Descrivi il DISGUSTO di un personaggio nei confronti di una o più SECREZIONI UMANE; presta attenzione a mostrare il disgusto senza mai dirlo apertamente.

Ieri, al locale, l’ho rivisto.
Sapevo che si ricordava di me, considerato il tenore della conversazione che abbiamo avuto la prima ed unica volta che ci siamo incrociati.
Lui al banco a far discorsi ai miei amici, con uno splendore negli occhi e un alone sulla maglietta, tutti gli altri in silenzio.
Io avevo finito il mio giro di saluti e, curiosa, mi ero seduta sullo sgabello vuoto lì a fianco, a sentirlo parlare.

“Ti dico la verità, stiamo facendo grandi lavori per comunità, stiamo crescendo sempre più”, ascoltavo in silenzio. “Perché comunque gli italiani vanno aiutati”.
Beh, certo.
“Poi ogni volta che diciamo in giro che siamo skinhead, la gente pensa male”.

Dennis mi guardava da attraverso il tavolo, e deve aver visto esattamente il momento preciso in cui il mio cervello ubriaco era riuscito ad elaborare il discorso. Era scoppiato a ridere.
Bisogna sapere che la nonna mi raccontava sempre della guerra, poi ha smesso ed ha iniziato a chiamarmi Rossa. E tutti a quel tavolo lo sapevano, tranne Max.
Non si può negare la comicità della cosa.
Girando a centottanta gradi sullo sgabello, mi sono alzata e ho fatto per andarmene. Tra le risa generali, sono stata trattenuta.
Il fascistello ha deciso di fare il simpatico, pensando che perché sono femmina, e minuta, non sarei tornata indietro a tirargli un cartone in nome della patria.
Da questi presupposti, è partito il suo lungo discorso di reclutamento tra le file nere. Sono molto fiera di me, per quella volta, perché sono riuscita a spiegargli educatamente perché la sua gente non dovrebbe esistere, nonostante i litri di tequila che avevo in corpo.
Max non se l’aspettava di trovar dibattito, dopo un’ora di discorso ad un pubblico di quattro, silente e annoiato.
Ma d’altronde, se le tue argomentazioni sono “il fascismo è amore” e pensi che sia abbastanza a convincermi, ne hai di strada da fare.
A fine serata io ero più socialista di Orwell e lui verdognolo di nausea.

Ma ieri, ieri era tra amici.
Dennis, per far casino, ha detto ad alta voce “lui te lo ricordi?” e io, girandomi, non ho più potuto fare finta di non ricordarmi di lui.
“Beh, certo”.
Tanto per cambiare anche ieri ero ubriaca.
“Ehi, anche lei è camerata!” ha detto Max al suo amico, ridendo.
“Ah, sì? Heil Hitler!” con un gran sorriso, e si era avvicinato.
“No, guarda,” la mia voce esprimeva tutto il raccapriccio che sentivo addosso, “sto dall’altra parte dello spettro, amico.”
È impressionante come d’improvviso, da zero a cento, una persona può dire la cosa sbagliata e farmi arrabbiare.
“Sei proprio carina, sai”.
Un altro passo.
“Nah-ah, amico, fai un bel passo indietro.”
“Che c’è, puzzo?”

Sapeva di alcol in maniera prepotente, si vedeva. E il sudore ne impregnava la maglia, ma a sua discolpa, faceva parecchio caldo ieri, e la natura non è clemente con tutti. Poi io non sento gli odori, quindi non vale. Era il puzzo di fascista che proprio non mi andava giù, e quello basta aver giudizio, per riconoscerlo. Gradualmente, mi era venuto da pensare all’odore di piscio sotto il ponte del Castello.

Per esempio una volta, Rabbit aveva bevuto così tanto assenzio che quasi vomitava anche le costole. Tutti del gruppo se n’erano scappati pieni d’orrore perché l’odore di disperazione che emanava la scena era ripugnante. Ero rimasta solo io, a raccogliere le quattro ossa che gli restavano.
E, a parlar di ossa, per forza devo ricordare le smorfie e la pelle d’oca di quella volta che con Gary abbiamo trovato un cadavere nel bosco. Avevo letto che è difficile cancellarsi l’odore di un morto dalla testa, una volta che l’hai sentito. E Gary era diventato bianco bianco, e si teneva lo stomaco.
Alla fine le persone possono puzzare davvero, che io lo senta o no, e non è sempre colpa loro.

“Beh? Non dici niente?”
Non lo aveva fatto, il passo indietro.
Dennis guardava la scena, pronto ad alzarsi.

“Puzzi di Camicia Nera”.

Il tizio ha riso e se n’è tornato al tavolo, ma sinceramente non c’è puzzo peggiore che una persona può avere addosso, perché il fascismo te lo scegli.

Anna


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