Durante il tè delle cinque, nella villa del signor White si inizia a sentire uno strano odore provenire dalla cucina…



Dunque ero lì, nella villa di Mr. White.

La vicina, Mrs. Collins, mi aveva detto che avrei riconosciuto la casa grazie agli alberi di mele nel giardino. Infatti erano lì, bellissimi, carichi di frutti maturi.
Avevo la tentazione di cogliere una mela per osservarla più da vicino ma uno strano odore mi trattenne. Metallico, ferroso, misto a qualcosa di dolciastro. Proveniva da una finestra lasciata socchiusa.
Mrs Collins aveva chiamato sostenendo di aver sentito strani rumori provenire dalla villa, eppure sembrava tutto in ordine. Ma quell’odore… forse la finestra socchiusa era quella della cucina, ma non potevo esserne certo. Avrei voluto avvicinarmi di più, per controllare, ma un cancello mi bloccava il passaggio, così decisi di bussare.
La porta si aprì cigolando non appena la toccai.
Sbirciai l’interno della casa, l’ampio salone, le scale che conducevano al piano superiore. Il pavimento era ricoperto da uno spesso tappeto color cremisi.
“Mr White?” 
“In salotto.” Una voce bassa, stentata, proveniente dal corridoio adiacente mi fece sobbalzare.
Mi avviai verso quella che supponevo essere la sala grande e trovai Mr White. Sedeva composto su un’ampia poltrona di velluto vermiglio. Era in veste da camera e stava sorseggiando un tè. 
Sul basso tavolino di fronte a lui vidi una cesta piena di mele, rosse e lucide. Lo strano odore che avevo percepito in giardino permeava il salotto, sembrava essersi depositato in modo permanente sui mobili, sui quadri e su Mr White stesso. 
Non mi guardava. I suoi occhi erano rivolti su un punto imprecisato del giardino all’esterno. Mi avvicinai.
“Mi dispiace importunarla ma Mrs Collins, la sua vicina, ha chiamato in commissariato. Sostiene di aver sentito strani rumori e…”
“Si sieda.” Obbedii. “Le dirò tutto”. Sembrava presente e al contempo lontanissimo. Mi fissò per un breve momento. Restai colpito dalle sue pupille, azzurre e glaciali, e dalla sua bocca, troppo grande per labbra troppo sottili. 
Si chinò verso il tavolino e prese un frutto tra le mani. Se lo rigirò tra le dita per qualche istante, assorto.

Ho sempre amato le mele. Il loro odore, il loro sapore, la consistenza sotto i denti. Amo la loro forma, il loro colore, le loro meravigliose varietà. Ha visto i meli del mio giardino? Stupendi, nevvero? Dopotutto è stata una mela per Eva, una per Biancaneve, una per Newton… e come biasimarli? È il frutto perfetto. Chi rifiuterebbe un morso? Posso incolpare il serpente per aver scelto questo frutto? O no, avrei fatto lo stesso anche io. Il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Ineccepibile. Nessun altro frutto è altrettanto elegante, nessun altro frutto ha questo odore irresistibile, è un richiamo primordiale, non crede?
La prima volta che l’ho vista, l’ho amata subito.
Le sue labbra, oh, le avesse viste, lo stesso colore delle mele Stark Delicious, le conosce? Dicono che la mela scelta per Biancaneve fosse una Stark Delicious. D’altronde, non avrebbe potuto essere altrimenti, quando è matura è così rossa da sembrare sangue, e così erano le sue labbra. Del resto del suo corpo quasi non mi importava. Ma le labbra, oh le labbra, erano sublimi…
L’ho avvicinata con una scusa. Le ho detto che il suo rossetto mi ricordava il mio frutto preferito. 
Lei ha riso. “Stark Delicious? Io preferisco chiamarlo rossetto Pink Lady, è più adatto, non trovi?”
Poteva essere più superbo di così? Tu che nominavi un’altra varietà del frutto perfetto. Eravamo più che affini, eravamo destinati. Saremmo stati felici per sempre: io, tu e le mele. Un disegno divino, impeccabile in ogni dettaglio, inevitabile.
Persino il tuo odore mi ricordava le mele. Tutto di te era prezioso come quel frutto. Amavo ogni cosa di te, ma le tue labbra sopra ogni cosa. Portavi sempre il tuo rossetto Pink Lady. Senza quel rossetto mi saresti stata estranea. Tu sembravi saperlo, e lo indossavi sempre… per me, perché sapevi quanto lo adoravo.
Ieri notte ci siamo amati per la prima volta, qui, in questa casa.
Sei arrivata portando un dolce. “Una torta di mele, per te”. Anche il tuo corpo sapeva di torta di mele. Ti sei addormentata con ancora sulle labbra il tuo meraviglioso rossetto. Il mio sguardo si beava di quella visione celestiale.
Al mio risveglio ero l’uomo più felice della terra.
Sono sceso a prepararti il caffè. Tu sei arrivata poco dopo e… orrore! Le tue labbra erano così pallide senza quel tocco di colore che ti rendeva così provocante, così divina, così… te stessa.
Ho mantenuto la calma. “Mia cara” ho chiesto, “e il tuo incantevole rossetto?”
“Oh, quello” hai sbuffato “L’ho finito e non intendo ricomprarlo. Mi ha stufata! Ne ho preso un altro, ora te lo mostro”.
Sei corsa in bagno. Io sono rimasto fermo, controllando il respiro, cercando di rimanere impassibile. Non amo le sorprese, ma per te mi sarei controllato, avrei accolto con gioia qualunque cosa.
Quando sei rientrata le tue labbra erano dipinte di rosso.
Non il rosso delle mie amate mele, ma un rosso volgare, osceno, con sfumature rosa e viola che lo rendevano ancora più indecente. Chi eri? Non riuscivo a riconoscerti.
“Ho scelto un rosso ciliegia, ti piace?” ti sei seduta ridendo. “Tra l’altro, non te l’ho mai detto: le ciliegie sono il mio frutto preferito!”
Tutto. Tutto avrei potuto accettare. Persino un giallo mela Renetta o un verde Granny Smith. Avrei accettato che mi lasciassi, che mi tradissi con uno sconosciuto, che partissi scomparendo per sempre, ma questo! Oh, commissario, questo era intollerabile! Le ciliegie?!
Se mi avessi strappato il cuore dal petto avrebbe fatto meno male! Sfacciate, presuntuose, arroganti, volgari ciliegie! Dio, che cosa infame da dire all’uomo che ami!”

Continuava a straparlare. Nel mentre, l’odore si faceva sempre più insopportabile. Sopraffatto dalla nausea, mi alzai per andare a controllare. Mr White mi afferrò per la manica.

“Lei capisce, vero commissario? Lo capisce che non potevo fare altrimenti? Se ne rende conto? Tutto avrei sopportato, tutto! Ma questo… Le ciliegie! Lei capisce, vero? Mi ha costretto! Sì, sì, lei capisce, tutti capirete. E direte che ho fatto bene! Ho fatto la cosa giusta! Capirete, lo dovrete capire!”
Lo guardai con ribrezzo, finalmente consapevole. Eppure posi lo stesso la domanda. “Dov’è la ragazza Mr White? Cosa le ha fatto?”
Ma lui non rispose. Si era nuovamente accasciato sulla poltrona, gli occhi rivolti verso il giardino.

Mi avviai verso la porta della cucina ma non ebbi bisogno di aprirla. Sangue usciva da sotto la porta. L’origine di dell’odore nauseabondo era là, appena dietro l’uscio. Non aprii la porta. Presi il telefono e chiamai la centrale.

Poco dopo, mentre i paramedici portavano via il corpo della giovane, osservai i colleghi occuparsi di Mr. White.
Persino quando gli misero le manette, il povero diavolo continuava a ripetere: “Le ciliegie! Lo capite? Le ciliegie!”

Francesca


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