Trasforma un incubo di mutismo in un sogno a lieto fine, avendo cura di inserire nel racconto tre elementi imprescindibili della dimensione onirica: un assurdo, un paradosso spazio-temporale e la presenza di un personaggio improbabile e avulso dal contesto.

Dalla tenebra cammino ad ampi
passi, ritrovando uno stentato
lume; sicuro il passo e senza inciampi
ripasso per un luogo, rabbrunato,
che prima l’occhio della mente scopre
familiare, ma pur inusitato.
Tutto intorno la tenebra ricopre
spessa sopra le mura ed i sottili
vetri, meno un angolo che s’apre
su d’un’ampia scala. Di giovanili
ricordi mi si accalca il cuore
coperti d’ombre e di profili.
Ma subito il coraggio muore
vedendoti scendere i gradini.
Vestita d’un lume ammaliatore
ti vedo avvicinare.
“Uguale e anche più bella
la tua figura appare!”
Così pensai di salutar quella
tua ombra. Ma non uscì alcun fiato
tant’era il buio nelle mie cervella.
E allor ormai vicina sussurrasti:
“Non ora…ne parlerai più avanti”.
E un’ampia volta aprica rivelasti.

Edoardo



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