Durante il tè delle cinque, nella villa del signor White si inizia a sentire uno strano odore provenire dalla cucina…

La Dama Nera camminò lungo il corridoio. I ritratti degli avi della nobile casata degli White la scrutavano e, complici le barocche cornici dorate, i loro occhi parevano scintillare nella penombra creata dalle lampade a olio.
In fondo al corridoio c’era la porta della cucina, ed era semiaperta. L’odore, che proveniva chiaramente da quella direzione, si intensificava a mano a mano che la Dama Nera avanzava silenziosamente.
Aveva colto l’occasione di allontanarsi dalla grande sala da ricevimento appena Mr. White l’aveva lasciata sola per recarsi in biblioteca, ma sapeva che sarebbe tornato presto da lei. Le riecheggiò in mente un monito di sua madre: “Non è mai prudente gironzolare per le case altrui; non si sa mai cosa si può trovare…” ed era vero che certi segreti di ricche e importanti famiglie, come i White, era meglio restassero tali.

La Dama Nera si fermò davanti alla porta della cucina; l’odore era pungente e sentì una scossa lungo la spina dorsale. Fece scivolare le sue dita bianche e affusolate sul legno scuro, per crearsi un varco maggiore e spiare meglio cosa vi fosse celato dietro.
I suoi occhi ambrati si posarono sul corpo nudo di una giovane donna appeso con dei ganci da macellaio al soffitto. Il fuoco caldo del camino le illuminava il volto, sul quale risaltavano le labbra livide e la candida sclera degli occhi che, sbarrati, quasi le uscivano dalle orbite. Uno squarcio la apriva in due e gli intestini erano riversi sul pavimento mescolati ai capelli biondi, che le erano stati tagliati, e a qualche residuo di sangue e altri organi.
L’odore pungente del sangue aveva impregnato l’intera stanza, ma ce n’era anche un altro. Era un odore di vecchio e ricordava la muffa delle soffitte umide in inverno. La Dama Nera si ricordò a chi appartenesse appena vide la vecchia cuoca, la stessa che l’aveva accolta e condotta da Mr. White, portare un grosso mastello colmo di sangue verso il bollitore del tè e, per non essere vista, richiuse la porta.

La Dama Nera aveva quasi esaurito il suo tempo. Ripercorse a ritroso la strada fino al salone con passo svelto, ignorando gli sguardi giudicanti dei ritratti, e sedutasi sulla poltrona sistemò l’ampia gonna nera in stile vittoriano. Era tornata appena in tempo per sollevare lo sguardo con naturalezza verso Mr. White che, tronfio, portava tra le mani un grosso volume. 
“Ecco qui: l’atto catastale della villa di campagna e il registro scritto dai miei antenati.”
Le sue mani delicate posarono il tutto sul tavolino d’ebano, accanto al vassoio del tè. “Siete ancora interessata alla compravendita?”
La Dama Nera si protrasse in avanti a esaminare i documenti.
“Una storia lunga, quella della Vostra famiglia!” disse sfogliando le pagine ingiallite “Si dice che nel Medioevo venissero sacrificate le vergini a Satana nelle cucine”, aggiunse piegando gli angoli della bocca in un sorriso perfido.
“Dicerie…” tentò di sminuire Mr. White con un sorriso imbarazzato. “Vi faccio fare un giro della casa?”
“Ho già visitato la casa” rispose la Dama Nera alzandosi in piedi. “La conosco talmente bene che so del passaggio segreto che dalla camera da letto padronale conduce alle miniere, attraverso una galleria stretta e buia.”
Mr. White, allarmato, sentì un brivido scuoterlo fin dentro le ossa. “Non è presente nemmeno sulle mappe catastali! Come fate Voi a…”
La Dama Nera colmò la distanza tra loro a una velocità sovrumana. Quello che seguì avvenne nel giro di un attimo: i canini di lei si avventarono sulla giugulare di Mr. White con precisione e lui fece appena in tempo a percepire qualcosa che gli ricordò vagamente il dolore. Mr. White sentì il sangue caldo zampillare e lo vide imbrattare la tappezzeria e gli arredi; immediatamente si portò una mano sul collo e indietreggiò, trovandosi con le spalle contro il camino.
“So queste cose perché questa è casa mia, brutto bastardo” disse la Dama Nera in un tono calmo, ma che nascondeva un sentimento d’odio recondito. “Il tuo sangue è rancido quasi quanto te!” lo canzonò. “Per tua informazione, il sangue di vergine invecchia la pelle e quella in cucina è stata la tua ultima vittima.”
Mr. White continuava a tenersi una mano sul collo e con l’altra cercava disperatamente di afferrare un ferro da camino per difendersi.
“Se ti consola, la cuoca si occuperà anche di te fra un attimo” aggiunse la Dama Nera sistemandosi nuovamente la gonna.
Mr. White barcollò in avanti e cadde riverso sul pavimento.
La Dama Nera si pulì il labbro inferiore con il pollice, prese la sua tazzina da tè fumante fra le mani e si sedette in poltrona.
“Finalmente, dopo duecento anni… casa, dolce casa!”
“Ne sei proprio sicura?” tuonò una voce maschile alle sue spalle.
Si udì il suono sordo di una freccia scoccata da una balestra.

Alice


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