Il tuo migliore amico sta per presentarti, finalmente, la sua nuova ragazza, di cui ti ha tanto parlato; non appena incroci il suo sguardo la riconosci: è stata la fidanzata di una tua cara amica… Descrivi l’incontro usando la tecnica del flusso di coscienza.

“Cazzo, cazzo, cazzo”.
Galoppando giù dalle scale mentre cercava di non rompersi l’osso del collo infilava il portone di corsa – “merda!” – e per pochissimo non finiva addosso a quel tipo ingiacchettato che per tutta risposta le elencò le virtù (presunte) di quella povera donna di sua madre.
Che poi non era uguale uguale al docente di Diritto?
“Mi sa che era il fratello”, lo guardò un attimo, lanciandosi poi nell’R4 prima che chiudesse le porte per piazza Borsa. “Sia benedetto il traffico di piazza Borsa, serve a qualcosa pure lui”, cercava di rifiatare e asciugarsi il sudore. Infilandosi gli auricolari, lanciò la Discover Weekly shuffle e mise il volume a palla che poi era uno schifo, c’era sempre la peggior merda di persone sui mezzi e li odiava con tutta se stessa.
Era in ritardo, cazzo se era in ritardo, ma perché diavolo non era in grado di uscire soltanto cinque minuti prima? Sarebbe stato sufficiente staccarsi da Instagram mentre si preparava invece no, quel cazzo di feed che poi è una cosa completamente inutile, lo sapeva bene, non riusciva a smettere di scrollarlo.
Ma almeno non stare sul cesso trenta minuti a ridere di meme del cazzo, almeno quello! Piazza Dante, ecco… traffico, traffico merda, bloccati. Non ce la farà mai… Smise di rimproverarsi e pensò che, comunque, Davide non era certo puntuale.
“Puntuale un cazzo, non l’ho mai visto arrivare ad un appuntamento con meno di un quarto d’ora di ritardo, ora gli scriv- merda”. Merda, sì, le aveva scritto lui “Ros, do’ cazzo stai? Stiamo qui da 15 minuti, Maria inizia a spazientirsi” e sotto “Sempre figure di merda mi fai fare…”
Oh, ma che minchia vuoi, mai stato puntuale, ora trovi la figa e vuoi fare il saccente? Ma ha ragione cazzo, se ha ragione…
Comunque ci siamo, sfilava infatti avanti il Tribunale dei Minori… arrivati.
Mi butto giù alla fermata, attraverso in volata… venticinque minuti di ritardo… accettabile no? Accettabile…

Completamente sudata, stravolta, ombretto e mascara parzialmente compromessi, come testimoniato dalla fin troppo onesta camera anteriore dell’SE, eccola al tavolo del bar pronta per l’aperitivo di presentazione. Ma dove sono? Dove cazzo sono? Sporgendosi infine lo vide. Davide era con una, erano loro. Lei biondissima, sguardo perfetto, un po’ altero. Ma come cazzo ha fatto, e capito Da’! Oh, la stronzetta già mi guarda male… stai calma, calma. Andrete d’accordo.
“Ciaoooooo” urlò a mezza voce avvicinandosi rapidamente a loro mentre con un segno faceva capire al cameriere di non muoversi. “Scusate, scusate, l’autobus maledetto si è bloccato in mezzo la strada, venti minuti ferm-“
“Dai, Ros, lascia perdere. Ti presento Maria. Maria, Rosa”. Maria le ricambiò il saluto con un sorriso dai denti bianchissimi e una mano affusolata e delicata. A confronto Maria aveva la mano di un camionista, la ritrasse velocemente fregandosi le dita tozze.
“Veramente un piacere conoscerti, Rosa, Davide mi ha raccontato tanto di te.”
“Ah sì? E che ti ha detto?” sorrise sorniona. Si conoscevano da una vita, tipo quattordic’anni, medie, superiori, uni, tutte assieme. Solo ora le strade si erano un po’ divise ma si sentivano ancora quasi tutti i giorni. Era come un fratello veramente, non tanto per dire.
“Ma che devo aver detto, parlavamo di scuola, le superiori, ne facevamo di casini…”
Improvvisamente, mentre guardava compiaciuta la conquista di Davide… qualcosa non quadra.
“Ma io ti conosco?” No, no… o sì?
“Cosa, scusami? No, non credo… non t’ho mai vista…” replicò Maria.
L’impressione però era forte. Era forte davvero… cazzo dove? Alla festa di Marta? No. A Lettere?
“Facevi Psicologia anche tu?”
“No, no, Economia e Commercio.”
“Woah, tosta, eh?”
“Eh sì, mi mancano ancora tre esami…”
Ma dove allora? Era amica di Tommaso? O una sua conquista? Si era scopata Tommaso!? No, aspetta, no… dove…
“Ehi Ros, ci sei? Sei connessa?”
“Cosa? Che?”
“A che pensi? Maria t’ha chiesto come va’ in ufficio! Volevo saperlo anche io! Come procede lo stage? Ti stanno sfruttando, immagino.”
“Snì… pensavo peggio, cioè almeno mi spiegano, un po’ di formazione, non come a Danie-“
OH CAZZO! Ora ricordava.
“Cosa? Perché ti sei bloccata? Tutto ok? Che cosa è successo a Daniela?”
“No, no, niente… sai, la sfruttano, un sacco di ore…”
“Scusate, ordino un altro caffè… dov’è il cameriere…”
“Un altro?”
Oh cazzo, quella stava con Danielaaaa!!! Le aveva viste insieme solo una volta ma… forse erano solo amiche molte intime? Ma no, le aveva messo la lingua in bocca, abbastanza inequivocabile… Forse era una fase? Forse era ubriaca? O fatta? Del resto zona Orientale è normale… Eppure no, no! Qualcuno… qualcuno le aveva detto che quella “era la nuova tipa di Dani…”
“Tesoro, scusa, approfitto, vado anche al bagno…”
“Ok, Davide, ti aspettiamo.”
Silenzio, cercava di non guardarla.
“Ehi…”
“Sì?”, rispose con voce stridula e per niente indifferente.
“Tu conoscevi Daniela, vero? Siete amiche. Mi ricordo di te, ci siamo viste quella sera che tornavamo dal Palasound.”
Silenzio. Che doveva fare? Negare, a che serviva?
“Scusa ma… non ti piacevano le donne?”
“Sono bisessuale.”
“Ah.”
“Davide lo sa?”
“Non ancora, ma non mi sembra rilevante… tu pensi di sì?”
“No, no…” imbarazzata chinò il capo.
Non era rilevante? Forse no, ma per Davide sì… o no? Doveva dirglielo lei, se lei non intendeva farlo? E se a lui non importava? E se invece gli importava? Le girava quasi la testa.
“Prima o poi gliene parlerò sicuramente ma… tranquilla. Se amo una persona, la amo totalmente. Se lui poi questo non è in grado di capirlo, beh…” la vide scrollare le spalle “…problema suo.”
“Eccomi! Di che parlavano le mie girls?”
“Non siamo tue, tesoro mio…” disse lei, accarezzandogli la barba.
“Sì, sì, scusa, è un modo di dire!” ride.
“Lo so, lo so…”
Era confusa, non sapeva come reagire. Aveva ragione, non era rilevante, che importanza aveva l’orientamento di quella ragazza? E poi non erano mica cazzi loro? A lei che importava? Non è che l’aveva visto limonare con uno, no? O una? Mica si vedeva ancora con Daniela.
“Pare che effettivamente io e Rosa ci conosciamo, me ne sono ricordata” disse lei, voce bassa ma decisa.
“Sì? Pensavo stesse impazzendo… e come? Questa città è molto più piccola di quello che si crede…”
“Poi ti racconto, è una storia piuttosto lunga…”
“Ah… ok… niente di cui devo preoccuparmi vero?” Risata nervosa. Cazzo, logico fosse nervoso. Era tesissima, l’atmosfera.
“No, niente di cui dovresti preoccuparti” lei lo baciò a stampo sulle labbra.
Ma sì, non è niente di cui preoccuparsi. Chiariranno. Chiariranno.
Il caffè era arrivato, si era anche raffreddato. Dopo che lei aveva bevuto, silenziosamente, decisero di andare, tutti d’accordo. Davide probabilmente voleva parlare subito e lei pure era ansiosa di schiodare. Solo Maria pareva tranquilla. Davide pagò e si avviarono verso la fermata. Ma sì, sistemeranno… forse. E comunque, nel caso, “Ci penso io a farlo ragionare. Ma hai visto che pietra?”
Si salutarono. Loro due sotto il braccio stavano veramente bene insieme. Subito presero a parlare fitto.

L’R4 per il ritorno era di lì a venti minuti…  ma sì, andrà bene. Mica sclera e si fa lasciare. No, dai, è presissimo. E comunque sarebbe da coglioni veramente. Non c’è nulla di male, anzi, è una sua scelta di vita… se davvero fa il coglione, c’avrebbe pensato pure lei a farlo ragionare… e comunque era maturato, dai… dai… cioè…
Finalmente arrivò l’R4. Salì, mise su “Più ascoltati del 2021.”
Comunque gli scrivo stasera, che, dopo aver fatto la cazzata sta sempre male, il coglione…

Vincenzo


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