Racconta con focalizzazione interna e narratore in prima persona di quella volta in cui ti sei resə conto che stavi sbagliando e di come sei riuscitə a ridare il giusto corso alla tua vita.

Camminare lungo il lago, ogni anno è il mio rito.
L’autunno scandisce i miei passi, lenti e pesanti.
Le foglie sotto i piedi, rumore sordo alla mia solitudine.
Continuo a guardare l’acqua, così attraente e lucida. La gente intorno corre, parla piano.
Seduta sulla solita panchina di pietra rifiuto la mia immagine sbiadita, non mi vedo.
Mi sono rotta, in mille pezzettini, divorata dal mio stesso sangue, mentre il freddo inizia a pungere.
Non riesco ad alzarmi, ma il buio mi incalza, e spaccata come un vaso cerco di immaginare i miei passi, come quelli di un bambino che cammina per la prima volta.
All’improvviso ai miei occhi è apparso il cielo, che avevo quasi dimenticato, il cielo che tutto avvolge e perdona.
Mi alzo e penso, che esser donna è mestiere difficile. Quando sbagli, quando tradisci te stessa, recuperare ogni frammento, onorarsi diventa quasi impossibile.
Mi riconosco in ogni dettaglio, in ogni decisione, e in tutto il dolore. Ho sempre assaggiato tutto, fino ad annientare la scintilla.
La scintilla che cova sotto la cenere, come un’anima, non può diventare nulla.
E così son bastate quattro stelle, e le lucciole del lago, e dentro un urlo di gioia ha frantumato ogni paura. Finalmente le lacrime e il perdono.
Ora cammino.

Eleonora


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