Il tuo migliore amico sta per presentarti, finalmente, la sua nuova ragazza, di cui ti ha tanto parlato; non appena incroci il suo sguardo la riconosci: è stata la fidanzata di una tua cara amica… Descrivi l’incontro usando la tecnica del flusso di coscienza.

Le mani stringono la tazza. L’aroma del cacao mi rilassa e si sposa alla perfezione con il sorriso di Mattia.
Il primo ragazzo che abbia mai mostrato quanto essermi amico fosse prezioso, nonostante mi avesse fatto saltare un dente aprendomi un ombrello in faccia da bambini, mi avesse fatta cadere dalle scale e mi avesse lanciato un sasso, regalandomi una cicatrice sopra il sopracciglio sinistro.
Erano amiche le nostre nonne prima che lo fossimo noi. Loro due avevano preso ad andare in vacanza insieme a Loano e ci trascinavano con loro quando i nostri genitori lavoravano. Ci siamo sempre stati l’una per l’altro e, sebbene le nostre strade si fossero separate più volte dopo le scuole elementari, ci siamo sempre riuniti.
Non ho mai parlato con lui delle mie relazioni, un po’ perché ho sempre creduto ne sarebbe stato geloso, visto che lui non riusciva mai a mettersi con nessuna per via del suo lavoro da cuoco.
A dieci anni mi ricordo che ci siamo fatti la classica infantile promessa se non troviamo nessuno, da grandi ci sposiamo noi, e invece per fortuna, perché lui ed io siamo come il Diavolo e l’Acqua Santa, si è trovato qualcuna, mentre io mi godo la mia indipendenza, che si chiama anche solitudine nei miei momenti di burnout.
Com’è che ha detto quando ci siamo seduti? Ah, già! Lei è speciale! Comincio a essere gelosa… Le ragazze fanno quasi tutte fatica a comprendere l’amicizia uomo-donna, questa avrà un po’ di sale in zucca o sarò davanti all’ennesimo caso di pazza psicopatica che pensa che le voglio portare via il ragazzo? Mattia è entusiasta e morde un pasticcino, ma con delicatezza… Da bambino se lo sarebbe direttamente cacciato in gola per intero. Sto per farglielo notare, quando lo vedo che si sistema gli occhiali.
Mi giro verso l’ingresso e vedo una ragazza che conosco. L’ho vista alla festa di laurea di Marika, che poi era anche la sua festa di laurea, visto che erano compagne di corso, amiche e fidanzate. Penso sia qui per puro caso, mentre vedo che si sistema il caschetto biondo e si sfila i guanti di lana, ma comincio a scuotere la testa quando vedo Mattia alzarsi ed emozionarsi come un bambino quando lei si avvicina.
Oddio! Oddio! Oddio!
Faccia di pietra! Concentrati, non tradire le emozioni! Lo sai che se non lo dici tu lo dice la tua faccia! Controllo! Tieni il controllo! Obbliga il cricetino a girare nel senso giusto sulla ruota! Puoi farcela! Devi evitare di…
“Alice, lei è…”
“Ciao, Alessia!”
Che cazzo ho appena detto? Ma com’è che non so stare zitta?!
La vedo in imbarazzo… Mattia mi guarda sbalordito.
“Ah, vi conoscete già?” la sua voce trema, la mia credo sia salita di almeno venti ottave, visto che tutti mi stanno fissando e ho interrotto la quiete del locale.
Ora, da questa situazione di merda come me ne esco? Pensa, rifletti! Trova una soluzione nel più breve tempo possibile.
Scenario A: racconti la verità, perdi il tuo amico di una vita (forse per un breve periodo perché poi ti ringrazierà).
Scenario B: fingi di stare male e scappi dal locale; lasci a Mattia il conto da pagare e sparisci completamente dalla sua vita perché non puoi rovinargli la sua tanto agognata felicità.
“Come sta Marika?” mi chiede Alessia quasi sottovoce.
Eh? Che sta succedendo? Perché mi chiede di Marika adesso?
“Chi è Marika?” si informa Mattia con un sorriso.
Alessia trema. Io rimango rigida come un palo e mi sento le gambe pesanti. Sprofondo quasi nel divanetto e sento la nausea salire. La testa si svuota e mi sembra di sentire in lontananza il rumore di un modem 56k che non riesce a prendere la linea. Come sempre le mie capacità di pensare e parlare mi hanno mollata nel momento di maggior bisogno. Apro e chiudo la bocca ritmicamente, come un pesce che prova a respirare fuori dall’acqua, e davanti ai miei occhi cala un velo opaco, come nebbia in Val Padana.
“Era la mia ragazza…”
A quella confessione di Alessia sento come uno schianto di folgori e una scarica che mi attraversa dal capo fino alla punta dei piedi. Ritorno in me giusto per acchiappare la sedia e metterla sotto il sedere di Mattia che si sta lasciando andare come una pera cotta. Ora è il suo sguardo a essere perso; Alessia ha gli occhi gonfi di lacrime e io ho una specie di botta di adrenalina in corpo che vorrei poter controllare per riportare ordine nelle cose. Non ci riesco. Ho perso il controllo. Questa situazione è troppo irreale! Troppe cose da mandar giù tutte insieme! Sto male di nuovo! Mi gira la testa e ho di nuovo il respiro corto. Credo che tra non molto potrei svenire…
Buio! Sento in lontananza il suono di un’ambulanza…
“Non muoverti! Hai picchiato la testa contro lo spigolo di metallo del tavolino e perdi sangue!” mi sussurra una voce femminile.
Di bene in meglio! Quantomeno mi sono levata da questa situazione orrenda.

Chissà perché quando si tratta di Mattia io finisco sempre per farmi male fisicamente…

Alice 


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