Trasforma un incubo di mutismo in un sogno a lieto fine, avendo cura di inserire nel racconto tre elementi imprescindibili della dimensione onirica: un assurdo, un paradosso spazio-temporale e la presenza di un personaggio improbabile e avulso dal contesto.

Adoro passeggiare nel bosco all’alba.
Adesso mi siedo ai piedi di una quercia con gli occhi chiusi ad assaporare il profumo dell’erba ancora umida di rugiada. Sono emozionata. Già pregusto il piacere di quello che mi aspetta tra poche ore: i preparativi per il ballo di stasera. Gli Elliott daranno un ricevimento in occasione dell’arrivo del capitano Kellynch. Ci saranno tutte le migliori famiglie del contado e io spero tanto di vedere Mr Benwick.
Cammino per il sentiero che mi riporta al cottage. Sono a piedi nudi. Sulle mie caviglie vedo svolazzare i volant di pizzo del mio bellissimo abito azzurro. E cos’è questo nastro di seta che mi scivola dai capelli? Mi incammino verso casa.
Ma perché non trovo più la strada? Non riconosco questi luoghi. Quello che vedo intorno a me non è il consueto paesaggio. Il bosco alle mie spalle è sparito!

Mi ritrovo in un paese di montagna: è il paesino dove andavo in villeggiatura da piccola. Quella dovrebbe essere la mia casa ma è vuota, non c’è nessuno. Che freddo che sento. Voglio tornare a casa ma non riesco ad orientarmi. Mi sono persa. Forse è meglio che chiami casa. Dov’è il telefono? Non lo trovo nella borsa. Ah, eccolo. Ce l’avevo in tasca. Chiamo Paolo. Ma perché non riesco a parlare? Non mi esce la voce. Oddio, che sta succedendo? Spalanco la bocca ma non esce alcun suono. Qualcuno mi aiuti! Adesso mi calmo, prendo un bel respiro e cerco di parlare. No! Non ci riesco. Non escono suoni dalla mia bocca.
Maledetto telefono, non serve a niente.
Comincio a correre, a perdifiato. Ho paura. Voglio andarmene da qui. Corro sempre più veloce. Non riconosco i luoghi e si sta facendo buio. Vedo tutto scuro e ho freddo. Provo a urlare, magari adesso ci riesco. Niente. Non posso gridare.
Sono caduta. Ho un ginocchio sanguinante e… sono in pigiama.
Ma non posso andare in giro così! Devo andare a casa a vestirmi. E se incontro qualcuno?
Ma chi sta arrivando? Mi sembra un bell’uomo, elegante. Porta gli stivali e tiene per le briglie un bellissimo cavallo dal pelo marrone lucido. Viene verso di me. Ma è Mr Darcy! Mi prende per mano, mi aiuta a salire sul suo cavallo. Mi sento impacciata. Sono in pigiama e non sono mai andata a cavallo.
Lui non parla ma si gira a guardarmi e mi sorride. Dio, quanto è bello. Mi sento molto serena. Lui si gira ancora a guardarmi. Ma la sua faccia è cambiata. Non è più lui. Non lo riconosco. I suoi lineamenti sono grossolani, rozzi. Voglio scendere da questo cavallo. Non voglio seguirlo. 
“Fammi scendere!”
Mi è tornata la voce! Per fortuna.
“Voglio scendere, ho detto!”
Mi guarda e sorride. Ma è bruttissimo.
Io voglio Mr Darcy. Per favore. Voglio ancora Mr Darcy. Voglio tornare nel bosco di prima col mio bell’abito azzurro e prepararmi per la festa. Non mi piace questa situazione e quel tipo mi dà sui nervi. Basta, non ne posso più. A questo punto preferisco svegliarmi! 

Lorella


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