Diario di un’evasione

Giorno 1

Oggi è successa una cosa assurda. Ero al lavoro, come sempre, quel lavoro che non mi piace, che ho scelto solo per potermi pagare una casa (e magari anche la spesa, sai com’è). Non ci pago molto in più in effetti. Comunque, stavo dicendo che ero in quello stupido ufficio a fare le solite, stupide cose. Dio, e io che volevo fare l’archeologa… 

Ma sto divagando. 

Dicevo, che è successa una cosa assurda. Ero alla mia scrivania e mi chiama quel pezzo… ehm, mi chiama il mio capo. Chissà che rimostranza ha da farmi stavolta. Non me ne dovrebbe fregare niente. Questo non è il mio lavoro, chissenefrega se sbaglio. E invece no. Maledetto senso del dovere. Maledetto senso di colpa. In qualunque caso, vado nel suo ufficio. Mentre passo davanti agli altri uffici, la segretaria, il commerciale, il manager mi guardano… posano la cornetta e stanno lì come dei baccalà a guardarmi. Oh cavolo. ‘Sta volta l’ho combinata. Vabbè, ormai siamo qua. Respiro e entro nell’ufficio. Ma il capo non parla. È sbalordito. Attonito. Non dice una parola. Dopo qualche imbarazzante minuto, esordisce con: “Ah, non avevo capito fossimo in un locale notturno” e mi guarda le gambe. Non capisco. Guardo in basso. 

Mi sono dimenticata di mettere i pantaloni. Voglio morire. 

Giorno 2 

Oggi ho scoperto di essere incinta. Ma non è una cosa bella. Mi sono ritrovata improvvisamente grossa, gonfia, stanca, e ho scoperto di avere una vescica insopportabilmente piccola. Sono pesante. E brutta. 
Come è potuto succedere? 
No, non è quello che voglio. Non ora. Non così. 
Mi fa male tutto.
Come farò…

Giorno 3 

Non ci credo. Ma che periodo è mai questo? Tutte a me?
Pensavo potesse succedere solo nei film. 
“Io la maturità l’ho già fatta. Ho finito. Che storia è che avete perso i documenti?” grido al telefono.

Giorno 4 

Mi guardo intorno. È buio e c’è silenzio. Qualcuno vuole farmi del male. Non so chi è. Non so perché. Ma c’è…
Un rumore mi fa saltare. Non ci penso un attimo e corro. Passi dietro di me. 
Corro, corro, corro…

Giorno 5 

Sono ancora incinta, eh già. Ma ora è diverso. Non sono grassa e brutta. Sono uno schianto, ragazzi, uno schianto. Ho dei capelli bellissimi. Qualcosa sta crescendo, si sta trasformando e io aspetto, serena. 

Giorno 6

Oggi ero in stazione, aspettavo il solito treno per Milano Centrale delle 7.25. Beh, non è arrivato quel treno, ma uno con scritto Maldive. Va bene che con Trenord ci si può aspettare di tutto, ma francamente questo è davvero troppo. 
Vabbè, io ci sono salita uguale. 

Giorno 7

Sveglia. 

Niente avventure oggi, solo una nottata di sonno pesante. E riposante, finalmente. 

Intanto che inzuppo l’ennesima gocciola nel latte, sorrido ripensando alla settimana. È fin troppo facile: vergogna, cambiamento che fa paura, crollo delle poche certezze, angoscia, cambiamento che ora fa un po’ meno paura e… evasione. 

Ma è davvero troppo facile così. Chissà che ne dice il mio analista. 

Veronica


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