Guarda quel tenue riflesso. Lì
sta sdoppiando una faccia.
Guarda tra il pruno e il cipresso,
dove la luna s’affaccia. 
Fisso disegna il confine
tra il cereo e l’ombre vicine,
un raggio che lento scaccia
il buio che tutto abbraccia. 

Guarda, mentre passa adagio
il tremito che ti incalza.
Guarda come il naufragio
esce dall’onda che s’alza.
Piano quell’occhio spento si apre
fuso con quello che ha intorno.
Scopre quel vago contorno
e quel che ancor non si apre. 

Guarda l’immagine fine
che al buio era distorta.
Guarda come splende il crine,
dove la sera era morta.
Brilla ora, come un mantello
marino, di oro e perline
e si perde questo confine
tra la mia rotta e il battello.

Edoardo Petrella


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