Dopo un party ti ritrovi strafatto di allucinogeni, ma non sai come tornare a casa. Scrivi un messaggio a qualcuno per farti venire a prendere.

Ehi Matteo, perdona l’ora. So che ti sembrerà una richiesta strana, ma non so più dove sono finito. Devi venirmi a prendere! Qualche ora fa sono uscito dalla festa di Gloria, una serata davvero incredibile. C’era anche Sofia, solo che verso le due è arrivato un amico di Gloria e ha portato dei funghetti presi due giorni fa ad Amsterdam. Uscito dalla festa non mi ricordavo più il percorso che avevo fatto per raggiungerla.
Per fortuna che camminando a caso per le vie, ho trovato un tipo sdraiato in un fosso. Aveva un fucile nella mano destra e una foto in bianco nero nell’altra. Menomale che l’ho riconosciuto subito: era Remarque. Lo sapevo che la laurea in Lettere sarebbe servita un giorno! Gli ho chiesto dove mi trovavo esattamente e quale via dovessi prendere per casa mia. Lui mi ha indicato la strada e poi mi ha suggerito di camminare basso basso per non essere colpito dai soldati francesi. Soldati francesi! Ma si può essere più matti? Soldati francesi a Cesano Maderno!
Comunque ho camminato per una decina di minuti quando sono giunto ad un bivio. Per fortuna che un rumore su un albero ha attirato il mio sguardo. C’era un uomo, su quell’albero. Gli ho chiesto cosa ci facesse arrampicato sulla pianta di notte con sto freddo e lui mi ha risposto che stava scrivendo il seguito di un suo celebre libro. Di colpo l’ho riconosciuto. In ogni caso non lo leggerò, quel libro, sono sempre stato del Team Visconte Dimezzato. Comunque Calvino mi ha indicato la strada e così ho proseguito.
Ancora una volta un bivio. D’un tratto, da dietro una casa è sbucato un anziano signore. Ho chiesto a lui la direzione e il vecchio, con accento siciliano, mi ha attaccato un pippone su chi è l’uomo, sulla maschera che ognuno usa nella sua vita quotidiana, che lui è contemporaneamente solo, nessuno e centomila. Insomma, non ne potevo più. Era un fiume in piena. Dopo dieci minuti mi ha indicato la sinistra e così ho ripreso la strada. Dopo una decina di minuti trovo questo signore vecchissimo che indossava degli occhiali da sole e che teneva sempre una mano appoggiata ai muri delle case, con l’intento, credevo io, di reggersi in piedi tanto era vecchio. Ho chiesto quindi di Via Pasubio e lui subito mi ha invitato a seguirlo. Il suo volto mi diceva qualcosa, ma non mi veniva proprio il suo nome. Dopo mezz’ora di cammino ero più confuso che altro ed ero sicuro di non essere mai stato in quella zona del paese. D’un tratto mi è venuto in mente! Pensa che deficiente, avevo seguito per mezz’ora quel cieco di Omero e ora chissà dov’ero finito.
Così ho deciso di scrivere a te perché francamente sono sfinito e vorrei al più presto arrivare alla mia Itaca.

Andrea


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