Dopo un party ti ritrovi strafatto di allucinogeni, ma non sai come tornare a casa. Scrivi un messaggio a qualcuno per farti venire a prendere.

No, minchia, ma proprio adesso? Le luci stroboscopiche si spengono, la musica s’interrompe proprio mentre stavo per spiccare il volo a ritmo, vengo urtata da tutte le parti. La pasticca colorata accompagnata da caipiroska che ho appena ingollato si insinua nei miei sensi. Avevo il bicchiere in mano, dov’è finito, non c’è più, il flusso di gente mi trascina all’uscita. Qualcuno urla, perché? Sto camminando storta, tutta piegata su un fianco, almeno mi sento così. Dei grossi nani da giardino ammanettano i festaioli e li portano via, no, sono coccodrilli vestiti da poliziotti, c’è anche Samba, ciao Samba! Il venditore di bamba più simpatico di Milano sei tu! Ha la faccia incazzata, ma se ti ho pagato 20 euro cosa ti lamenti?

Che cazzo sta succedendo? Fa freddo. Divertimento finito. È meglio tornare a casa. Ma non so più dove sono e che strada devo fare dov’è il biglietto della metro pensa, cogliona, pensa! Cerco di ravanare nella tasca dei pantaloni ma ho le braccia pesanti e affondano in un fango viscido e vuoto la borda dov’è la mia borsa l’ho persa porca puttana cazzo ho perso la borsa cazzo ah no sta attaccata al braccio sinistro devo solo sedermi nell’erba del parco e aspettare che passi ma non sono al parco vago per la Darsena se continuo così finisco in acqua e annego anche se so nuotare chiamo un taxi e chi se lo ricorda il numero ma dove sono gli altri? Spariti. Che amici di merda. Fattoni di merda! Otti. Otti mi riporta a casa lei ha appena finito il turno e ha le chiavi non mi fa il culo se mi trova così una brava coinquilina la Otti spero non scopra che mi sono fumata una delle sue canne e messa il suo reggiseno quello bello con il pizzo e il tanga abbinato riprenditi testa d’arcobaleno su tira fuori il cellulare dalla borsa e chiama la Otti no meglio un messaggio che sta ancora guidando non riesco davanti a me c’è l’aurora boreale più bella del mondo la zip è fatta di spine aia cazzo mi sono tagliata con le chiavi no questo è il burrocacao mi sto scheggiando lo smalto questo no questo è il portafogli ah ecco il biglietto della metro quanto è grosso sto coso mi rompe la borsa e ne escono coriandoli accendo il cellulare le mie mani sembrano grossi rami d’albero dalle punte adunche dove tengo wats ap Otti che bella foto profilo scrivi come faccio la tastiera la tastiera è grossi pezzi di cioccolato gianduiotti ho fame mi scappa la pipì dai è facile C di casa o c di crac o c di canna – muoviti cogliona – I di isola, A di amore e preservaboh, O di orso o O di orgasmo – sì vabbè ciao – O di nuovo, T di tetto – ho detto tetto!!! – T, I, M di mare anche se preferisco la montagna, I, V di vino – divino! Aahaha – I, E di elefante – sì eccolo, è là – N di nave, I, A, P di pace – pace e amore! – R di ramarro – che fighi i serpenti – E, N, D di dado, E, R, E ciao Otti mi vieni a prendere sì ci sta invia è il tasto destro ma dove cazzo è e inviati stronzo! Inviare ho inviato aspetto che arrivi tanto è qui vicino mi sento di gelatina incorporea, poi piena di carne, sangue, muscoli mentre sublimi visioni attraversano i miei occhi ecco quel figlio di puttana di Sòlor (sarebbe Solòr ma sono gusti) vestito da sposino indù che si fa di hashish e va nel regno delle ombre dove vede ballerine vestite di bianco una ginocchiata nelle palle gli darei io altro che ballare con lui ma perché guardo tanti balletti classici su youtube eh lo so io perché ho bisogno di altra ecstasy ecco la mia casa in montagna non com’è adesso com’era quando ero piccola me ne devo andare perché le persone che aspetto lì non sono più lì e non torneranno mai più le stanze il pavimento di legno le vetrate colorate una si stacca mi viene davanti parla è un lampione è una croce che mi prende a sberle e mi chiama con la voce di Otti mi solleva di peso. “Chi sei?” continuo a gridare ma non risponde. Buio. Sono a casa, sul divano. Mi sento come se avessi vomitato dappertutto e sporcata le mutande in tutti i modi, tutto è appannato e incerto. Solo Otti mi sta davanti. Mi porge una tazza di caffè in silenzio carico di disapprovazione. Appena riesco ad articolare dei suoni di senso compiuto le chiedo: “Ti ho scritto un messaggio, l’hai letto?” Mi mostra la schermata di WhatsApp, ho scritto solo ////////////////////////////////////////////////// e poi ho inviato un messaggio vocale in cui elogiavo il cioccolato Lindt e cantavo la sigla di Pollon.  “Il weekend prossimo stai a casa e impari a usare WhatsApp come Dio comanda”, ordina. Mi sembra giusto.

Cristina


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *