Costruisci un racconto di paura che contenga i seguenti elementi:
luogo – una strada di montagna innevata;
psicopatia dell’assassino – soffre di personalità multiple;
oggetto di scena – un crocifisso;
numero di morti – quattro.

La vecchia Panda verde del padre di Giulia iniziò a singhiozzare, proprio a pochi chilometri dal rifugio. Giulia l’aveva presa per la prima volta e, fresca di patente, si era lanciata sul sentiero di montagna che l’avrebbe portata al rifugio dello zio di Carlo.
Ma la serata era iniziata male: prima la neve, che in poco tempo aveva ricoperto tutto di bianco, e ora il motore che l’aveva ormai definitivamente abbandonata. Scese dall’auto stringendosi nel suo cappottino di lana cotta, cercando un po’ di calore, e si guardò intorno: non c’erano case, negozi, nessun passante, e il sole aveva iniziato la sua discesa. Il cellulare non prendeva e, sopraffatta dal panico, iniziò ad avanzare, insicura sul da farsi.

Dopo quasi un’ora, infreddolita e spaventata, vide una piccola chiesetta, dalla quale proveniva una nenia. Entrò per chiedere aiuto, o almeno una connessione internet per avvisare suo padre e il carro attrezzi.
La chiesetta era calda, piccola e buia. L’unica illuminazione era costituita da decine e decine di candele di ogni misura e fattura, disseminate ovunque: sotto alle immagini della Madonna sulle pareti, attorno al piccolo altare in pietra, in cerchio, sotto un grande crocifisso d’oro zecchino, che vibrava a mezz’aria, sorretto da fili che, nella penombra, sembravano invisibili e proiettavano ombre spaventose.
Un giovane prete stava recitando un rosario, in latino. Giulia lo aveva studiato per tre anni, ma lo aveva sempre odiato e non riconobbe neppure una parola.
Giulia pensò che fosse normale, in un posto così lontano dalla città come quello, che i giovani fossero scappati tutti e che i pochi vecchi rimasti non avessero altro da fare che votarsi a Dio in cerca di redenzione.
Si sedette accanto a una di queste donne che era inginocchiata da sola in ultima fila.
Mentre osservava con discrezione l’anziana al suo fianco riconobbe, nella nenia, la parola satana. Satana? Pensò di essersi sbagliata, ma i suoi sensi si fecero più acuti.
Il giovane prete sembrava così buono e rassicurante, con quel viso d’angelo, che si sentì sciocca. Aveva visto troppi film, pensò, e si convinse di essersi suggestionata. Si girò e riprese ad osservare l’anziana donna.
Aveva pochi capelli grigi che formavano scarni riccioli che le toccavano le orecchie, e un lungo naso aquilino che arrivava fino alla bocca. Vestiva pesantemente, con una lunga gonna in lana che sembrava uscita da un museo, bordeaux e blu.
La donna si accorse di essere osservata e serrò la bocca intenta a pregare.
All’improvviso tutti smisero di recitare il rosario, e nella piccola chiesa calò un silenzio assordante.
La donna si voltò, mostrando l’altra metà del volto: era privo di carne. La cavità dell’occhio era vuota e un’odore di morte e putrefazione colmò l’aria.
Giulia si alzò di scatto e corse verso il prete, gli si lanciò tra le braccia.
– Cosa succede?
La voce rassicurante e calda del novizio le diede il coraggio di parlare.
– Quella donna…
– Quale donna?
– Quella là, in fondo…
Giulia voltò lo sguardo: la donna non c’era più.
Nella chiesa non c’era più nessuno. Tutti i fedeli erano scomparsi.
C’era solo lei, tra le braccia del giovane prete.
– Io glielo giuro, c’erano delle persone lì!
– Lì dove?
Giulia alzò il dito tremante verso le poche panche in legno ormai vuote, l’odore delle carni putride ancora nei polmoni.
– Sei proprio sicura ci fossero persone?
La voce che le arrivò all’orecchio ora non era più calda e suadente, ma acuta, stridula, spaventosa.
Si girò a guardare gli occhi di chi ancora la stringeva, e vide la follia.
– Tu sei il demonio… – bisbigliò.

Una giovane donna entrò in una chiesa di montagna. Fuori nevicava e la sua auto si era improvvisamente fermata.
Un giovane prete stava recitando un rosario in latino e cinque fedeli ripetevano le sue strane parole.

Barbara Sharon Smorta


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