Dopo un party ti ritrovi strafatto di allucinogeni, ma non sai come tornare a casa. Scrivi un messaggio a qualcuno per farti venire a prendere.

Ohi, so strafatoìtoì. Nonm trivo il mod prr tornare a casa. Ma adesso ci provov. Buonanotte

Merda, non mi vanno le mani, non riesco a scrivere un cazzo.

“Bè, che pretendi? Non ti vanno le gambe ma pensavi di aver mantenuto la lucidità per scrivere un messaggio di senso compiuto?”
“Oi, altro me, sono lucido, non mi vedi?”
“Stai parlando da solo nella tua testa, non sei poi tanto lucido.”
“Ma se io sono io e io sono te e tu cioè io mi fai notare che non sono lucido significa che sono abbastanza lucido per notare di non esserlo.”
“Sei un drogato, ecco cosa sei.”
“So’ ragazzi…”
“Non citare De Sica.”
“Non dirmi cosa fare.”
“Devi tornare a casa o congelerai, qui fuori.”
“Non sento freddo, io. L’importante è aver avvisato che va tutto bene.”
“Ti sembra un messaggio incoraggiante, quello che hai mandato?”
“Abbastanza, dici di no?”
“Dai, cazzo, se dici che sei talmente fatto da non trovare la strada di casa, in una città che non conosci, non è che rassicuri nessuno! Anzi…”
“Ma poi ho detto che ci avrei provato, a tornare a casa.”
“Grazie al cazzo. Siamo già passati davanti a questo negozio.”
“Ma vedi, è che tutto sembra stano, quasi irreale. Sai uno di quei videogiochi in cui quando muori riparti dall’ultimo salvataggio? Ecco, io ho salvato davanti al bazar afroasiatico. Mi sembrava un bel posto dove salvare.”
“Non puoi guardare su Google?”
“NoN pUoI gUaRdArE sU gOoGle?”
“Non scimmiottarmi, sono l’unico qui che sa quello che sta facendo.”
“Comunque era da un po’ che non parlavamo, io e te, come stai? Cosa stai facendo in ‘sto periodo?”
“Sei serio?”
“Sì, non ti vedevo più dalla festa a casa di Richi, abbiamo passato tutta la notte a parlare. Stavi un po’ depressino tu, eh? Hai risolto poi?”
“Boh, dimmelo tu, sei tu Io, io sono solo un mero Es, nascosto sotto la tua faccia da cazzo. Io sono solo quello che la mattina ti dice di svegliarti, quello che ti fa venire voglia di pizza ogni due giorni e quello che ti spinge a fare qualcosa della tua vita secondo regole che possono sembrare sconnesse ma in realtà non mi sbatto troppo, alla fine sono tutti schemi preimpostati, poi sei tu quello che decide.”
“Quindi è colpa tua se arrivo sempre tardi al lavoro, se sono sovrappeso e se vado a delle feste dove poi mi annoio e mi drogo? Non mi sembra che tu stia facendo un bel lavoro.”
“Senti, testa di cazzo, io ci provo a fare le cose con un minimo di logica, poi siete tu e quell’altro coglione che decidete.”
“L’altro chi, scusa?”
“Quello lassù.”
“Cazzo, perché vola? Cioè vuoi dirmi che siamo sempre stati tre ed è solo che non ho mai guardato verso l’alto per tutto questo tempo?”
“Sì. Quello si fa i cazzi.”
“Sì, ma vola!”
“Si crede figo.”
“Oi, merda là in alto, non è che vedi casa?”

Io sono già a casa.

“Ma che cazzo vuol dire, sei qui con noi, ti vedo, non fare il figo e dicci dove devo andare.”

Io sono già dove tu vuoi essere.

“Non ce la caviamo più così.”
“Senti, chiamiamo un taxi?”
“Non hai soldi, li hai spesi per il cartone.”
“Assurdo, eh, quante scelte sbagliate che prendi.”
“Ti odio, lo sai, è colpa tua se facciamo schifo.”
“Ma se io sono io e io sono te, è anche colpa tua. Scacco matto, genio.”
“Senti, ma non ce l’hai una carta di credito?”
“Me l’hanno rubata.”
“Certo.”
“Leggi un po’ in che via stiamo, partiamo da un punto certo.”
“Siamo al bazar afroasiatico…”
“Ancora?”
“Certo, poi sono io quello non lucido.”
“Ci provo io, dammi il telefono che cerco la via di casa.”
“Tieni.”
“Ecco fatto.”
“Quindi?”
“Quindi ho sistemato tutto.”
“Ovvero?”
“Le ho scritto che siamo arrivati a casa e che andiamo a letto, così non si preoccupa.”
“Sei una merda, perché lo hai fatto? Se adesso mi stuprano o mi rubano un rene e lo vendono al bazar afroasiatico, come glielo spieghiamo?”
“Non è quello che facciamo sempre? Cercare di non far preoccupare le persone anche se siamo nella merda?”
“Quindi è colpa tua se faccio ‘sta cosa?”
“No, è colpa di quello là in alto.”

È colpa tua, scemo.

“Senti, non insultarmi, tu, che non sei di aiuto a nessuno.”

Non lo avete ancora notato vero?

“Sentiamo, cosa avremmo dovuto notare?”
“Sta bluffando, lascialo stare.”

Siete seduti davanti al portone di casa da mezz’ora, cretini.

“Senti quante cazzate che dice questo, oh…”
“Ehm, zio, mi sa che ha ragione lui stavolta.”
“Lo dici solo perché vola.”
“No, guarda, scemo, quella è la tua bici.”
“Mi hanno inculato il sellino?”
“Evidentemente.”
“Perfetto…”
“Che facciamo, entriamo?”
“Ho freddo, dai.”
“Ma se mi metto a letto poi non ti vedo più e non ho voglia di rischiare l’ibernazione ancora per poterti vedere, non mi hai detto neanche come stai.”
“Dai, coglione, tanto settimana prossima vedi Carlo e vi drogate sicuramente.”
“Ok, hai ragione.”

shono a casha, ntote

“Gliel’ho scritto io tre minuti fa.”
“L’ho fatto anche io, e allora?”
“Tanto ormai…”
“Tanto…”
“Notte!”
“Notte!”

Scemi.

Alberto


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