Racconta un appuntamento di San Valentino usando la seconda persona.
Il tuo interlocutore sarà un bicchiere di vino.

Potresti essere migliore. Con un abito più bello. Ma almeno tu sei qui, a confortarmi e a cercare di farmi girare la testa. Chi ha bisogno del cioccolato quando ci sei tu a San Valentino?

San Valentino, la festa dei venditori di dolciumi (quindi dei dentisti), dei fiorai e delle puttane.
Oddio, non è che le altre feste che comprendono stare con altri esseri umani, una definizione molto discutibile, mi facciano impazzire. Anzi, sotto sotto, da quella single incallita, misantropa e asociale quale sono, le odio. Preferisco stare a casa mia, seduta sul divano con te. Tu lo sai, non mi giudichi, non mi condanni e ci sei sempre, per me.

E pensare che uno dei motivi per cui celebrare le feste comandate con altra gente mi provoca un immediato giro a 360 gradi della testa con getto di vomito verde è anche colpa tua. A Natale e a Pasqua, a casa del fratello di mio padre, tu non mancavi mai. Eri l’ospite d’onore che tutti dovevano venerare. Me compresa, per quanto bambina. Non ero abituata a te, puzzavi ed eri troppo frizzante, amaro. E poi, vedevo l’effetto che facevi sulle persone: le voci sempre più alte, i movimenti sempre più sguaiati, e le urla, gli insulti reciproci frutto di recriminazioni di cui non potevo avere idea, e infine quel coro greco delle parole di nove persone adulte contro di me, parole crudeli, che fanno male, che spezzano dentro. Ti odiavo. Non volevo avere niente a che fare con te. Non mi importava di passare per bacchettona o stronza: stavo benissimo anche senza conoscerti.

Poi, dopo tanti anni, per lavoro, in un albergo di lusso in cui tutto era così bello e il cibo così buono e io mi sentivo in un magnifico sogno, sicura di me e felice, ti sei fatto avanti e ti sei presentato per quello che sei davvero: frutto di una cultura antica, elegante, raffinato, esclusivo. Un ottimo commensale, l’anima della festa, che può incoraggiare le migliori conversazioni, tira fuori l’allegria, l’arguzia, le qualità che uno non sospetta nemmeno di avere. Certo, la mattina dopo puoi essere un gran bastardo: i mal di testa e le nausee che provochi tu non lo fa nessuno, a parte i superalcolici. Però ti sei fatto perdonare e adesso non ti respingo più per partito preso.

Così, eccoci a San Valentino. Tu ed io. Come a Capodanno, al compleanno e a pranzo, insieme a quel roast beef con cui stavi una meraviglia. Cosa farò stasera? Il programma prevede una maratona di cartoni Disney e film romantici della Hollywood anni’50. Seguirà una piccola crisi isterica di pianto disperato nel constatare che non ho quello che quelle pellicole promettono e in cui continuo a voler credere a dispetto dell’evidenza dei fatti.

Esiste il vero amore, quel sentimento che illumina la vita e la rende degna di essere vissuta? C’è spazio per tutto questo per me, e spegnere la mia sete d’affetto? (L’ho scritto davvero?! Abbiamo esagerato parecchio, tu ed io…!)

Mi sono ripetuta sempre che la realtà è scialba, mediocre, spietata, non si ottiene mai ciò che si desidera, che una persona vera non sarà mai il Principe Azzurro così figo e perfetto, provocherà solo delusioni e dispiaceri. Ma sai cosa ti dico, amico mio?

Primo: la finiamo qui perché mi fai sparare troppe cazzate.

Secondo: quanto detto sopra può essere vero, ma non è una realtà assoluta, e tenere chiusa la porta per paura di soffrire può impedire di assaporare tutto ciò che di bello e meraviglioso c’è nel mondo. Come te.

Oh, non mi ascolti più?! Ci credo: ti ho vuotato mezz’ora fa. Vado ad aprire un’altra bottiglia. E chissà, forse non oggi né domani, ma prima o poi ti berrò insieme a qualcuno che potrò chiamare la mia persona speciale.

Di sicuro, non a San Valentino.

Cristina


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