Racconta un appuntamento di San Valentino usando la seconda persona.
Il tuo interlocutore sarà Dio.

Ehi, mi senti?

Lo so, hai ragione.
Hai ragione, non ci sentiamo mai e quando lo faccio è solo ed esclusivamente per chiederti aiuto. O per lamentarmi. E questa sera probabilmente lo faccio per entrambi i motivi.
Però poi non dire che non lo faccio, se quando lo faccio non ti va bene, eh.

Insomma, oggi è il 13. Sì, di febbraio. E domani il 14, di febbraio di nuovo. E sai che giorno è? San Valentino, pensa te!
E sai che succede domani, vero? Ma certo che lo sai, che domanda del cazzo. 

Lui e lei che prendono la Panda, la parcheggiano e felici si dirigono al ristorante indiano.

Oppure lei e lui, sulla loro decapottabile, capelli al vento, trovano posto e, innamorati, se ne vanno a fare un aperitivo.

O ancora lui e lui, sulla Fiesta di lui. La lasciano sulle strisce blu e vanno a fare un giro mano nella mano. 

E poi c’è lei, che passa a prendere la sua lei, e per il loro primo San Valentino insieme decidono di andare a mangiare la pizza, con l’auto rigorosamente ben parcheggiata dentro le linee. 

E di me, domani sera, che ne sarà?

Di me, cha arrivo a casa incazzato 364 giorni l’anno, che ne sarà? 

Perché anch’io, Dio, mi merito un posto libero per parcheggiare l’auto.

Federico


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