata io a decidere quando iniziare e finire una relazione. 

Bellezza, successo, agiatezza economica, un bellissimo attico in centro città, amici, insomma tutto. E allora perché sono qui? 

Continuo io questo diario iniziato dalla signora Adele Laurenti.
Forse qualcuno dei suoi figli potrebbe trovare conforto in queste righe. Purtroppo la signora, ricoverata in questo manicomio da quarant’anni, si è tolta la vita questa mattina. Ci raccontava sempre di una vita immaginaria, forse quella che avrebbe voluto vivere. Era il suo modo per evadere da questa realtà così dolorosa. Ma in un momento di lucidità non ha sopportato oltre. L’ultimo pensiero è stato per i suoi figli.

Lorella


0 commenti

Lascia un commento

Avatar placeholder

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *