Diario di un’evasione

25/03/2055

Diario,
sono le 3 di notte del 126esimo Sol Marziano. La notte fa freddo, tanto freddo. Quando facevamo le esercitazioni di preparazione, nel bel mezzo dell’Antartide, ci avevano descritto tutte le sensazioni che avremmo potuto provare una volta partiti per la base spaziale marziana. Pur avendo passato cinque anni tra i ghiacci del Polo Sud ed aver superato a pieni voti i test, niente, e sottolineo niente, può essere paragonabile ad una notte marziana. 

Io e il mio gruppo di lavoro Mars09 siamo atterrati alla base poco meno di tre mesi fa e non so quanto tempo ancora dovrà passare prima di riuscire a dormire più di tre ore. 
Il refettorio rimane comunque la parte più calda, di notte, e quando ne ho l’opportunità cerco di fare a turni con gli altri novellini, nascondendomi nei posti più impensabili per recuperare le forze con una bella dormita.

S’è fatto tardi e le sentinelle pattugliano anche i dormitori. A presto.

29/03/2055

Diario,
le cose qui alla base non sono affatto come le avevano descritte al campus sulla Terra. Faccio parte di uno dei gruppi di ricerca scientifica e quello che sta al di fuori del mio laboratorio non dovrebbe interessarmi, ma è impossibile non badare alle sentinelle. Sono ovunque.
Sono organizzate in cinque turni, due durante il giorno e due di notte. Certo, per loro non ci sono problemi a gironzolare tra i corridoi dei padiglioni oppure a controllare il perimetro esterno: sono droidi.
E sono parecchi: nel padiglione di ricerca ce ne saranno almeno mille unità. 
Siamo all’interno della prima e unica base terrestre, posizionata alla base di un canyon eroso dalle tempeste di sabbia di un misero pianeta, lontano da qualsiasi forma di guerra (sia civile che epidemiologica): A COSA SERVIRANNO MIGLIAIA DI DROIDI ARMATI DALLA TESTA AI PIEDI?!
Poi uno non deve farsi domande.  

Sirena del secondo turno degli scienziati, il mio turno. Devo scappare.

04/05/2055

Diario,
questi due mesi sono stati un incubo.
Sono stata occupata nella pianificazione dell’evasione da questa prigione. Sì, perché è di questo che si tratta, e c’è di più: su questo pianeta non siamo gli unici. 

Maura


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