Scrivi una storia d’amore che abbia come protagonista la tua passione atipica.

Porca troia, ma quanto era affollato il 9? Sono le 8:30 di sabato mattina e sembra che tutto il mondo voglia andare sui Navigli, spero non dove sono diretta io, mi prenderebbero i pezzi migliori, mi devo sbrigare! Allora, vediamo: trolley da viaggio intercontinentale? C’è. Sacchetti sterili non di plastica ma di tessuto? Ci sono. Guanti chirurgici per toccare tutto quello che si vuole? Eccoli, in pacco da dieci. Posso andare.

Il canale dei Navigli si snoda sotto ai miei occhi, contro alle balaustre si notano, come funghi porcini ben nascosti sotto i larici, le bancarelle del mercato dell’antiquariato. Un mondo che sto per conquistare. Cammino lentamente, assaporando il legno tarlato dei mobili, il luccichio della bigiotteria, i vestiti di fogge fuori moda appesi alle grucce. Sfioro lentamente il velluto di una poltroncina, mi trovo ad immaginare come doveva apparire il salotto dove dev’essere stata posizionata per tanti anni, sprofondo in un sogno vintage ad occhi aperti da cui mi risveglia solo Il meglio di Nino D’Angelo sparato dalle casse di un venditore di cd. Ecco, diamo un’occhiata anche qui. Un oceano di DVD, VHS, musicassette e cd, tutti rigorosamente preistorici e tarocchi al 50%, sostiene le copertine dei dischi di Mina sorridente e dalla chioma cotonata e dei Ricchi e Poveri in mise sgargianti. Comprerei tutto! E qua cosa c’è? Pellicce di cincillà del Caucaso ormai estinto, abiti da sposa di Frankenstein di pizzo di Murano (l’ultimo grido della stagione estate-primavera 1983), gonne-pantaloni pratici come un mazzetto di spilli nel culo. Mi lascio attraversare dal profumo di muffa emanata da questi reperti di un tempo che non c’è più, e da quello, più lontano ma persistente, proveniente dal brucia-incensi di un venditore di bonghi tutto legale IVA inclusa. E qui? O mio Dio, oddio del Paradiso, svengo, le gambe non mi reggono: Barbie!!! Piccoli idoli dell’infanzia, sorridono ai passanti. Questa ce l’avevo, adoravo il vestito, così elegante e sofisticato, i capelli biondi, gli occhi azzurri, questa è Mulan, tutta articolata, Tanya sciatrice con tutti gli accessori, Anastasia povera e nuda, e… nooo! Questa è l’Esmeralda del Gobbo di Notre Dame Disney uscita per promuovere il film! Devo averla! Quanto costa, per favore? 15 euro? Conto i soldi, e per 50 centesimi in monete da cinque faccio l’affare. Il sole mi accarezza il volto e la vita mi sembra gradevole come un giardino di rose. Mi soffermo sui poster di rockstar mummificate ma care al mio cuore e ne prendo due, sulle insegne in legno di marchi dal fascino irresistibile, contratto lungamente per due scatole decorate. La situazione è in stallo, né io né la venditrice vogliamo cedere. Nervi saldi, non mostrarti troppo interessata. L’adrenalina mi circola nel sangue come LSD, fatico a respirare. Alla fine la venditrice mi viene incontro e mi fa lo sconto di ben due euro. Ho concluso un buon affare.

Lo sguardo mi cade su una bancarella di campanelli in ferro, cedo alla tentazione di sollevarne uno e sentire il suo tintinnio. Starà benissimo sul mio comodino. Un’altra bancarella di DVD propone una perla tra le perle: l’edizione 1975 dello Schiaccianoci della Scala con la Fracci e Nureyev, o perlomeno le loro controfigure impacciate. Questo riscalderà le mie notti solitarie, sento già il Valzer dei fiocchi di neve con le ballerine in costume fighissimo e luccicoso. Un arcobaleno si riflette sull’asfalto del marciapiede. E lo vedo. Il lampadario con gocce di cristallo di Boemia più puro, più elegante, più sublime mai fabbricato nel XIX secolo. Mi invita ad avvicinarmi, ad ammirarne la perfezione, a prostrarmi alla sua luminosità. Sostituirò la lampada IKEA del soggiorno con questo capolavoro, non importa il prezzo. Il venditore lo avvolge nell’ovatta e, finalmente, è mio. Faccio fatica a chiudere il trolley, e questo è il triste segnale che mi impone di finire con le compere, lasciare questo parco giochi per adulti per tornare a casa. Sabato prossimo devo portare una valigia più grande.

Mio padre non ha un’aria felice nel vedermi tornare a casa con i miei tesori, raggiante e soddisfatta. Quando gli mostro il sublime lampadario storta la bocca: “Ne abbiamo uno uguale in cantina, sono difficilissimi da pulire”. Crede di avermi scoraggiata, convinta a desistere per sempre. Non capisce che l’amore che provo per questi oggetti vecchi e di pessimo gusto non si può distruggere né cancellare. Rispondo: “E allora? Avremo la coppia, sarà super elegante!”

Cristina


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