Durante il tè delle cinque, nella villa del signor White si inizia a sentire uno strano odore provenire dalla cucina…

Glychyn Hall dava il meglio di sé con la luce dei pomeriggi autunnali: la pietra bianca che la rivestiva, le decorazioni neoclassiche e i vetri delle finestre scintillavano come un diamante. Il prato era della giusta tonalità di verde, gli alberi e le statue del giardino davano un’aria di maestosa nobiltà. Un solo elemento stonava in quel quadro: la figuretta vestita di nero, con un informe cappotto e un’orrida valigia, che stava davanti alla porta di servizio.
La figuretta bussò alla porta. Mrs Gold, la cuoca, andò ad aprire. Il fagotto nero era una ragazza, una delle orfanelle del vicino istituto di carità che venivano a servizio una volta cresciute abbastanza. Mrs Gold la fece entrare. Stava per illustrarle il suo alloggio e i suoi doveri quando dal salotto qualcuno chiese: “È la nuova ragazza, Gold?”
Era la voce del padrone, il potente Mr White. La cuoca confermò con deferenza.
“Falla venire qui, la signora e io vogliamo vederla”.

La ragazza venne condotta in salotto, un tripudio di mobili di buon gusto e tessuti preziosi, davanti al divano dove sedevano l’imponente Mr White e sua moglie Rossella. Mrs Gold le lanciò un’occhiata malevola, dato che doveva tornare in cucina e preparare il tè con torta da sola. Con un ampio gesto della mano, Mr White indicò alla ragazza uno sgabello davanti a loro. Lei obbedì e rimase con le mani in grembo, fissandolo a sua volta.
“Ha dei bellissimi occhi” osservò la signora Rossella, ed era l’osservazione più gentile che potesse fare.
“Ti chiami Vivian Merlin, vero?” chiese invece Mr White.
“Sì, signore” fu la sommessa risposta
“Quanti anni hai passato in orfanotrofio?”
“Tredici, signore”.
“E una pelle bianchissima!” commentò la signora Rossella con un po’ di invidia, ma quella era l’unica cosa che potesse invidiare a Vivian.
Mr White non si sentiva a suo agio. La nuova servetta aveva gelidi occhi viola che lo fissavano senza timore.
“Cosa ti hanno insegnato?”
Mentre Vivian parlava, uno strano odore si insinuò in quel salotto immacolato. Forse veniva dalla cucina: sembrava sangue rappreso, o carne marcia. Da abile soldato quale era stato, Mr White conosceva bene l’odore della morte.
Cercò di concentrarsi sulle labbra, rosse come un rubino, della nuova servetta, ancor più notevoli contro la pelle esangue. Anche la signora Rossella percepì l’odore, ma si limitò a commentare: “Ma quanto ci mette Gold con il pasticcio di carne?”
“Vedi, Merlin, il momento preferito della giornata mio e della signora White è l’ora del tè, e spetterà a te servircelo al meglio” spiegò Mr White.
“Sì, signore”. Ancora quell’odore, più forte. Gli occhi viola della ragazza lo fissavano. L’ametista è la pietra delle streghe. Mr White scacciò quel pensiero: Vivian portava un crocifisso di legno al collo. La signora Rossella si alzò, inquieta. “Vado a vedere cosa combina Gold” annunciò.
Unghie pulite. Capelli neri puliti. Un informe vestito che sapeva di iuta, vecchio e ingiustizie. Non era suo l’odore di carne marcia. Mr White si trovò a dover parlare alla ragazza del salario, della giornata libera e dei vestiti smessi, quando un urlo coprì la risposta di lei. Un urlo di Rossella. Mr White guardò verso la cucina, preoccupato.
“Incidenti con i fornelli. Può capitare.” osò tranquillizzarlo Vivian, con voce bassa e roca.

L’odore di marcio stagnava nel bel salotto. Il freddo era penetrato nelle ossa di Mr White a dispetto del caminetto acceso. Ma la ragazza teneva le mani in grembo. Non era più carne putrida, era zolfo. Acre e sgradevole. E Rossella non faceva ritorno. Di Mrs Gold nessuna traccia.
Mr White fece saltare a ritmo le mani sulle ginocchia per ingannare l’attesa, mentre Vivian continuava a tenerle in grembo, con la schiena rigida e i suoi occhi di fuoco.
“È meglio che vada a controllare anche lei, giudice White” propose la ragazza con la sua voce bassa e roca, che sembrava fatta per pronunciare incantesimi maligni. Zolfo. Zolfo da soffocare.
“Come sai che ero giudice?”
“E cacciatore di streghe, non è vero? Durante la Repubblica. Uno dei puritani più pii e zelanti d’Inghilterra, amico di Cromwell, nemico dei demoni. Vada in cucina a vedere che succede!”
“Che hai fatto a mia moglie?”
La nausea colpì Mr White.
“Solitudine per solitudine, giudice. Vada a controllare!”
Gli occhi gli lacrimavano e il respiro era sempre più affannoso. Non sapeva cosa fare.
“Non provi a reagire: ormai è vecchio, stanco e ha dimenticato come sconfiggere i poteri oscuri. Io invece sono giovane, forte e la mia magia è troppo potente per lei!”
Un sorriso soddisfatto illuminava sinistramente il volto di Vivian Merlin, ma Mr White non poté vederlo: l’aria, densa e sgradevole, lo fece alzare e lo trasportò nel corridoio che conduceva alla cucina.

Cristina


0 commenti

Lascia un commento

Avatar placeholder

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *